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Culture

 

SebastianoMauri

Di origine italo-argentina, Sebastiano Mauri ha vissuto e lavorato per anni tra Milano, New York e Buenos Aires. A New York si è laureato alla scuola di cinema, e per i suoi cortometraggi ha vinto il Warner Brothers Award e il Martin Scorsese Post-Production Award. Da artista visivo è stato protagonista di mostre personali e collettive. Nel 2012 (per Rizzoli) ha pubblicato il suo primo romanzo, l'autobiografico "Goditi il problema".

Il 13 giugno, a Milano (in via Faraday n.21), a partire dalle ore 20, Sebastiano Mauri  sarà protagonista di “Rooms...”, terzo evento Tender To Young Art 2013: “ATTESE”. L'appuntamento è a cura di Francesca Alfano Miglietti e Moreno Zani.

 

Così Francesca Alfano Miglietti presenta l'arte visiva di Mauri:

Il reale è diventato un mondo complicato… Nel quotidiano molti scelgono di assumere identità già definite, di altri, trovando in questo un senso attraverso il quale rapportarsi agli altri. Sebastiano Mauri indaga, attraverso media e visioni diverse, una delle tematiche più complesse del contemporaneo: l'identità. A volte attraverso una visione dell’universo sociale ed un funzionamento relazionale fondato su se stesso, altre volte attraverso simboli e immagini di un universo alieno che definiscono la sua idea , altre volte ancora attraverso le icone di una spiritualità preconfezionata e pronta all’uso. La metamorfosi, sia pure declinata in modi e con procedimenti dissimili, è alla base di molte delle opere di Sebastiano Mauri. Molti gli aspetti del suo lavoro legati allo scenario umano, altre volte lo scenario è quello sociale, sempre l’orizzonte di Sebastiano Mauri è quello culturale. Sebastiano Mauri è un cantore per immagini, immagini che sembrano ricamate nell'inconscio. Appaiono in chiaroscuro le tematiche fondamentali della sua ricerca, un archivio prezioso di estraneità e disagio, di nevrosi e alienazione, di giudizi e di pregiudizi. Questo il suo dizionario. Sebastiano Mauri rappresenta la stravaganza, per far emergere la singolarità, senza temere il giudizio. Ideatore di storie in bilico fra simpatia e tenerezza, .le sue sono ‘storie’ che appartengono al molteplice e decentrato clima post-moderno, e che si costituiscono come nucleo del proprio tempo. Una concezione personale del proprio essere e una collezione di ‘incontri’ e di ‘tipi’ in grado di sviluppare punti di osservazione sul clima sociale e culturale del contemporaneo. La concezione della propria identità sta cambiando nella direzione della simulazione di un’altra identità, di un ruolo che costringe a recitare una parte non propria ma che lo diventa. Sebastiano Mauri crea contesti inverosimili, nei quali si mostrano regole comportamentali e un’estetica snaturata e eccessiva, che condividono con il pubblico una situazione esistenziale comune, scoprendo uno stato generale di incertezza. IMMANENCE, I BELIEVE IN GOD, THE SONG I LOVE TO, NUMB, FADED, LOVE HAS NO GENDER, sei i video in mostra, e per i sei video, per la prima volta presentati insieme, sei luoghi. La presenza in scena manifesta l’esistenza di una serie di “ruoli” riconosciuti che esprimono il loro meccanico rapporto con la società, il conflitto tra singolo e società diventa più marcato quando l’anomalia non riguarda più il comportamento morale, che devia dalla norma, ma quando investe direttamente l’identità. Sebastiano Mauri usa gli strumenti del video come dichiarazione: l'inquadratura, il piano e il montaggio sono i mezzi attraverso i quali costruisce il suo sistema di relazioni tra immagini e individui e poetica. Sceglie l'inquadratura come punto di vista, un punto di vista che fuoriesce dal sistema chiuso che comprende tutto ciò che è presente nell'immagine. Coinvolgenti e aliene le dinamiche di luci e ombre che producono le disinquadrature e i fuori fuoco, in cui l’immagine diventa leggibile, oltre che visibile. Per Sebastiano Mauri vi sono immagini che hanno una relazione per così dire "affettiva" con le cose che rappresentano, una realtà direttamente presente senza mediazione simbolica o riformulazione del reale stesso, e, sembra, voler astrarre l'immagine dalle coordinate spazio-temporali per trasformarla in icona, espressione pura di un affetto che non esiste separatamente da ciò che lo esprime. L'affetto sembra poter esprime il possibile senza attualizzarlo e allo stesso tempo esprime qualcosa di singolare, all’interno di una storia che lo presenta come l'espressione di un'epoca o di un ambiente. Una cangiante lucentezza per la trasformazione come cambiamento profondo: un passaggio fatale tra coscienza e incoscienza, noto e ignoto, vita e rappresentazione.

Tags:
sebastiano mauriarte visiva
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