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Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

L’attore è stato ospite al Cinema Arena Gabbiano di Senigallia, sold out in tutte le sale, per incontrare il pubblico marchigiano dopo la proiezione del film “Paternal Leave”

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

 La serata del 28 luglio ha trasformato il Cinema Arena Gabbiano di Senigallia in uno snodo nevralgico della cinematografia d’autore contemporanea, accogliendo Luca Marinelli per un appuntamento segnato da un’affluenza straordinaria di pubblico.

L’evento nasce da una sinergia culturale a largo raggio sul territorio marchigiano: prima di raggiungere l’Arena Gabbiano, l’attore romano è stato infatti protagonista a Fano all’interno della cornice del festival CineFortunae, creando un ponte ideale tra le due comunità di cinefili.

Per far fronte alla richiesta vertiginosa di biglietti e all’inesorabile sold out registrato dall’arena all’aperto, a Senigallia la direzione del cinema ha predisposto un’apertura straordinaria della sala al chiuso. Questa doppia programmazione ha consentito a centinaia di appassionati di assistere alla proiezione di Paternal Leave — opera prima alla regia di Alissa Jung, moglie dello stesso Marinelli — nell’attesa che l’attore si concedesse a un intenso e generoso dibattito incrociato

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

L’incontro con il pubblico del Gabbiano

L’atmosfera si è scaldata subito dopo i crediti finali della pellicola, quando Marinelli si è prestato a un doppio momento di confronto, prima al chiuso e poi sotto il cielo stellato dell’arena gremita. Nel corso dell’incontro, condotto da Laura Mandolini ma arricchito dalle domande del pubblico in sala e dalle osservazioni acute della Giuria dei Giovani – che aveva premiato Paternal Leave come Miglior Film –, l’attore ha ripercorso la genesi intima e professionale di questo lavoro, rivelando come il progetto sia nato letteralmente tra le mura domestiche.

A tal proposito, Marinelli ha ricordato l’emozione di aver seguito l’opera fin dai suoi primi passi: “È stato molto bello e per me davvero interessante vedere questo progetto partire dal momento zero fino all’ultima stesura e al girato; non mi era mai successo, in genere i copioni mi arrivano già pronti, ma questa volta è stato diverso perché è accaduto proprio in casa, essendone mia moglie Alissa la regista. Ho scoperto tantissimi aspetti in merito alla nascita di un film che non avevo mai avuto la possibilità di sperimentare prima”.

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

L’attore ha ammesso con un certo umorismo l’iniziale apprensione nel leggere le bozze scritte dalla moglie, temendo che potessero non piacergli, lasciando poi spazio a un entusiasmo immediato: “Questo nervosismo è durato poco, è passato dopo le primissime pagine, perché ho subito capito che la storia era bellissima e che era raccontata in una maniera per me impressionante, quindi io il film l’ho sposato immediatamente!”.

Rispondendo a chi gli chiedeva quanto fosse stato complesso lavorare con Alissa, ha sottolineato la forza emotiva di quell’esperienza sul set: “Essere diretti da una bravissima regista, che soprattutto mi conosceva così bene da un punto di vista sia umano che professionale, è stato un plus, qualcosa di unico e al contempo anche difficoltoso, perché non avevo possibilità di nascondermi da nessuna parte. Però devo dire che sono molto contento; quando guardo il film sono veramente felice di averlo fatto”. 

Il dialogo con i ragazzi della giuria ha toccato le corde più intime del rapporto intergenerazionale e del ruolo genitoriale, un tema centrale nella costruzione del personaggio di Paolo. Riflettendo su ciò che questa interpretazione gli ha lasciato, Marinelli ha spiegato: “L’avevo imparato anche prima stando accanto ad Alissa e vedendo che tipo di genitore è, molto speciale secondo me, ma il film me l’ha confermato: è fondamentale che i bambini e poi gli adolescenti vengano ascoltati. Non bisogna mai imporsi come genitori, penso che sia la cosa più sbagliata in assoluto perché l’idea di avere ragione solo in quanto adulti non ha nessun fondamento”.

