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Short Theatre 2026, Roma si trasforma in palcoscenico diffuso. 10 giorni, 65 appuntamenti e 40 artisti dal Sud ed Est globale

Dal 3 al 12 settembre torna a Roma la 21esima edizione di Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, con un programma che attraversa teatri, musei e luoghi storici della Capitale

Short Theatre 2026, Roma si trasforma in palcoscenico diffuso. 10 giorni, 65 appuntamenti e 40 artisti dal Sud ed Est globale

Dieci giorni di programmazione, oltre 65 appuntamenti e circa 40 tra compagnie, progetti artistici e figure della scena internazionale compongono una mappa delle geografie artistiche contemporanee, spaziando nel Sud ed Est Globale con artiste e artisti da Italia, Spagna, Francia, Polonia, Ungheria, Algeria, Libia, Eritrea, Camerun, Rwanda, Messico e Cina.

Short Theatre 2026, Roma si trasforma in palcoscenico diffuso. 10 giorni, 65 appuntamenti e 40 artisti dal Sud ed Est globale

Un festival che permea tutta la città

Short Theatre 2026 coinvolge il Mattatoio di Roma, nella sua veste restaurata e riaperta al grande pubblico, l’Orto Botanico, il Teatro India e il Teatro Vittoria come luoghi iconici e storici dell’iniziativa, il MACRO – Museo d’arte Contemporanea di Roma, anch’esso rinnovato e riaperto al pubblico lo scorso dicembre, il Cinema Troisi, il Museo delle Civiltà e tante realtà associative e performative.lacapitale+2

La domanda che dà vita alla programmazione

“Che funzione svolgono, oggi, i festival?”: da questa domanda nasce la programmazione di Short Theatre 2026, che vuole rendere visibili i processi che danno corpo ai “fenomeni” artistici, facendo proprio il rischio di condividere con il pubblico la presenza di oggetti ibridi, indefiniti.

Opere che sfuggono alle categorie, che mescolano canto lirico e beatbox, testo poetico e presenza scenica, passeggiata collettiva e gesto simbolico, ma anche formati pedagogici come Classe, progetto di trasmissione di saperi, residenziali ed esplorazioni nella drammaturgia grazie alle sezioni Camera o Salon, un programma quotidiano di inviti musicali.

Short Theatre 2026 torna ad abitare gli spazi della Pelanda del Mattatoio per tutta la durata del festival, grazie al contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo – da anni tra i principali sostenitori del festival oltre che partner progettuale di ST – e della neonata Fondazione Mattatoio – Città delle arti, confermando il movimento puntuale che fa dell’area di Testaccio il centro gravitazionale del festival.

ST26 vede coinvolti anche il Teatro India, luogo in cui il festival è nato vent’anni fa e oggi, grazie al contributo della Fondazione Teatro di Roma, sua importante sede – in cui prenderà corpo la collaborazione con Romaeuropa Festival – il Teatro Vittoria e il Cinema Troisi, una tra le tre location al centro di un progetto artistico disseminato che conta anche il Muciv-Museo delle Civiltà e il Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

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L’opening all’Orto Botanico: una “psichedelia sentimentale”

ST26 si apre all’Orto Botanico, il 3 settembre, con spettacoli, performance, riti sonori e ascolti come eventi atmosferici improvvisi. Ai corpi vegetali, si aggiungono altri corpi estemporanei, in una modalità psichedelica che tiene insieme e rende visibile l’agglomerarsi di atmosfere, suoni, parole, colori, ritmi ed intensità.

Una “psichedelia sentimentale” che irrompe nella giornata iniziale del festival per restare e attraversarlo in tutta la sua durata, come rende visibile l’identità visiva di questa edizione, realizzata da Taquitojocoque, irriverente illustratrice messicana che fonde la cultura pop con il patrimonio culturale messicano.

Inaugura la prima giornata l’incontro con Annalisa Metta, architetta e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre che ragionerà intorno ai temi del selvatico e del mostruoso del paesaggio e delle città nel primo appuntamento di Classe, progetto di trasmissione di saperi realizzato da AREA06 che intreccia il programma di ST26.

Le ammalianti e oniriche Serre Tropicali e Monumentali dell’Orto diventeranno habitat immersivi grazie alle sonorizzazioni di Oscar Ngu Atanga, sound artist, ricercatore e curatore che attinge ai ritmi, alle frequenze e alle pratiche ancestrali del Camerun per creare narrazioni sonore coinvolgenti, e Lemmo, giovane compositore e sound researcher nel campo della musica elettronica e sperimentale, il cui lavoro esplora le possibilità della composizione algoritmica.

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Opere che destabilizzano gli immaginari dominanti

È uno spettacolo ma anche una lecture, in cui le parole affermano qualcosa mentre il corpo ne fa altre, la celebre Dance for Nothing (revisited) di Eszter Salamon, in cui la coreografa e performer ungherese ripropone la Lecture on Nothing (1949) di John Cage sperimentando la modulazione dei movimenti fisici, concentrandosi sull’aspetto sonoro di questa conferenza fondamentale sul nulla, il vuoto e la composizione.

Quixote_a rose is not a rose di Industria Indipendente rende visibile una delle tracce che permea l’intera edizione, accomunando diversi lavori che “rovistano” negli immaginari dominanti — coloniali, occidentali, classici — non per pacificarli, ma per destabilizzarli con movimenti “turbolenti”.

In questo caso è il Don Chisciotte — simbolo dell’anti-eroe maschile del canone letterario occidentale — a essere smontato e rimontato attraverso la parola lesbica dei testi di Kathy Acker e la scrittura del corpo vivo di Annamaria Ajmone, in un progetto performativo modulare nato nel 2025 proprio nella cornice di Short Theatre, grazie al formato Camera.




