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E' stata scoperta la più antica supernova mai rilevata: si trova a 10 mld anni luce dalla Terra e potrà aiutare a ricalibrare le misure delle distanze dell'universo. Pubblicata sull'Astrophysical Journal, la scoperta è del gruppo coordinato da David Rubin dei laboratori nazionali americani Lawrence Berkeley. Averla, rileva Rubin, è come avere 'un televisore che ti permette di guardare nel passato e vedere un intero mese di preistoria scorrerti davanti agli occhi in tempo reale'.

SPECIALE SCIENZA - L'ULTIMA SCOPERTA: I PIANETI SIMILI ALLA TERRA NELLA VIA LATTEA

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LA SCOPERTA - Nella Via Lattea ci sono almeno 17 miliardi di pianeti delle dimensioni della Terra. È la stima diffusa oggi alla American Astronomical Society da due gruppi indipendenti di scienziati statunitensi, dopo una nuova analisi dei dati raccolti dalla Missione Kepler della Nasa, lanciata nel 2009 per cercare pianeti simili alla Terra. La nuova stima non indica quanti pianeti siano potenzialmente abitabili, tuttavia, questo numero assoluto è una buona base di partenza per la ricerca di mondi simili al nostro.

Gli scienziati devono ancora trovare un gemello della Terra, un pianeta che non abbia solo le stesse dimensioni, ma che sia anche collocato in una zona non troppo calda né troppo fredda, dove l'acqua possa esistere in forma liquida. Uno dei due gruppi che ha analizzato i dati, guidato da François Fressin del Centro per l'astrofisica Harvard-Smithsonian, ha stimato che almeno una stella su sei ha un pianeta di dimensioni della Terra che le ruota attorno. Usando un metodo differente, i ricercatori dell'Università di California, Berkeley, e dell'Università delle Hawaii hanno determinato che il 17% delle stelle hanno attorno a sé pianeti con un diametro simile o doppio rispetto al nostro.

L'astrofisica Margherita Hack spiega ad Affari Italiani la possibilità di altre infinite Terre: "Il sole è una stella comunissima. Pensare che le condizioni per la formazione della vita si siano verificate solo sulla terra è assurdo. Sappiamo che ci sono miliardi di pianeti: dal '95 a oggi ne abbiamo scoperti oltre 300, sappiamo anche che quasi tutte le stelle (come il sole) hanno dei sistemi planetari quindi è ipotizzabile che ci siano miliardi di terre solo nella nostra galassia. Se contiamo che ci sono miliardi di galassie...

Parla di forme di vita intelligenti? "Certo. Ci sono stelle molto più vecchie del sole che ha 5 miliardi di anni. Quindi è facile che le civiltà extraterrestri siano molto più evolute di noi".

Ma perché la scienza non l'ha ancora provato? "E' molto complesso. Il pianeta scoperto più simile alla terra dista da noi venti anni luce. Per raggiungerlo e verificare servirebbe un'astronave capace di viaggiare almeno a un centesimo della velocità della luce e ci vorrebbero comunque 2000 anni. L'alternativa reale è il progetto SETI: dal '64 dei telescopi sono puntati su pianeti simili alla terra e aspettano dei possibili segnali intelligenti. Ma la probabilità di captarli è bassa poiché per comunicare serve che il livello di sviluppo delle civiltà sia circa lo stesso e la nostra è troppo giovane".

Lei è nota per essere molto critica riguardo agli oroscopi e all'astrologia...
"Certo sono una stupidaggine. Oggi conosciamo talmente bene certi particolari delle costellazioni che vengono a cadere completamente i presupposti. Siamo in grado di quantificare perfettamente l'azione degli astri su di noi... Certo una volta si credeva che i pianeti fossero Dei, ma siamo nell'ambito del mito...".

E sulla condizione della scienza in Italia: "Il problema è la mancanza di fondi per la ricerca. Si spende per creare dei ricercatori e quando sono pronti per produrre li si regala all'estero.

 


LE IMMAGINI

 

TORMENTONE ASTEROIDI - L’asteroide Apophis prosegue la sua corsa e si avvicina al nostro pianeta. Il 9 gennaio alle 12:43, ore italiane, l'asteroide raggiungerà la distanza minima di 15 milioni di chilometri dalla Terra, ma senza alcun rischio di collisione. “Si tratta di una distanza di tutta sicurezza”, commenta l'astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope. ''Va notato però - agggiunge - che prima del 2029, anno del passaggio record, Apophis non arriverà più così vicino a noi''.

Questa enorme roccia vagante, larga circa 300 metri, venne scoperta il 19 giugno del 2004 dal Kitt Peak National Observatory dell’Arizona e già all’epoca venne stimato che si sarebbero successivamente verificati altri tre incontri ravvicinati. Oltre al passaggio di questi giorni, Apophis tornerà a visitare la Terra nel 2029, quando passera' alla distanza di a circa 35 mila chilometri, e poi nel 2036.

Sulla base dei dati scientifici che verranno raccolti nell’imminente avvicinamento dell’asteroide, sarà possibile calcolare con più precisione sia la traiettoria del 2029 che le probabilità d’impatto con la Terra nell’avvicinamento del 2036, oggi considerate molto basse.



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