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Quattro ragazzi, tre maschi e una femmina. Tutti coetanei o quasi, frequentavano lo stesso istituto superiore. E hanno condiviso la scelta della loro via di fuga: all’estremità di una corda. Suicidi figli di un’asfissia minore, quella della crisi che attanaglia la provincia di una metropoli industriosa, divorando ogni futuro. Ma è davvero tutto qui? L’ispettore Remo Jacobi, alle prese con la preoccupazione per l’amato padre Johan e con incubi di lontana memoria, si trova precipitato in un mondo di adolescenti che non gli è per niente familiare. E la «caccia al colpevole» che gli è stata affidata diventa un pellegrinaggio tra le miserie passate e gli incubi presenti di un’umanità alla deriva: dai genitori affranti di vittime e delinquenti a un’amica di famiglia troppo attraente per essere innocua, fino al personale della scuola, che gli toglierà ogni residua illusione sulle prospettive della gioventù. Quando una nuova morte rischia di mandare in pezzi la precaria salute mentale di Jacobi, sarà il suo vice Borghesi a tirare i fili dell’indagine in quella che appare una trama ordinata. Ma come sempre, i dettagli rivelatori si nascondono nelle aree più cupe del disegno.

L'AUTORE -   Massimo Gardella è nato nel 1973 e vive a Milano. È traduttore di saggi e romanzi per diversi editori italiani. Nel 2009 è uscito il romanzo Il Quadrato di Blaum (Cabila Edizioni). Come musicista ha scritto le musiche per il documentario di Giorgio Fornoni Ai confini del mondo (Chiarelettere, 2010). Il male quotidiano ha ricevuto la menzione speciale della giuria al Premio Scerbanenco.

SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL TERZO CAPITOLO
(per gentile concessione di Guanda)

3

Negli anni Ottanta, San Sebastiano Superiore aveva vissuto un momento di espansione economica grazie all’industria del riso, prima che la serie incessante e apparentemente infinita di recessioni e crisi facesse piombare un’area di cinquanta chilometri quadrati nella decadenza e nella disoccupazione.
I più avveduti avevano saputo approfittare di quel decennio dorato per incamerare abbastanza denaro e sopravvivere, ma questi oculati risparmiatori non costituivano la percentuale maggiore. Negli ultimi anni, l’automazione degli impianti e la necessità degli imprenditori di « tagliare i costi » si erano risolte in licenziamenti a catena e riduzioni del personale anche nelle realtà imprenditoriali modeste, con una dozzina di dipendenti. Molte famiglie sbarcavano il lunario come meglio potevano, e spesso non era abbastanza. Il numero di ragazzi che abbandonavano gli studi per contribuire all’economia della famiglia era aumentato con drammatica costanza, e ancora di più quello dei giovani senza alcuna speranza di trovare un posto.
Jacobi oltrepassò con una smorfia triste l’outlet Colossus. I cartelli con le promozioni erano scritti a mano, il cinema multisala aveva chiuso i battenti dopo una breve stagione di gloria, le saracinesche abbassate superavano in numero quelle rimaste aperte. Il rivestimento esterno del tetro edificio – poteva passare per un fulgido esempio di architettura socialista – lo trasportò con l’immaginazione in Romania, la terra di suo padre dove non aveva mai messo piede. Forse, pensò l’ispettore, i centri commerciali di Timişoara sono meglio di questo.
La famiglia Foresti viveva in un quartiere di villette a schiera, tutte identiche tra loro e con un lembo di giardino davanti. I più danarosi si potevano permettere un orticello sul retro. L’ispettore notò subito l’incuria del piccolo appezzamento e rimase un minuto a studiare l’auto ferma nel vialetto d’accesso, davanti alla porta semiaperta del garage: una vecchia Mercedes color bronzo, di quelle che ormai guidavano solo gli zingari.
Prima di scendere, esaminò gli oggetti personali di Tommaso. Accese il cellulare, ma richiedeva un pin. Provò senza convinzione a inserire il mese e l’anno di nascita, ma non azzeccò e lasciò perdere. Nel portafoglio non c’erano foto, nessun messaggio finale. Solo qualche biglietto da visita di birrerie e pizzerie della zona, senza scritte o indizi per comprendere quel gesto sconsiderato.
« La vita è sacra » ripeteva spesso – sempre più spesso, ora che ci pensava – suo padre Johan. Tamburellò con le dita sul volante per scacciare antichi ricordi che aveva imparato a deflettere appena si affacciavano in superficie. Un doloroso ma efficace training autogeno, alimentato da antidepressivi, sedute di analisi e per un breve periodo dalla frequentazione di Barbara Moroni. La prima donna con cui aveva dormito dopo Monica, la sua ex moglie. Per Jacobi, quegli anni di astinenza sessuale non erano stati un problema, aveva provato a sconfiggere mostri più spietati.

(continua in libreria)

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massimo gardellachi muore primaguanda
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