Interroga le mitologie europee in una prospettiva postcoloniale e post-genere Vanasay Khamphommala, drammaturga, performer, scrittrice e traduttrice queer, in residenza a Villa Medici per sviluppare una ricerca-performance sulla figura mitologica di Ganimede, esplorando le risonanze che la sua antica narrazione ha ancora nelle comunità queer di oggi

A straniare lo spazio saranno alcuni interventi performativi nello spazio delle Serre tra cui, ad esempio, Rhuena Bracci – ex ginnasta, coreografa, danzatrice e formatrice Yoga – e Fedra Morini – attivista, performer e autrice – creando una zona, mobile ed estemporanea, a partire dal proprio clima corporeo in movimento.

Esplora il mistero del creato, la natura e il senso di meraviglia e spavento che deriva dal vivente il rito sonoro Naturale sconosciuto di Mariangela Gualtieri, luminosa poetessa e drammaturga cesenate, fondatrice del Teatro Valdoca, che all’imbrunire rischiarerà una delle scalinate marmoree dell’Orto.

Farà da ideale contraltare al rito sonoro della Gualtieri Down della svizzera Melissa Guex, combinazione esplosiva di corpo danzante e batteria dal vivo, un dono per andare oltre quello che sembra un mondo senza speranza.

Il programma disseminato: dal Mattatoio ai musei

ST26 prosegue dal 4 settembre alla Pelanda del Mattatoio e inaugura nuovi spazi. Quelli attraversati dal lavoro di Muna Mussie, artista di origini eritree basata a Bologna, che presenta il suo Cinema Impero in tre tappe – al Cinema Troisi, al MUCIV – Museo delle Civiltà e al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma-Info e biglietti www.shorttheatre.org

Un dispositivo che prende il nome dall’omonimo cinema situato nel centro di Asmara, costruito nel 1937 durante il regime fascista, e riattraversa gli archivi coloniali a partire dall’intimità e dall’affettività, mettendo in dialogo materiali video provenienti dall’Istituto Luce e dall’archivio privato dell’artista, raccontati e interpretati da due voci e due intelligenze, una artificiale e una emotiva, a Short Theatre in una versione speciale dal titolo Cinema Impero Roma.

Interviene sugli immaginari coloniali attraverso la lente dell’esperienza personale anche Betty Tchomanga, performer e coreografa franco-camerunense associata a Quartz, scène nationale de Brest e al Théâtre de la Bastille di Parigi con Histoire(s) Décoloniale(s), serie coreografica iniziata nel 2023 e concepita come una raccolta di ritratti dove ogni episodio affronta la storia coloniale e la sua eredità a partire da singoli percorsi individuali.

La possibilità di agire contro le “cancellazioni storiche”, come le definisce la filosofa femminista Elsa Dorlin, è al centro di Moi, toi, Tituba, ultima produzione dell’artista, performer e autrice di origini ruandesi Dorothée Munyaneza, un lavoro che muove dal testo letterario di Maryse Condé e Elsa Dorlin sulla figura di Tituba, schiava accusata di stregoneria durante i processi di Salem.

Prime nazionali e ritorni attesi

La presenza di Dorothée Munyaneza a ST26 è possibile grazie il supporto della Fondazione Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea, e si manifesta in Myriade, dispositivo curatoriale in cui l’artista chiama a raccolta una “miriade” di voci che risuonano con la sua ricerca.

L’incontro artistico e il dialogo tra forme espressive diverse è al centro anche di L’Echo, nuovo lavoro della coreografa franco-algerina Nacera Belaza, in prima nazionale al Teatro India il 10 e 11 settembre grazie alla co-realizzazione tra Short Theatre e Romaeuropa Festival, che tornano a condividere anche quest’anno parte delle proprie programmazioni.

Il ritorno di Alberto Cortès, François Chaignaud e Chiara Bersani a ST e la Prima nazionale di Cristina Kristal Rizzo. Lo spazio di intima alterità tra chi narra e chi osserva, la scena come relazione amorosa e l’amore come fenomeno che consuma chi lo sperimenta sono al centro di El corazón de Ester, nuova produzione dell’autore e performer Alberto Cortès.

Cortés traccia un parallelo tra l’abbandonarsi a un amante e l’abbandonarsi al pubblico, e sceglie di limitare la durata di questa performance prima che venga definitivamente consumata dallo sguardo del pubblico: di El corazón de Ester esisteranno solo 50 repliche in tutto il mondo, di cui due a ST26 il 4 e 5 settembre al Teatro Vittoria.

Il “romanticismo sensibile” che percorre tutta l’edizione emerge sfacciatamente nelle danze camp di Cristina Kristal Rizzo, in prima nazionale il 6 e 7 settembre con Sentimental1, un solo liberamente ispirato al lavoro di Derek Jarman e di William Blake.

Il teatro viene inteso come agone e spazio dell’artificio per eccellenza, con François Chaignaud che torna a ST26 l’8 e 9 settembre insieme al beatboxer Aymeric Hainaux con Mirlitons, performance in cui canto lirico battaglia con il beatbox.

La tradizione normata delle arti occidentali viene ri-articolata e radicalmente spostata da Michel. The animals I am, lavoro coreografico di Chiara Bersani, che si confronta con il repertorio della danza classica partendo dal Lago di Cigni e affidando a tre corpi con disabilità la possibilità di reimmaginare e trasmettere il movimento.

In occasione della sua presenza a ST26, il 4 e 5 settembre, Chiara Bersani terrà anche un workshop gratuito rivolto a persone con e senza disabilità