Invitato a commentare la fragilità dei protagonisti rappresentata nel racconto, Marinelli ha evidenziato quanto i giovani spettatori empatizzino con la narrazione proprio per la sua mancanza di filtri: “Penso che sia fondamentale il fatto di far vedere quanto siano imperfetti gli adulti. Profondamente imperfetti. Forse questo colpisce le nuove generazioni”.

Sollecitato, invece, su aspetti più personali, come il tatuaggio che recita la frase “essere o malessere”, ha condiviso il suo dilemma esistenziale: “Nel mio caso rappresenta il crocevia tra essere sé stessi, vivere una propria vita o scegliere il malessere, quindi farsi schiavo del peso dei problemi esistenziali. Questo è un po’ anche il mio dilemma personale: mi piacerebbe scegliere sempre di essere, ma a volte non è facile”.   

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

Nel corso della serata partecipata e molto vivace, piena di picchi di ironia, non sono mancate digressioni sul senso di responsabilità etica dell’artista di fronte all’opinione pubblica. Marinelli non si è sottratto al tema dell’esposizione mediatica, affermando con decisione: “Se voglio dire qualcosa quando mi arriva un microfono davanti, penso che sia doveroso dirla; non perché io sia una persona importante, ma perché faccio parte di un Paese, e di un pianeta, che secondo me deve difendere la possibilità di esprimersi e di comunicare”.

Ha poi affrontato il tema del giudizio verso i personaggi complessi o moralmente discutibili che talvolta si trova a interpretare: “È il fondamento di questo mestiere, non puoi giudicare il personaggio che interpreti. Se io, ad esempio, avessi avuto un giudizio netto e negativo su Paolo a causa delle sue mancanze e dei suoi errori, nulla sarebbe risultato interessante, né per me né per il pubblico”.

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

L’attore si è soffermato anche sulle sue radici marchigiane, rivelando un legame di sangue che lo unisce al territorio: “Per un ottavo sono marchigiano, il mio bisnonno era di Cagli. Quando frequento queste zone è per me sempre emozionante perché risentito la loro parlata e ricordo con nostalgia anche quanto il mio bisnonno fosse buffo nei suoi accessi di rabbia, in dialetto marchigiano”.

Questa connessione con le proprie origini si riflette anche nel suo impegno sociale a Longone Sabino attraverso l’Associazione La Biblioteca Verde, fondata per contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi appenninici. Infine, sollecitato sul suo ritorno al teatro dopo anni dedicati quasi esclusivamente al set, Marinelli ha confidato il valore insostituibile dell’esperienza teatrale: “Il cinema è meraviglioso ma mi mancava un po’ questo immediato contatto con il pubblico, che sul palcoscenico si ha proprio mentre si sta creando qualcosa e non dopo. Spero di alternare e continuare a fare sia cinema che teatro”. 

Un coming-of-age a due voci: la recensione di Paternal Leave

Opera prima di Alissa Jung, Paternal Leave si configura come un coming-of-age speculare e doloroso che scardina la retorica tradizionale del dramma familiare.

La pellicola segue le tracce di Leo, un’adolescente tedesca interpretata dalla debuttante Juli Grabenhenrich, che intraprende un viaggio solitario verso l’Italia per rintracciare il padre biologico Paolo, ovvero Luca Marinelli.

Paolo è un uomo emotivamente incompiuto, vulnerabile e incline alla fuga, incapace di gestire la comparsa improvvisa di una figlia mai cresciuta mentre cerca faticosamente di accudire la secondogenita Emilia, nata da un’altra relazione.

Sullo sfondo di un paesaggio costiero tra Ferrara e le Marche — catturato in una stagione invernale dall’atmosfera rarefatta che riflette il travaglio interiore dei protagonisti —, il film esplora l’incomunicabilità attraverso una struttura linguistica tripartita in cui italiano, tedesco e inglese si sovrappongono.

