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Culture
Parigi, nuovo splendore nella reggia di Versailles

di Paola Serristori

 

Brillano gli ori, riappare il fondo originario delle pareti, le tappezzerie ed i tendaggi di seta riacquistano una luce diafana punteggiata di fiori. Nella primavera 2019 il castello di Versailles reintegra un’altra porzione della propria storia. E celebra le figure femminili che hanno influenzato lo stile ed i costumi della vita di Corte. Dopo tre anni di cantiere è pronto il grande appartamento della regina, così com’era rimasto quando l’ultima che l’ha abitato, Maria Antonietta, moglie di Louis XVI, l’abbandonò in tutta fretta la mattina del 6 ottobre 1789, nella speranza di salvarsi dai moti della Rivoluzione. Va premesso che la vita pubblica si svolgeva nei grandi appartamenti reali. Re e regina vi ricevevano nobili francesi, dame di compagnia, fornitori, emissari di sovrani stranieri. I momenti più intimi erano trascorsi in spazi più piccoli, all’interno del corpo principale. Dunque in queste stanze, restituite allo splendore del tempo, rivive l’emozione di un’epoca che ha segnato le successive.

Su ispirazione del grande Louis XIV, che volle trasformare il casino di caccia di Louis XIII nella sontuosa reggia, nel 1672 venne progettato nell’ala Sud il grande appartamento destinato alla regina, Maria Teresa d’Austria. esattamente simmetrico al grande appartamento del re, che occupa l’ala Nord. Lievemente ridimensionato nel 1678, per l’ampliamento del salone che diventerà la celebre Galerie des Glaces, conta la camera da letto – gli storici annotano che qui nacquero diciannove figli di Francia, eredi di sangue dei sovrani –, il Grand Cabinet, chiamato salone dei Nobili dopo che Maria Antonietta decise di tenervi udienze, la sala del pranzo della famiglia reale o sala del Gran Couvert, e la sala delle Guardie. Maria Teresa d’Austria, moglie del Re Sole, trascorse solo un anno in queste stanze, dal 1682 sino alla morte. Invece Maria Leszczyńska, figlia del deposto re polacco Stanislao I, sposa di Louis XV, fu colei che più di ogni altra vi abitò. Oltre quarantadue anni. Gli ambienti che oggi visitiamo riflettono il suo stile nelle decorazioni murali, eseguite tra il 1730 e 1735, con l’aggiunta delle armi di Francia e Navarra, alternate con l’aquila bicefala, negli angoli nel 1770 per Maria Antonietta, che scelse l’attuale decorazione tessile.

Ogni anno oltre 6 milioni di visitatori si recano al castello di Versailles e restano abbagliati dalla celebre Galerie des Glaces, lunga 73 metri, larga 13 ed alta 12,5 metri, rivestita interamente di specchi che riflettono la luce naturale introdotta da alte portefinestre, 23 sulla facciata Ovest. Forse non tutti si rendono conto del valore incalcolabile dei soffitti, magnificamente affrescati e decorati in ogni parte, secondo il gusto di Louis XIV, ancora originali nell’appartamento del re, modificati con nuovi soggetti pittorici in altre sale, per volontà dei discendenti che qui abitarono.

Proprio in ragione della preziosità e ricchezza di stucchi e pitture, custodirli intatti richiede un costante controllo. I lavori di ristrutturazione hanno verificato lo stato di conservazione con prelievi e studi. La messa in opera di un sistema di aereazione e riscaldamento conserverà pitture, tessuti, mobili. Nel presentare il restauro conservativo, Laurent Salomé, Direttore del Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon, ha evidenziato: “Quando all’esterno ci sono venticinque gradi sui soffitti la temperatura arriva ai quaranta. Il fatto che non si veda nulla dell’imponente lavoro eseguito è il nostro vanto.”

Ogni ambiente merita una visita approfondita per cogliere l’incommensurabile pregio dei particolari. Il colore grigio tenue dei muri della camera da letto della regina è stato riportato alla luce, l’interno delle finestre è restituito all’ocra originario. Il tessuto d’arredo primaverile, una delicata composizione floreale di iris e lilla con tralci di foglie, ciuffi di piume di pavone, e nastri rosa. Le quattro tele incollate al soffitto, delicati chiaroscuri di François Boucher nei toni grigi, racchiuse tra rocce dorate, che simboleggiano le virtù della regina (carità, pietà, generosità, prudenza). Nel Grand Cabinet la preziosa pendola sul caminetto, con figure di sultane attorno al tondo, o la coppia di alti candelabri dorati sorretti da struzzi. Le composizioni di marmi policromi della sala delle Guardie, a suo tempo edificata come cappella (Louis XIV aveva una predilezione per le decorazioni in marmo). Gli ori sono tornati a splendere come li ammirarono sovrani e cortigiani.

