A- A+
Culture
“Quale Europa” al teatro Filodrammatici. "E chi se ne frega dello stile?!"

Alcuni giorni fa un famoso giornalista alla domanda su cosa ne pensasse del modo in cui un certo politico comunicava il suo operare, rispose: e chi se ne frega dello stile? quello che conta è quel che farà.
 

Ogni volta rimango stupefatta da tanta superficialità e volgarità, lo stile non è un optional, così come il nome non è la firma; lo stile è la storia di un’anima ed è questo processo di Coscienza e Conoscenza che disegna il mondo, che ne costruisce la sua architettura nella dinamica di relazione con ogni altro essere. Cosmo umano e divino, o natura materia e infinito se preferite, sono dimensioni inseparabili e dobbiamo tornare a parteciparne seriamente e gioiosamente se vogliamo riportare etica e dignità non solo al mondo, ma al nostro stesso essere “umani”. “Dobbiamo essere degni di quello che ci accade”, così come di quello che diciamo e ci viene detto.
 
Riflettere oggi insieme su QUALE EUROPA? è soprattutto questo, una nuova educazione tornando alle “buone radici” che non vediamo più nell’asfissia e nel fatalismo contemporanei, soprattutto mediatico, televisivo e giornalistico. Il cambiamento non solo è possibile, ma necessario e quel che occorre è non colludere “col male minore “, adeguandoci al ricatto tipico di tutti i meccanismi oppressivi – nel nostro caso  al ricatto del mercato globalizzato e assoluto – che tende a convincerci che non esiste alcuna alternativa effettiva e che dunque è necessario piegarsi al male, seppur minore.
 
Il male deve essere risanato, guarito e annullato grazie ad una logica completamente diversa da quella che abbiamo usato sino ad ora, come scrive Roberto Mancini:  le forze di guarigione del male sono la fedeltà e la fiducia, la speranza  e il perdono, la compassione e la misericordia , il coraggio e la condivisione, ossia le virtù di un amore che mai si fa distruttivo. Solo assumendoci il peso del male senza confondersi in esso  non lo si metterà più in circolo, solo così non saremo più complici della “distruzione “ di valori, di vite, di verità, di futuro.
 
Siamo di fronte ad una trasformazione epocale e antropologica, siamo chiamati ad un cambiamento di tutto il nostro essere ed è una parola antica ma sempre da rinnovare in noi che dobbiamo portare in vita:  “l’amor che move il sole e le altre stelle” , energia impiegata come prassi trasformatrice di fronte alle urgenze del presente, la sola energia che mantiene aperta la via di un cambiamento radicale e liberante, il contrario della disperazione in cui crediamo di essere imprigionati.
 
Abbiamo parlato di “liberazione trasformatrice” con la presenza invisibile dell’immortale Dante e con quella visibile di Antonio Moresco, Antonietta Potente, Diego Fusaro e Gianni Vacchelli, con me curatore del momento al teatro Filodrammatici di Milano, il 10 marzo 2014.
 
A mio sentire ritengo le relazioni di ieri tutte di intensa e profonda qualità  trasformativa, ognuno a modo
suo ha raccontato la sua visione e la sua aspirazione.
 
Diego Fusaro
, giovane e appassionato filosofo con la qualità attiva della giovinezza, più orizzontalità che verticalità, senza nulla togliere al suo accorato e studioso animo e condividendo pienamente la sua lucida riflessione sull'eurocentrismo e su un ideale d’Europa mancato, mi ha lasciata perplessa relativamente all’ipotesi di un nuovo Principe he possa condurre e aprire una nuova strada. Potrebbe essere lui?!
mi son chiesta, pensando ai bei barbuti giovani del nostro Risorgimento.
 
Penso che il momento chieda visioni visionarie, un’apertura radicale al rischio del radicalmente nuovo.
 
