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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Nello stesso modo in cui gli impressionisti mescolavano i colori sulla retina dell’osservatore, per ottenere maggior impatto e immediatezza, così Andy Warhol mescola nella mente un noto detergente o un pacchetto di cibo o il suo duplicato artificiale, facendo confluire, dal contesto della vita in quello artistico, un’immagine preparata. Rispetto al gruppo dei grandi maestri della Pop Art americana, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Tom Wesselmann, Robert Indiana e Robert Raushenberg, Warhol fu innovatore per la serialità dei suoi lavori: pioniere, insieme a Raushenberg, degli ingrandimenti fotografici li trasformava in serigrafie. Al “divo”, non padre, della Pop Art è dedicata l’ampia ed esaustiva retrospettiva “WARHOL”, da domani a Palazzo Reale di Milano, che presenta una selezione di oltre 160 lavori, collezionati da Peter Brant, amico e collaboratore dell’artista nella New York degli anni ’60 e ’70.

La rassegna cronologica e molto ben articolata, curata dallo stesso Brant con Francesco Bonami, e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, offre un’eccellente panoramica di tutto il percorso creativo, dai primi disegni della metà degli anni ’50 alla serie “Last Supper”, ispirata all’ “Ultima Cena” di Leonardo, presentata a Milano nel 1987, poco prima di morire 59enne in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea.

Di fronte ai lavori di Warhol occorre limitarsi a guardarli: non hanno significati filosofici, non vogliono essere denunce sociali, ma semplicemente rappresentazioni di tutto ciò che è divenuto celebre. La sua grandezza è fare quadri belli e basta. Sullo stesso piano l’autore pone l’icona Marilyn o Liz Taylor, ma anche Mao Zetong, la scatola della zuppa Campbell e le sedie elettriche. Veggente come nessuno, predisse i famosi “quindici minuti di celebrità” che tutti in futuro avrebbero goduto nella società contemporanea. Ciò che lo interessò sempre, oltre al guadagno economico, era che un semplice oggetto come la bottiglia di Coca Cola, o un individuo o un’opera d’arte diventassero dei “miti”. Ecco dunque, nella prima stanza una serigrafia di Liz mentre su un’altra parete sono appesi disegni e quadri dei primi anni, tra cui i bellissimi inchiostri con foglia d’oro e collage raffiguranti elegantissime scarpe femminili e gli acquarelli di boccette di profumo. Non mancano le “Sedie Elettriche”, il ritratto di Mao, le 30 serigrafie della Gioconda di Leonardo, i grandi fiori policromi, alcuni suoi autoritratti, gli incidenti automobilistici e “Shot Light Blue Marilyn”, dove l’attrice ha un foro di proiettile sulla fronte, parzialmente restaurato, causato della pittrice e gallerista americana Dorothy Podber. Che presentatasi alla Factory di Warhol nel 1964 sparò a un gruppo di dipinti dedicati alla Monroe. Una sala ospita molte polaroid scattate a presidenti della repubblica, stilisti, attori, sportivi e anche a se stesso in veste femminile. E ancora…

 

“WARHOL”

Palazzo Reale – Piazza Duomo, 12 – Milano

24 ottobre – 9 marzo 2014

Orari: lunedì 14.30 -19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 - 19.30;

giovedì e sabato 9.30 - 22.30

Ingressi: intero € 11,00 - ridotto € 9,50

Infoline: 02/54913

Catalogo: 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE

www.warholmilano.it

 

 

Tags:
andy warhol
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