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

Tra malintesi, passeggiate lungo la battigia e l’apparizione simbolica dei fenicotteri, la narrazione privilegia il linguaggio non verbale: gli sguardi persi nel vuoto, i contatti fisici imbarazzati e i gesti di protezione silenziosa parlano più di qualsiasi spiegazione esplicita.

Evitando le trappole del sentimentalismo spicciolo o della moralistica assoluzione, il film si regge sull’interazione misurata tra i due protagonisti, supportati dalla presenza di comprimari ben caratterizzati come il giovane Edoardo, interpretato da Arturo Gabbriellini.

Ad accompagnare i titoli di coda, la voce di Luca Marinelli che riprende il brano Solo per gioco di Giorgio Poi e sigilla con grazia il senso profondo dell’opera: un invito ad accettare l’imperfezione delle relazioni umane per poter finalmente imparare a vivere.

Prossimi appuntamenti al Cinema Arena Gabbiano

La programmazione estiva dell’Arena Gabbiano prosegue senza sosta con una serie di appuntamenti di altissimo profilo, pensati per coinvolgere target differenti ed esplorare molteplici declinazioni dell’esperienza cinematografica.

Giovedì 30 luglio, a partire dalle ore 21.30, lo schermo dell’Arena ospiterà la proiezione de La grazia, la nuova e acclamata pellicola firmata da Paolo Sorrentino con protagonista Toni Servillo nei panni di un Presidente della Repubblica negli ultimi mesi del proprio mandato. Al termine del film gli spettatori potranno assistere a un incontro in diretta streaming con Cristiano Travaglioli, storico montatore di tutte le opere del regista partenopeo — da La grande bellezza, per cui ha ottenuto il premio come Miglior montatore europeo, fino a Parthenope e Familia —, per un approfondimento tecnico e narrativo sui retroscena del cinema d’autore. 

Sabato 1 agosto torna l’atteso format Extra Time, la proposta che invita i cinefili a un’esperienza di visione decisamente fuori dal comune con sveglia prima dell’alba. Alle sei del mattino la sala si aprirà per la proiezione a sorpresa di un titolo in anteprima cittadina, seguita dal dibattito con un ospite speciale del mondo del cinema. L’originale proposta si conclude sempre prima delle otto con la colazione offerta in arena.

Lunedì 3 agosto l’Arena Gabbiano accoglierà invece il regista Christian Marazziti con gli scrittori Lorenzo Brocchini e Giuseppe Lavenia per presentare Prendiamoci una pausa; la serata si apre alle 20 con l’Apericinema, seguitoalle 21.30 dalla proiezione e dal dibattito finale.

Il calendario prosegue poi giovedì 6 agosto con il regista Damiano Michieletto, ospite d’eccezione a Senigallia per presentare la sua pellicola Primavera, interpretata da Tecla Insolia, Michele Riondino e Stefano Accorsi.

La serata prenderà il via alle 20 con il consueto Apericinema, a cui seguirà alle 21.30 la presentazione in arena e l’immancabile dibattito conclusivo al termine della proiezione, per approfondire la figura e le opere di Vivaldi raccontate nel film.

Luca Marinelli: “Dobbiamo imparare ad ascoltare i giovani”

La stagione toccherà infine un momento di grande festa collettiva martedì 11 agosto con una serata-evento interamente dedicata al capolavoro spaghetti western DJANGO. L’arena si trasformerà per l’occasione in una scenografia da Far West a partire dalle ore 20, con una cena a tema a base di hamburger, panini, birra artigianale e Amaro Canaja, seguita alle ore 20.45 dai giochi di società curati dall’associazione Terra Ludyca.

Alle 21.30 prenderà il via la proiezione del film cult, arricchita da gare di travestimento con premi dedicati ai migliori abiti da cowboy e la distribuzione di T-shirt in edizione limitata.