Visionarietà concreta e possibile, che ho invece incontrato e conosciuto in Antonio Moresco.
Ho provato, incontrandolo, un’emozione strana, la sensazione di trovarmi davanti ad un "vero essere umano".  Uomo serio, profondo, intenso, appassionato, aperto ad ogni altro essere con un attento e gentile riserbo, d’umiltà e di nessuna supponenza. Posso dire che in lui opera e uomo camminano insieme , cosa non affatto scontata, e il cammino nel suo caso – come da lui proposto - non è solamente simbolico.  
La sua visione concorda con la mia:  non sappiamo dove stiamo andando, ma certo sarà NOVITA' RADICALE, ogni vecchio appiglio è marcito e ci porterà sott’acqua nuovamente se non impareremo a nuotare contro corrente, e si sa che le acque dell’inconscio sono nere.
E’ invece un nuovo incontro, senza separazione alcuna tra luce e ombra,  l’invito che Moresco ci offre, garbatamente ma tenacemente.
Una libertà che l’essere umano non ha ancora conosciuto, per la troppa paura che ha ancora della solitudine
che la libertà comporta. Ma la trasformazione rivoluzionaria, senza armi e volgarità, sa bene che la solitudine non è isolamento e non è mai in solitaria. Si tratta di saper discendere per risalire e “ riveder le stelle” e si tratta di Fede, una dimensione umana che tradiamo continuamente, etichettandola in ateismi - dogmi  -dottrine.
 
Come scrive Czeslaw Milosz ne “la mente prigioniera( Adelphi editore) “ diventò di moda paragonare il comunismo alla prima cristianità. The Decline and Fall of the Roman Empire di Gibbon è un libro che merita effettivamente di essere letto oggi e rivela parecchie analogie. Ora, quella parte d’Europa sulla quale, grazie alle vittorie dell’armata Rossa, era possibile innestare la Nuova Fede era sostanzialmente pagana.
Fu dunque ai pagani che si dovette fare appello per mettere in moto......”
 
Non trovate un’analogia con l’oggi? La nostra nuova fede nel dio danaro non è forse potuta attecchire così bene e radicare ancora meglio dopo avere spazzato via ogni Dio? Altro che ateo!
Ma l’essere umano ha in sé la dimensione del divino, e lo sa bene e in ogni tempo il Grande Inquisitore
che offre sempre all’uomo quel che non serve alla vera vita umana, ma serve a quella vita che lascia la sua salvezza nelle mani altrui, perdendo ogni volta la libertà.
 
Ha detto bene Diego Fusaro nel titolo della sua relazione: riconquistare la libertà perduta.
Dobbiamo fare nuova ogni cosa, ogni giorno.
 
Come gli scritti di Tommaso D’acquino che la sempre “Potente” Antonietta ci ha fatto ritrovare e rivedere nelle loro buone  radici, 'apertura alla verità e alla realtà che è sempre e solo relazione del qui e ora, riscoprire nel femminile la parte tradita dal femminile stesso, affinché il maschile ne venga gentilmente ma fermamente fertilizzato, una nuova relazione d'Amore, partecipazione solidale all’Amore, una militanza mistica e di mutua fecondazione.
 
Gianni Vacchelli, intenso essere umano con cui da anni lavoro, grata della fertilità della sua amicizia, ci ha aperto le porte della Commedia, senza enfasi, senza furbizia attoriale, senza dirette in TV, ma nella serietà che l’opera richiede unitamente all’ironia che ne completa “il canto “, un andare verso di noi, nelle nostre profondità: lek leka: vai verso di te,  quel conosci te stesso che pone le fondamenta della Realtà e della Verità, per poter poi “ politicamente e spiritualmente “ edificare l’architettura del mondo inseparabile da quell’invisibile che Dante ci offre da geniale visionario qual’ è, istigandoci alla nostra di visionarietà.
Una Vita Nova per la “traduzione-tradimento” che sino ad ora ci è stata data, apertura necessaria per una nuova educazione, uno “studium” da iniziare sin da bambini con nuovi “educatori educati”, affinché il pensare insieme ci ridia anche capacità critica e intelletto d’amore.
 
E' nuova la strada, ognuno di noi deve trovare il suo talento e metterlo in vita adoperandosi per “essere” un buon frutto, come sempre ogni giorno è nuovo e ogni giorno ha la sua pena da portare e solo nella condivisione la Vita è in questa pienezza.
 
