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Compare, mi vendi una scarpa?, di Rocco Boccadamo, Capone Editore 2014.

Compare, mi vendi una scarpa?, di Rocco Boccadamo, Capone Editore 2014.
coperta compare per blog

Recensione di Alessandra Peluso.

Nostalgia di un mondo che ci appartiene, di un passato che ritorna proprio come Ulisse, così Rocco Boccadamo, l’Ulisse del Salento accoglie il ritorno delle tradizioni, i riti, gli amori legati alla sua terra natìa: Castro.
“Compare, mi vendi una scarpa?” è una composizione folkloristica di racconti, molto curiosi e nostalgici, senza ricorrere però allo struggimento o al dolore; bensì, Boccadamo adotta un linguaggio semplice, fluido, che attrae ogni lettore, pur giovanissimo.
È un simpatico omaggio al passato che appartiene ai salentini, un desiderio vivo di sentirsi vicino e di animo puerile, nonostante il presente sia lì a mostrare il conto di un bilancio della vita.
Ricordo verdeggiante è all’ombra di quel carrubo: «Di ombra e frescura gradevole, si ha la sensazione di immergersi in una piccola oasi balsamica, che riverbera gli odori gradevoli, autentici e genuini, di cui la stagione estiva è intensamente pregna». (p. 16).
Questi i profumi e gli odori che si respirano nel libro: intensi prolungati sino all’ultimo racconto.
Si giunge poi a “Castro, mio grande amore”:  “Castrum Minervae” che oggi si identifica con Castro Città o Castro Alta, adagiata su un costone/ promontorio discretamente rialzato sul mare e cinta in parte, almeno intorno all’estensione del borgo, da mura e da una catena di castelli con torri cilindriche o a sagoma di parallelepipedo. (p 25).

Un tempo non esisteva una differenza di latitudine né di importanza tra Città Alta o Città sul mare, molti secoli fa Castro nasceva per opera della splendida dea Minerva in un’incantevole panorama mozzafiato.
L’unicità di Castro e la gente genuina, autentica di un tempo è il filo conduttore di “Compare, mi vendi una scarpa?” tessuto dalla buona penna di Boccadamo.
Questo ritorno al passato risulta quasi un’esigenza nell’autore, quella di raccontare a se stesso, nel ricordo, parte della sua giovinezza e di raccontarla ai lettori, per farla conoscere, in modo che resti un passato solido in un presente da intrecciare e ad avere come esempio da tramandare.
Non solo, i racconti salentini si leggono con tanta piacevolezza e adagiati comodamente lasciandosi cullare dalle fronde del carrubo, dei fichi, dai profumi che rinfrancano l’animo.

Si giunge poi ad Andrano e alla bellissima Lecce, alla quale l’autore dedica una dichiarazione d’amore.
Rocco Boccadamo omaggia generosamente i lettori di tanti bei ricordi di un Salento d’amare – come si è soliti dire di questi periodi – che per lo stesso rappresenta davvero un amore sincero e unico, fedele come mai.
“Racconta, narra, interviene, mettendo in mostra senza infingimenti la propria nostalgia dei tempi, dei luoghi e delle persone vissuti senza rancore, senza tormento (Maurizio Nocera) e “narrando, fabbrica cornici dentro le quali personaggi, luoghi, storie, si ritrovano in una tessitura coerente, compatta” (Antonio Errico).
Ecco questo è “Compare, mi vendi una scarpa?”, di Rocco Boccadamo e tutto ciò che il lettore liberamente vuole immaginare, perché in fondo un viaggio nella fantasia non nuoce, ma al contrario giova e rende gradevole e più coraggioso da affrontare un presente complicato. E con uno sguardo lungimirante e una visione consapevole del presente – lo stesso Boccadamo – pone l’attenzione verso ciò che dovrebbe essere oggi Castro: una rivalutazione di un passato genuino e autentico che in parte è stato prosciugato da logiche affaristiche.