Il salmone è stato più volte dipinto come un efficace anticancerogeno. Molti nutrizionisti lodano i benefici per la salute di mirtilli, cavoli rapa e cannella. Negli Stati Uniti è boom di “superfood”, un termine che ha fatto il suo ingresso nel dizionario 15 anni fa, ma che sta avendo un vero e proprio successo negli ultimi tempi. Senza peraltro averne una definizione formale, secondo Phil Hagen, specialista di medicina preventiva in Minnesota. “Attualmente – spiega il dottore – è più che altro una etichetta per vendere qualcosa. Anche perché non c’è un alimento là fuori, che ha tutti i 30 o 50 nutrienti che dovremmo consumare regolarmente”.
Insomma, il superfood non esiste? In effetti il supercibo, come si potrebbe tradurre il termine americano, non è proprio un marchio e basta. Alla base c’è la convinzione che ci sono cibi con più proprietà di altri. In particolare, i “nutrienti”, ovvero circa 40 sostanze che il National Institutes of Health ha classificato come fondamentali. Ci sono le vitamine, tracce di minerali, alcuni grassi e altro. Tra i “superfood” ci sarebbero anche i legum, con poche calorie ma moltissime proteine e fibre. La frutta a guscio, per il dottor Hagen, è un altro superfood perché le alte calorie arrivano in gran parte da oli benefici. Ma anche il semplice uovo, lo yogurt magro sono altamente salutari, perché hanno un alto contenuto di proteine e calcio. Insomma, gli alimenti sono tanti. E proprio dalla varietà arriva la forza. “Quando i nutrizionisti trovano un gruppo di persone sano vedono che consumano tantissimi tipi di alimenti, meglio se freschi”, spiega Hagen. Buon senso, quindi. E una etichetta che non è escluso che si diffonderà, prima o poi, anche in Italia.