Incamminiamoci, suggerisce Moresco, diventiamo nuove api, questa l’immagine che mi è sorta, ispirata dalle api dell’invisibile di Rilke e da quella lunga scia umana che ci precede e ci segue, una nuova impollinazione che faccia nuovamente fiorire la Vita, infinito dono che ancora non abbiamo imparato a nutrire, nutrendoci.
 
Il Jazz di Claudio Fasoli ha formato, in altro linguaggio, l’armonia del nostro momento insieme; l’installazione poetica dell’artista Marcello Chiarenza ha ” pescato ” le stelle dal buio del mare, veleggiando col bianco  veliero dell’aria verso quello che si farà, facendolo insieme e facendoci ritmo dell’Essere, come la Poesia, che i giovani poeti e Dome Bulfaro, la regia di Enrico Roveris, l’assistenza tecnica di Andrea Diana e Marcello, la sempre calda e presente presenza di Simona Cesana, ha testimoniato, chiudendo una giornata all’insegna del tornare a stare tra noi per più profondamente “essere” umani.

di Patrizia Gioia
 
E per finire il dono della piccola TITA, la sua “Commedia “, una Vita in Poesia:
 
l’altra sera il mio papà
che ha una gamba tagliata via
a chiesto a Don Dante
un suo amico  prete
che alla sera viene spesso qua
 
ma dimmi un po’secondo te
l’Inferno esiste?
 
io mi sono fatta zitta zitta
per sentire la risposta
ma da loro il silenzio era
più grande del mio
 
e allora mi è venuto in mente
Dante Alighieri
che ci hanno spiegato a scuola
e che ne ha dovuta fare di strada
per capirci qualcosa
e non solo per l’inferno
ma anche per il paradiso e il purgatorio
 
prima la foresta buia
meno male che trova un amico
che lo accompagna
è per questo che la mia compagna
Speranza me la tengo stretta
e le compero sempre dal droghiere
un buon lecca lecca
 
poi le bestie feroci
il leone la lupa
e perfino una lonza
che la mia nonna Isolina
senza fare tante storie come Dante
fa arrostire bene la domenica mattina
 
poi la Beatrice
tutta vestita di rosso
meglio della Ferrari
anche se non è da corsa
 
arriva anche qualche Santo
-c’è ne è proprio di bisogno ogni tanto-
qualcuno che invece del bicchiere
usa un teschio
e un altro che mentre legge un libro
bacia la Francesca
 
e morti ammazzati
e tanti che era meglio non fossero nati
scorticati vivi e quasi lessati
 
e qualcuno povero e qualcuno ricco
e giovani vecchi e fanciulle
qualcuno bello
qualcuno bruto come
Marlon Brando
 
qualche re e conte
tanti Papi che però di bontà
non ne sanno tanto
anzi pare che ammazzino
ogni giorno Gesù
e non solo il venerdì Santo
 
ma basta aspettare due giorni
che Gesù risorge e ci fa bene di più
 
e tutto questo ben di Dio
dentro tre gironi
che mi sembrano un po’
come quelli di Bartali e Coppi
anche loro hanno da pedalare
e forte
per arrivare come ognuno di noi
in cima alla montagna
 
ma non hanno mica scritto un poema
che mi tocca imparare a memoria !   
   
 
 ( Tita, su una gamba sola  Patrizia Gioia / edizioni Mille Gru )
 
 
 “QUALE EUROPA?” Milano, Teatro Filodrammatici, 10 marzo 2014-02-28 con Diego Fusaro, Antonio Moresco, Antonietta Potente, Gianni Vacchelli, Patrizia Gioia

Tags:
europafilodrammatici
in evidenza
Carolina Stramare va in gol L'ex Miss Italia sfida Diletta

Calcio e tv... bollente

Carolina Stramare va in gol
L'ex Miss Italia sfida Diletta

i più visti
in vetrina
Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità

Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità


casa, immobiliare
motori
Renault: restyling per Megane berlina ora disponibile anche Plug-in Hybrid

Renault: restyling per Megane berlina ora disponibile anche Plug-in Hybrid


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.