“Musei, boom presenze e incassi a luglio”. Questo il titolo dell’Ansa diramata il 2 agosto scorso, che con sensazionalismo è stata ripresa da non poche testate giornalistiche. Le cifre della cultura in questo luglio 2014 sono senza dubbio positive: un incremento del 10,7% dei visitatori paganti e del 7,6% degli ingressi gratuiti. E che dire degli incassi? 12,1 milioni di euro contro gli 11,4 milioni del luglio 2013, per un aumento del 10,6%.
Il nesso causale appare evidente e l’acclamazione è istantanea: è merito indiscusso dell’intervento riformatorio attuato dal Ministro della Cultura Franceschini. Entrata in vigore il 1° luglio, in effetti, la riforma ha rimodulato gli orari e le tariffe dei musei italiani: aperture prolungate il venerdì, la prima domenica del mese gratuita e ingresso gratuito per i soli minorenni, laddove per i giovani di età compresa tra i 18 e 25 anni sono previsti sconti e per gli over 65 la reintroduzione del biglietto intero.
E se Franceschini dichiara soddisfatto: “è un successo oltre le aspettative”, prima di parlare di successo sarebbe bene leggere con maggiore attenzione questi dati e combinarli con alcuni trend congiunturali che ne hanno influenzato l’andamento.
Guardando alle presenze, in particolare, è intuitivo constatare che un importante contributo all’incremento delle visite è venuto dal clima di incertezza economica e metereologica che hanno caratterizzato questo luglio 2014. Se la crisi aveva già inciso sulle vacanze degli italiani, contingentandone la spesa media pro capite, che come stimato da Assoviaggi oscillerà tra i 600 e i 900 euro, ovvero spingendo molti italiani a rimanere in città e a guardare ad alternative di ricreazione meno dispendiose, il maltempo ha dato il colpo di grazia se lo si guarda dalla prospettiva degli operatori turistici. I dati dell’Isac-Cnr di Bologna parlano chiaro: nel mese di luglio 2014 si sono registrate temperature inferiori alla media e precipitazioni di gran lunga superiori alla norma – più 73% rispetto alle precipitazioni medie di luglio sul periodo 1971-2000, convenzionalmente assunto come periodo di riferimento. Dati negativi, che hanno tuttavia determinato un ben più roseo scenario per le istituzioni culturali.
E veniamo al punto successivo: gli incassi. L’incremento degli incassi del 10,6%, ovvero pari a 700 mila euro circa, è imputabile in principal modo alla soppressione degli ingressi gratuiti per gli over 65, gratuità che era estesa non soltanto ai cittadini italiani, ma anche a tutti quelli dell’area europea.
Il turista culturale straniero di età superiore ai 65 anni sembra, dunque, essere l’obiettivo su cui puntare per rimpinguare le casse dei musei italiani, non trascurando giustamente l’elevata capacità di spesa di questo target. Ma è possibile dire altrettanto al livello interno? Vi sono dati che indagano i consumi culturali della popolazione italiana over 65 che lasciano presupporre che sia un target capace di sostenere autonomamente la spesa d’ingresso ai musei? O la reintroduzione del biglietto a pagamento che di certo non andrà ad intaccare il diritto alla cultura di chi dispone di un reddito elevato finirà a lungo andare con il ripercuotersi sulla popolazione anziana?
Ma più probabilmente saranno solo pensieri di mezz’estate e se potete abbiate pazienza!
di Stefano Monti tratto da http://www.tafter.it/

