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Novità editoriali
L’ultimo spartito di Rossini. Il romanzo per i 150 anni dalla morte

Di Chiara Giacobelli

Pesaro – Nell’anno del 150esimo anniversario della morte del celebre compositore pesarese, è uscito in libreria “L’ultimo spartito di Rossini”, un romanzo edito da Piemme e scritto da Simona Baldelli che ripercorre la vita del maestro a partire dalla fine. È il 1868 quando Gioachino giace dolorante nel letto della sua casa a Passy, accudito amorevolmente dalla seconda moglie Olympe Péllissier. Parigi è ormai soltanto un paesaggio intravisto dalla finestra e ricordi lontani sono anche le golose ricette alla Rossini, le donne, i divertimenti, persino la musica; un tumore al retto si sta portando via quanto resta di un uomo che in realtà ha smesso di vivere ben prima, lasciandosi travolgere dalla malinconia a lungo celata dietro l’apparente vivacità.

A me, di Rossini, interessava soprattutto il silenzio – ha spiegato l’autrice a proposito del suo lavoro – E capire perché si levassero, costanti, fastidiose, le voci puntigliose del dissenso”. Dunque una biografia diversa da quelle che già sono state scritte sul Cigno di Pesaro, poiché qui l’attenzione è posta non tanto sulle glorie, il lusso, la celebrazione del genio e la gaiezza del bonaccione socievole conosciuto da tutti, quanto piuttosto sull’altro lato della medaglia, quello meno noto e raccontato. Si è detto che Gioachino soffrì di alcune forme di depressione e sappiamo che smise di comporre giovanissimo, all’età di appena 37 anni; inoltre, si è dato spazio nelle cronache alle critiche che gli sono state mosse da più versanti, spesso a causa dell’incapacità di comprendere la grandezza di un approccio alla musica all’epoca giudicato da taluni troppo stravagante, complesso, pomposo. Tuttavia, nessuno ha mai approfondito davvero questi aspetti della sua carriera e personalità come lo ha fatto qui la Baldelli, dando vita a un qualcosa di nuovo e originale a proposito di un personaggio su cui era già stato scritto moltissimo.

Ne esce un libro piacevole, ben strutturato, forte di una narrativa fluida e al contempo ricercata. D’altra parte, l’autrice aveva già dimostrato di possedere un certo talento arrivando finalista al Premio Italo Calvino e poi vincendo il Premio Letterario John Fante 2013 con il suo “Evelina e le fate”, seguito da altri successi letterari. Stavolta si confronta invece con un vero e proprio romanzo storico dedicato a una figura titanica, e lo fa con l’apprezzabile precisione di chi voglia rispettare al massimo la storia. “Ho cercato di essere il più possibile fedele alla cronologia dei fatti e agli accadimenti così come sono avvenuti, permettendomi solo, di quando in quando, qualche adattamento e alcune coloriture”.

Il punto di vista è quello di Gioachino stesso, dunque in qualche modo irriverente, tragicomico, a tratti incerto e insicuro di sé, altre volte spassoso, cinico, autoironico. Sembra quasi di averlo conosciuto di persona, al termine del romanzo, o quantomeno vien voglia di averlo potuto fare. Di certo, si corre ad ascoltare una sua composizione, a visitare i luoghi a lui legati, magari ad assistere a una sua opera. Così, la domanda che costituisce l’intero perno del libro, la stessa che probabilmente tormentò il maestro per l’intera sua vita, trova una risposta definitiva: “Dite che la mia musica verrà ricordata, dopo la mia morte?”. Indubbiamente sì, per sempre.

 

Per maggiori informazioni: www.edizpiemme.it.    

  

 

 

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