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Culture
Milano, arriva l'Antigone ad "effetti speciali"

Dopo "Il Delitto di Lord Arthur Savile" di O. Wilde, la Compagnia Teatro2 nata dall'omonima Associazione (www.teatro2.it), torna in scena con uno spettacolo inedito, "Antigone", scritto appositamente dal regista Daniele Bentivegna attingendo da due grandi classici: le tragedie di Sofocle e J. Anouilh. Domenica 18 maggio, al Teatro Arca di Milano (Corso XXII marzo 23), il nuovo spettacolo verrà presentato in due orari differenti: alle 16,00 (con sconto ingresso per studenti) e alle 21,00, quando sarà presente in sala anche l'Associazione SLA K.O. (www.slako.it), a cui è dedicata la serata.

Abbiamo posto qualche domanda al giovane presidente dell'Associazione, Daniele Camiciotti, e al regista, Daniele Bentivegna che, anche per questo spettacolo, promettono "effetti speciali" di valore… a partire dalle musiche originali, che saranno eseguite dal vivo al pianoforte.

Perché riportare in scena Antigone? Cosa racconta la storia di questo personaggio agli uomini del XXI Secolo?
Daniele Bentivegna - Il motivo che mi ha spinto a proporre Antigone è innanzitutto legato all'affezione che provo per questo testo e per la letteratura classica in generale. Quest'opera accompagna da sempre la mia vita, e spesso mi ci sono imbattuto nel mio percorso formativo e artistico, dal liceo passando per l'università. Diciamo quindi che è un tributo ad un'opera a cui sono molto legato e che ha segnato il mio percorso. La tragedia è di un'attualità disarmante se si riconoscono e si evidenziano al suo interno le dinamiche etiche e politiche che contraddistinguono le vicende della famiglia di Edipo. L'ordine morale e naturale dell'esistenza viene stravolto per le decisioni umane e individuali di un re, e Antigone, unica ad agire in linea con l'etica civile, si rifiuta di accettare questo nuovo ordinamento disordinato. La storia del XXI Sec. è piena di situazioni, questioni che scardinano l'ordine naturale del destino dell'uomo, quasi a voler mascherare la realtà, con decisione arbitrarie che i nostri governanti prendono per mantenere il consenso, o per paura di andare controcorrente. Ammetto con convinzione che vi sono dei riferimenti impliciti alla mia fede cattolica, non ostentati in maniera invasiva, ma sottilmente evocati, per fornire al pubblico elementi di riflessione.
 
Qual è la particolarità di questa nuova versione? In quale epoca l'hai ambientata?
Daniele Bentivegna - La particolarità della mia regia è l'utilizzo dello spazio scenico: gli attori sono sempre tutti in scena, regalando allo spettatore movimenti e azioni, che presumibilmente i personaggi compirebbero in un immaginifico sottotesto drammaturgico. Lo spazio è quindi un luogo aperto, suddiviso in microambienti, vissuti dai protagonisti della tragedia. In questo modo la coralità non è data da un coro predeterminato, ma ritorna con i movimenti dei personaggi orchestrati ad hoc e accompagnati da musiche originali del pianoforte suonato dal Maestro Pierluigi Bentivegna.
L'ambientazione storica di questo spettacolo si avvicina molto agli anni della contestazione; l'aria sessantottina si respira lievemente. Non ho voluto troppo evidenziare il motivo rivoluzionario tipico di quegli anni; mi serviva un pretesto e ho scelto quello, ma è evidente che la questione di Antigone debba essere una questione universale, senza luogo e tempo pregiudiziale.

Gli attori presenti sulla scena sono professionisti?
Daniele Bentivegna - Se professionisti significa che fanno solo quello nella vita la risposta è no. Ma se intendiamo una categoria di qualità e competenza artistica allora rispondo sì. Lavoro con questi attori da diversi anni, la maggior parte ha meno di 30 anni e seguono i miei laboratori e le mie lezioni con passione e determinazione. Con questa compagnia abbiamo l'opportunità di sperimentare linguaggi e modalità che spaziano dai classici al teatro contemporaneo, senza alcun timore di osare, senza alcuna barriera che spesso i "professionisti" accademici pongono per il brutto vizio dell'autoreferenzialità inculcato dal teatro italiano ormai da troppo tempo.

Associazione Teatro2 è solita proporre testi inediti, sia tratti da romanzi conosciuti (come avevate fatto con "La Storia Infinita" nel 2006) sia inventati ex novo (come per "Sinfonia del Diavolo", nel 2013). Cosa vi spinge a questa ricerca continua di forme e contenuti nuovi?
Daniele Camiciotti (Presidente) - L'Associazione, proponendo testi inediti e tratti da romanzi conosciuti o inventati, è intenta a ricercare sempre forme e contenuti nuovi avendo un comune obiettivo: educare i giovani al teatro e alla recitazione cercando testi che possano stimolare la fantasia, l'immaginazione e la creatività dei ragazzi, facendoli anche riflettere su tematiche importanti e universali e cercando sempre di andare un po' "controcorrente" a quanto viene proposto sui palcoscenici. È stato così per la rappresentazione per la prima volta in Italia nel 2006 della "Storia Infinita", testo in cui i protagonisti assoluti sono stati i giovani (tutti under 30) e così anche con l'ideazione e adattamento teatrale di alcuni testi legati a temi sociali importanti come la lotta alle mafie (nello spettacolo "Notte d'epifania"), la violenza contro le donne (in "Ceneri alle ceneri") e il ricordo della Shoah (in "Sinfonia del diavolo").
 
Milano è piena di sale teatrali non utilizzate, o poco sfruttate. Sarebbe interessante invece rinnovarle dando spazio alle Associazioni come la vostra che, da anni, portano il teatro tra i giovani… e i giovani a teatro. Cosa ne pensate? Credete che il progetto potrebbe avere seguito?
Daniele Camiciotti (Presidente) - A Milano ci sono circa 120 sale teatrali (la maggior parte sono legate a Parrocchie) non utilizzate o abbandonate perché non a norma. Penso sia scandaloso che in una città come Milano continui ad esistere una situazione del genere, con decine di Associazioni, Compagnie e Gruppi teatrali che non hanno uno spazio dove provare o esprimere la propria creatività e oltre cento sale inutilizzate o aperte un giorno alla settimana per il cineforum. Il progetto di affidare queste sale alle numerose Associazioni presenti sul territorio, per dare un rinnovamento e proporre nuove stagioni e spettacoli, potrebbe avere certamente seguito se le persone che gestiscono queste sale avessero a cuore il teatro, i giovani e l'educazione all'arte e allo spettacolo e smettessero di fatto di affossare una cultura a Milano già fortemente in agonia da anni (penso ad esempio alle recenti chiusure o abbandoni di alcuni teatri milanesi come il Delle Erbe, il Derby o lo Smeraldo, per citare solo i più conosciuti).

 

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