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Culture

La trama, per sommi capi.
 
Nello spazio di poche settimane, più o meno intorno alla classica “ottobrata” romana, alcuni personaggi scopriranno di se stessi cose che non sapevano, o non volevano, desiderare. E lo faranno attraverso esperienze erotiche necessarie quanto inevitabili – col senno di poi. Il problema è il senno di prima.
 
Fuori l’autore.

 
Elisabetta Pierri esordisce con questo romanzo grazie a un editore che – opinione del tutto personale – ha speso bene il suo coraggio e il suo intuito professionale. E’ un’attivista femminista, e questo suo modo di vedere il mondo è tanto importante nell’architettura del romanzo quando invisibile. Si gode solo dei suoi effetti.
 
La recensione in senso stretto.

 
Quello che ci si aspetta in un romanzo erotico – o classificato come tale quando lo trovate in libreria – è l’erotismo. Quello che non si sa prima di leggere è come questo erotismo sarà usato nel romanzo.
Questo romanzo risponde, in uno dei modi possibili, alla domanda circa il rapporto tra sesso e amore, e lo fa nel modo tipico del romanzo: con ironia. La forma e lo stile scelti da Pierri sono parte essenziale di questa risposta, che necessita di un parte di finzione, di una sottile autoironia, necessarie a denunciarsi come finzione – l’unico modo per fornire una risposta possibile tra le tante, a tanti. Questa componente tiene insieme le parti, la contemporaneità, le vicende – molte e di molti personaggi – che senza sarebbero solamente tranches de vie, e invece così sono una forma, un romanzo leggibile e coerente; una totalità si diceva una volta.
Il sesso, nel romanzo di Pierri, non è mai superfluo. Arriva quando serve, spiega quanto basta, immagina il necessario, collega e supera gli elementi narrativi, ed è assolutamente legato ai caratteri dei personaggi coinvolti, che senza di esso apparirebbero monchi, incompleti. Questa precisa scelta di mezzi espressivi permette non solo al romanzo di essere ben più di quello che il genere erotico permetterebbe, ma anche di usare l’elemento erotico non solo come soggetto del romanzo, ma come suo elemento architettonico, senza il quale il romanzo non ci sarebbe. Ciò che racconta Pierri non potrebbe essere scritto come una storia senza erotismo. Perché senza, la storia di Un insolito tepore autunnale non esisterebbe proprio, né potrebbe tentare di rispondere alle domande esistenziali che si pone e che pone al lettore.
 
Perché dovrei leggerlo.
 
Perché raramente il sesso è stato raccontato così felicemente e così necessariamente.
Perché un romanzo erotico dovrebbe essere comunque prima un romanzo, e questo lo è.
Perché la scrittura di Pierri non regala niente di più di ciò che serve, e tutto quello che vi sembra mancare è – come si dice in questi casi – tutta un’altra storia.

QUI LA VIDEO-INTERVISTA ALL'AUTRICE, OSPITE DEL TG5

Tags:
un insolito tepore autunnaleelisabetta pierri
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