Al piano terra, ultimati i lavori di messa in sicurezza, è in corso di riallestimento l’appartamento della Delfina. Sono già visibili ceramiche di Sèvres, la serie dei Cinq Sens che decorava il petit Cabinet, di ispirazione bucolica, e l’ensemble del Cabinet des Chinois, cinque quadri sulle scene di vita cinese affidati ad altrettanti pittori (Coqueret, Frédou, de la Roche, Prévost, Jeaurat) acquistate nel 2018 agli eredi della famiglia de Noailles, alla quale la regina li aveva lasciati in eredità. Sono tornati in queste stanze anche i ritratti di tre figlie della coppia, Maria Luisa Teresa Vittoria (1733-1799), Vittoria Sofia Filippina Elisabetta (1734-1782), Luisa Maria di Francia (1737-1787), ordinati da Louis XV nel 1747 al pittore Jean-Marc Nattier. Al di là della qualità delle opere, è rimarcabile il valore sentimentale: il cardinale de Fleury aveva deciso che quattro figlie della coppia reale dovessero vivere lontano dalla Corte, a quanto si tramanda per risparmiare sui costi d’apparato. Una morì poco dopo, le superstiti vennero ritratte per regalare alla madre l’immagine dei loro volti. Ora si lavora nell’appartamento del Delfino, che dovrebbe rivedere l’antico fasto nella primavera 2020.

Nel 2019 ricorre anche il tricentenario della morte di Madame de Maintenon (1635-1719). Al piano nobile è stato ricreato l’appartamento abitato da Françoise d’Aubigné, nominata marchesa di Maintenon dal re Louis XIV, che la sposò con matrimonio morganatico alla morte della regina Maria Teresa. Dagli archivi della corona è stata tratta la descrizione delle tappezzerie, varianti di damaschi cremisi e motivi veneziani, che sono stata tessute per l’occasione da Tassinari & Chatel, oltre a stoffe della collezione patrimonio, commercializzate da Lelièvre.

Si tratta di tre stanze, che diventano quattro con la suddivisione della prima in due piccole anticamere. Situate allo stesso piano del grande appartamento del re, ma più raccolte, defilate, quasi una cocoon dentro la reggia, era qui che Louis XIV veniva a lavorare e riceveva i ministri. Nelle sere vi erano organizzati spettacoli privati di teatro, musica da camera, giochi. Un luogo simbolico della seconda metà del regno del più celebre sovrano di Francia.

In mostra ritratti di madame de Maintenon e delle dame della Corte che furono determinanti nella sua irresistibile ascesa sociale. D’Aubigné nacque nella prigione di Niort, dove la famiglia della nobiltà decaduta era stata tradotta per un rovescio finanziario del padre Constant. Accolta nel castello de Mursay della zia paterna, rifiutò la scelta di entrare in convento e preferì sposarsi con un anziano poeta, Paul Scarron, che teneva un salotto letterario in voga tra la nobiltà. Rimasta vedova, si trovò nuovamente in ristrettezze economiche. La soccorse l’intercessione di madame de Montespan, madre dei figli illegittimi del Re Sole, conosciuta nel cenacolo di Scarron, la quale insistette molto col sovrano per averla come governante. Fu così che la futura madame de Maintenon si trasferì nella reggia di Versailles nel 1674, a trentanove anni. Il sovrano ne aveva trentasei ed era conteso tra la moglie Maria Teresa, Françoise detta Athénaïs de Rochechouart, marchesa di Montespan, e qualche altra conquista di breve durata. Anno dopo anno, come scriveva Madame de Sévigné nelle sue memorie, la governante dei figli seppe conquistarsi un posto unico nel cuore del re, che amava le donne non solo per la bellezza, ma anche per la personalità. Nel 1674 la premiò con 300 mila lire, che permisero l’acquisto delle terre e del titolo di marchesa Maintenon. Nel 1679 le fece assegnare l’appartamento che vediamo. Siccome occorreva una carica per abitare nel cuore della Corte, la nominò seconda dama della Delfina, un ruolo creato appositamente per lei. Nel 1683, rimasto vedovo, la sposò segretamente con una cerimonia notturna.

Del sentimento che li legava abbiamo la prova attraverso messaggi autografi, di cui alcuni sono esposti. Mathieu da Vinha, Direttore scientifico del Centre de Recherche du Château de Versailles, precisa: “Madame de Maintenon fu al centro della satira contemporanea, spesso accusata di brigare per il potere. Gli studi approfonditi sulla sua figura ne hanno ridimensionato ruolo, anche se è indubbio che il re ascoltasse i suoi pareri e che madame de Maintenon sostenesse la promozione di personaggi che le erano a cuore. In occasione del ritratto eseguito da Pierre Mignard a madame de Maintenon nella posa di Sainte Françoise Romaine, sappiamo che si chiese al re il permesso di abbigliarla con un manto d’ermellino e la risposta fu che Sainte Françoise lo meritava.” Nella corrispondenza che leggiamo Louis XIV era sempre molto gentile. Chiedeva il consenso di poterla incontrare, usando un linguaggio pieno di rispetto. Evidentemente era pur sempre il re a scrivere, a madame de Maintenon sarebbe stato difficile non accettare quello che le chiedeva, ma non si può far a meno di notare che per quell’epoca poteva apparire singolare un tale attestato di importanza alla decisione della donna. Un altro reperto significativo, di cui abbiamo conoscenza nelle fonti storiografiche, è una scatoletta da passeggio col ritratto medaglione di madame de Maintenon dopo il matrimonio, all’incirca verso i suoi sessant’anni, che il re portava sempre con sé.” Una storia di confidenza ed amore che durerà sino alla morte di Louis XIV, nel 1715.

 

 

 

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