Recensione di Alessandra Peluso.
Nostalgia di un mondo che ci appartiene, di un passato che ritorna proprio come Ulisse, così Rocco Boccadamo, l’Ulisse del Salento accoglie il ritorno delle tradizioni, i riti, gli amori legati alla sua terra natìa: Castro.
“Compare, mi vendi una scarpa?” è una composizione folkloristica di racconti, molto curiosi e nostalgici, senza ricorrere però allo struggimento o al dolore; bensì, Boccadamo adotta un linguaggio semplice, fluido, che attrae ogni lettore, pur giovanissimo.
È un simpatico omaggio al passato che appartiene ai salentini, un desiderio vivo di sentirsi vicino e di animo puerile, nonostante il presente sia lì a mostrare il conto di un bilancio della vita.
Ricordo verdeggiante è all’ombra di quel carrubo: «Di ombra e frescura gradevole, si ha la sensazione di immergersi in una piccola oasi balsamica, che riverbera gli odori gradevoli, autentici e genuini, di cui la stagione estiva è intensamente pregna». (p. 16).
Questi i profumi e gli odori che si respirano nel libro: intensi prolungati sino all’ultimo racconto.
Si giunge poi a “Castro, mio grande amore”: “Castrum Minervae” che oggi si identifica con Castro Città o Castro Alta, adagiata su un costone/ promontorio discretamente rialzato sul mare e cinta in parte, almeno intorno all’estensione del borgo, da mura e da una catena di castelli con torri cilindriche o a sagoma di parallelepipedo. (p 25).
Un tempo non esisteva una differenza di latitudine né di importanza tra Città Alta o Città sul mare, molti secoli fa Castro nasceva per opera della splendida dea Minerva in un’incantevole panorama mozzafiato.
L’unicità di Castro e la gente genuina, autentica di un tempo è il filo conduttore di “Compare, mi vendi una scarpa?” tessuto dalla buona penna di Boccadamo.
Questo ritorno al passato risulta quasi un’esigenza nell’autore, quella di raccontare a se stesso, nel ricordo, parte della sua giovinezza e di raccontarla ai lettori, per farla conoscere, in modo che resti un passato solido in un presente da intrecciare e ad avere come esempio da tramandare.
Non solo, i racconti salentini si leggono con tanta piacevolezza e adagiati comodamente lasciandosi cullare dalle fronde del carrubo, dei fichi, dai profumi che rinfrancano l’animo.
Si giunge poi ad Andrano e alla bellissima Lecce, alla quale l’autore dedica una dichiarazione d’amore.
Rocco Boccadamo omaggia generosamente i lettori di tanti bei ricordi di un Salento d’amare – come si è soliti dire di questi periodi – che per lo stesso rappresenta davvero un amore sincero e unico, fedele come mai.
“Racconta, narra, interviene, mettendo in mostra senza infingimenti la propria nostalgia dei tempi, dei luoghi e delle persone vissuti senza rancore, senza tormento (Maurizio Nocera) e “narrando, fabbrica cornici dentro le quali personaggi, luoghi, storie, si ritrovano in una tessitura coerente, compatta” (Antonio Errico).
Ecco questo è “Compare, mi vendi una scarpa?”, di Rocco Boccadamo e tutto ciò che il lettore liberamente vuole immaginare, perché in fondo un viaggio nella fantasia non nuoce, ma al contrario giova e rende gradevole e più coraggioso da affrontare un presente complicato. E con uno sguardo lungimirante e una visione consapevole del presente – lo stesso Boccadamo – pone l’attenzione verso ciò che dovrebbe essere oggi Castro: una rivalutazione di un passato genuino e autentico che in parte è stato prosciugato da logiche affaristiche.

