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Culture

Il 18 e 19 gennaio, la Compagnia Teatro2 porterà in scena il celebre racconto di Oscar Wilde, “Il Delitto di Lord Arthur Savile”, il cui eloquente sottotitolo, “Uno studio sul dovere”, descrive con velata ironia la tragica vicenda narrata. Protagonista è Lord Arthur Savile, giovane per bene a cui, durante un ricevimento offerto da Lady Windermere, viene predetto che sarà l’artefice di un omicidio. Dapprima angosciato da questa rivelazione, Lord Arthur passa poi all’accettazione del triste fato, spinto dal senso del dovere verso se stesso e verso il proprio destino, e mostrando una praticità impensata nell’affrontare la situazione. “Eroe annoiato” della perbenista società vittoriana, Lord Arthur escogiterà dunque diversi modi di commettere l’atteso crimine. Lo spettacolo, come il racconto, è reso prezioso da dettagli leggeri, divertenti e ironici, che sdrammatizzano una riflessione più profonda sul rapporto tra destino e volontà, tema caro a Oscar Wilde. Ad accompagnare gli attori, un’orchestra di 20 giovani allievi della Scuola Civica di Musica di Pieve Emanuele che eseguirà dal vivo brani originali, che rende lo show unico nel suo genere.

Affari Italiani ha intervistato Daniele Bentivegna e Stefano Peverada, regista e autore dell'adattamento teatrale e musicale dello spettacolo "Il delitto di Lord Arthur Savile", in scena al Teatro Arca sabato 18 e domenica 19 gennaio.

Daniele, Cosa rende speciale questo spettacolo portato in scena dalla compagnia Teatro2?

La musica dal vivo è sicuramente il punto di forza dello spettacolo: i  brani sono tutti originali, composti per noi dal maestro Stefano Peverada, già docente di estetica musicale per l'accademia de La Scala di Milano e vicedirettore della scuola civica di Musica di Pieve Emanuele. I 20 musicisti che saranno con noi "in scena" sono tutti giovani allievi della scuola civica del Comune di Pieve Emanuele, diretti dal Maestro Vincenzo De Gaetano. Valore aggiunto è certamente Francesca Crotti , la violinista solista, che accompagnerà abilmente le vicende sceniche con il resto dell'orchestra. L'elemento musicale rappresenta dunque un mezzo espressivo rilevante, che mostra a tutti l'importanza del rispetto per le diverse discipline artistiche al fine di rendere davvero armonioso il connubio teatro-musica. Altro punto di forza è lo stile recitativo adottato; un naturalismo differente rispetto agli standard del teatro di tradizione; è una recitazione che si avvicina molto alla commedia cinematografica italiana degli anni '50-'60, per intenderci mi sono ispirato a Totò nell'educare gli attori per questo spettacolo.

Stefano, come hai creato l'adattamento musicale originale per lo spettacolo? A cosa ti sei ispirato?

Mi sono limitato a scrivere delle musiche di scena. Il loro fine è accompagnare la recitazione e seguire l'andamento della storia, evidenziandone gli snodi e approfondendo i suoi risvolti emotivo-psicologici.
Il tutto senza mai invadere il campo della narrazione. Si tratta quindi di musiche puramente incidentali, che ho concepito secondo un'applicazione minimalista della tecnica dei motivi conduttori.
 
Quali altri progetti teatrali avete per il futuro?

STEFANO PEVERADA: Questa è la mia seconda collaborazione con Daniele Bentivegna e Teatro2. Sono state due esperienze molto belle e stimolanti, ma non so cosa ci riserva il futuro. Dopotutto io sono solo 'in prestito' all'ambiente teatrale...

DANIELE BENTIVEGNA: Sicuramente le due esperienze con Stefano Pervada e la scuola civica di Pieve Emanuele  sono state assolutamente positive e mi hanno fatto scoprire la bellezza della sinergia tra diverse espressioni artistiche. Il futuro è sempre una domanda, nel senso che bisogna fare sempre i conti con le possibilità produttive di una realtà come quella di Teatro2. Ovviamente, qualora avessimo la possibilità di creare qualcosa in cui la musica orchestrale sia elemento fondamentale, alzerò il telefono e chiamerò l'amico Stefano.

Lo spettacolo è frutto del lavoro dell'Associazione Teatro2: Daniele, in quali ambiti opera questa realtà?

Innanzitutto c'è da dire che Teatro2 è Daniele Camiciotti, fondatore e presidente dell'associazione, che da più di 10 anni opera sul territorio milanese con costanza e dedizione, cercando quotidianamente di superare tutte le difficoltà (soprattutto economiche) che una piccola realtà come quella di Teatro2 è costretta a fronteggiare. L'associazione ha come principale scopo quello di educare al teatro, partendo soprattutto e innanzitutto dalle realtà scolastiche. Operiamo infatti come educatori teatrali in diverse scuole di Milano e provincia, organizzando e gestendo laboratori di recitazione e teatro a partire dai primi anni di scolarizzazione. Pensiamo che trasmettere sin da subito il linguaggio teatrale, di pari passo con quello della lingua italiana e della matematica, sia un elemento fondamentale per accrescere la curiosità e stimolare la vivace fantasia dei bambini, che nell'era 2.0 sono troppo spesso affossati da tecnologie a volte troppo invadenti e moleste, soprattutto per un'età in cui la forma mentis è ancora tutta da definire e disegnare.

La professione di attore e quella di musicista esistono ancora? È una strada che può essere intrapresa dai giovani?

STEFANO PEVERADA: Naturalmente, sì, queste professioni esistono. E credo che poche professioni siano spiritualmente gratificanti quanto quelle del musicista o dell'attore. Ma dobbiamo riconoscere che in questi tempi la situazione del nostro Paese è molto difficile e che l'attenzione al mondo della cultura, in Italia, non è mai stata troppo alta neppure in passato.

DANIELE BENTIVEGNA: Ebbene sì, esistono queste due professioni. Sono professioni difficili e che necessitano di sacrifici enormi, che spesso durano una vita, senza mai poter contare su una sicurezza lavorativa e su garanzie stabili per la propria quotidianità. Mi riallaccio alla risposta di Stefano: in questi tempi ogni settore è in grossa crisi, e la cultura è la prima cosa che viene tagliata di netto; con un banale esempio, 7 anni fa Teatro2 aveva circa il quadruplo di allievi associati; con il tempo le famiglie hanno dovuto fare una scelta e la prima cosa che si elimina è il corso di teatro oppure quello di strumento. Così anche nelle scelte di andare a vedere uno spettacolo o meno, noi teniamo prezzi molto bassi proprio per agevolare l'affluenza di pubblico; poi ci sono strutture che se ne fregano e propongono spettacoli medio-bassi a 30,00 euro a biglietto.

Ultima domanda… qual è secondo voi la battuta clou che racchiude il senso dello spettacolo?

STEFANO PEVERADA: "E poi, Cristo santo, non è neppure inglese…"

DANIELE BENTIVEGNA: "Se una donna non sa rendere attraenti i propri sbagli è solo una femmina…"

 

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