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Culture

Continuano a Palazzo Reale a Milano le due mostre dedicate all'arte americana. Con una media di 809 visitatori a settimana, la mostra “Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York” - una cinquantina di opere, provenienti dal Whitney Museum newyorkese,  dagli anni Quaranta ai Sessanta - ha totalizzato quasi 116.00 visitatori dall'inaugurazione lo scorso 24 settembre. Rimarrà aperta fino al 16 febbraio.

Al “divo” della Pop Art è invece dedicata l’ampia retrospettiva “WARHOL”, che presenta una selezione di oltre 160 lavori, collezionati da Peter Brant, amico e collaboratore dell’artista nella New York degli anni ’60 e ’70. Aperta dal 24 ottobre al prossimo 9 marzo, ha totalizzato finora oltre 121mila visitatori con una media di 1.229 persone a settimana.
 

Action Painting: energie liberatrici nel gioco delle forme

di Simonetta M. Rodinò

Genio americano e selvaggio, Jackson Pollock incarnò per molti l’artista dal talento singolare ed eccentrico che attrae per il suo atteggiamento iconoclastico.  Nell’atmosfera di crisi postbellica, sia sociale sia estetica, sorse nella “Grande Mela” un nuovo movimento che avrebbe in breve tempo cambiato il linguaggio della pittura e della scultura, estendendo la sua influenza fino in Europa. Agli appartenenti di questa comunità d’avanguardia è dedicata la mostra “Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York”, da domani a Palazzo Reale di Milano. Attraverso una cinquantina di opere, provenienti dal Whitney Museum newyorkese, s’indaga l’arte statunitense dagli anni Quaranta ai Sessanta, realizzata dagli autori denominati espressionisti astratti, New York School o Action Painters. Chi erano i pionieri di questo stile così originale?

Oltre a Pollock, Willem de Kooning, Clyfford Still, Mark Rothko, Arshile Gorky, Adolph Gottlieb, Robert Motherwell, Barnett Newman e Hans Hofmann, cui si unirono negli anni Cinquanta, tra gli altri Franz Kline, Philip Guston e James Brooks. Centro del nascente movimento fu la galleria Art of This Century aperta a New York nel 1942 dalla grande collezionista Peggy Guggenheim, allora moglie di Max Ernst.

2002 261 RothkoM2002.261 Mark Rothko Untitled (Blue, Yellow, Green on Red), 1954 Olio su tela, 197,5 x 166,4 cmGuarda la gallery


La rassegna si apre con lavori dei primi anni Quaranta di Pollock, influenzati dal surrealismo, da alcuni suoi inchiostri su carta, contenenti elementi figurativi che riportano alla mente i magici segni di Joan Miró e dalla tela “Number 17” che nella danza delle cromie anticipa il grande olio (circa tre metri di lunghezza) della sala successiva, dal titolo “Number 27”, del 1950. Sulla parete di fronte scorre un filmato in bianco e nero in cui l’artista è ritratto durante la realizzazione: eccolo al lavoro mentre lascia sgocciolare (“dripping”) olio e smalto direttamente sulla tela distesa a terra. Qui, purtroppo, si chiude il breve percorso espositivo dedicato a quest’uomo dai profondi conflitti e turbamenti interiori, cercati di risolvere attraverso la psicanalisi. Perenne vittima dell’alcolismo. Che gli causò il fatale incidente stradale a soli 44 anni. La mostra prosegue con le opere degli altri componenti importanti del nuovo linguaggio. Tele spesso dalle grandi dimensioni che si rapportano agli estesi spazi geografici americani.  Ecco la potenza delle linee nere di Kline, i segni architettonici di de Kooning, i simboli spettrali di Still, lo spiritualismo di Gorky, la grande liricità di Rothko, gli elegiaci collage di Motherwell, la matericità di Hofmann…. Autori che attraverso il loro linguaggio si opponevano alla mediocrità della vita americana. Ciò che colpisce oggi è il loro passato senso di lotta e di insicurezza e il loro possibile trionfo sulle incertezze, accompagnato da una nuova consapevolezza e da una conseguita fiducia in se stessi.

“Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York”
Palazzo Reale -  Piazza Duomo 12, Milano
24 settembre 2013 - 16 febbraio 2014
Orari: lunedì 14.30 – 19.30 / martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30 / giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ingressi: intero euro 11 - ridotto 9,50
Infoline: 02/54913
Catalogo: edito da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
www.mostrapollock.it

 

A Milano la mostra-evento su Andy Warhol, “divo” della Pop Art

di Simonetta M. Rodinò

Nello stesso modo in cui gli impressionisti mescolavano i colori sulla retina dell’osservatore, per ottenere maggior impatto e immediatezza, così Andy Warhol mescola nella mente un noto detergente o un pacchetto di cibo o il suo duplicato artificiale, facendo confluire, dal contesto della vita in quello artistico, un’immagine preparata. Rispetto al gruppo dei grandi maestri della Pop Art americana, Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Tom Wesselmann, Robert Indiana e Robert Raushenberg, Warhol fu innovatore per la serialità dei suoi lavori: pioniere, insieme a Raushenberg, degli ingrandimenti fotografici li trasformava in serigrafie. Al “divo”, non padre, della Pop Art è dedicata l’ampia ed esaustiva retrospettiva “WARHOL”, da domani a Palazzo Reale di Milano, che presenta una selezione di oltre 160 lavori, collezionati da Peter Brant, amico e collaboratore dell’artista nella New York degli anni ’60 e ’70.

La rassegna cronologica e molto ben articolata, curata dallo stesso Brant con Francesco Bonami, e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, offre un’eccellente panoramica di tutto il percorso creativo, dai primi disegni della metà degli anni ’50 alla serie “Last Supper”, ispirata all’ “Ultima Cena” di Leonardo, presentata a Milano nel 1987, poco prima di morire 59enne in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea.

Di fronte ai lavori di Warhol occorre limitarsi a guardarli: non hanno significati filosofici, non vogliono essere denunce sociali, ma semplicemente rappresentazioni di tutto ciò che è divenuto celebre. La sua grandezza è fare quadri belli e basta. Sullo stesso piano l’autore pone l’icona Marilyn o Liz Taylor, ma anche Mao Zetong, la scatola della zuppa Campbell e le sedie elettriche. Veggente come nessuno, predisse i famosi “quindici minuti di celebrità” che tutti in futuro avrebbero goduto nella società contemporanea. Ciò che lo interessò sempre, oltre al guadagno economico, era che un semplice oggetto come la bottiglia di Coca Cola, o un individuo o un’opera d’arte diventassero dei “miti”. Ecco dunque, nella prima stanza una serigrafia di Liz mentre su un’altra parete sono appesi disegni e quadri dei primi anni, tra cui i bellissimi inchiostri con foglia d’oro e collage raffiguranti elegantissime scarpe femminili e gli acquarelli di boccette di profumo. Non mancano le “Sedie Elettriche”, il ritratto di Mao, le 30 serigrafie della Gioconda di Leonardo, i grandi fiori policromi, alcuni suoi autoritratti, gli incidenti automobilistici e “Shot Light Blue Marilyn”, dove l’attrice ha un foro di proiettile sulla fronte, parzialmente restaurato, causato della pittrice e gallerista americana Dorothy Podber. Che presentatasi alla Factory di Warhol nel 1964 sparò a un gruppo di dipinti dedicati alla Monroe. Una sala ospita molte polaroid scattate a presidenti della repubblica, stilisti, attori, sportivi e anche a se stesso in veste femminile. E ancora…

 

“WARHOL”

Palazzo Reale – Piazza Duomo, 12 – Milano

24 ottobre – 9 marzo 2014

Orari: lunedì 14.30 -19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 - 19.30;

giovedì e sabato 9.30 - 22.30

Ingressi: intero € 11,00 - ridotto € 9,50

Infoline: 02/54913

Catalogo: 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE

www.warholmilano.it

Tags:
mostrearteamericanawarholpollock
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