Di Alessandro Martini
Nel recente passato si è molto scritto e commentato sul caso riguardante la chiusura dell’allevamento di cani di razza beagle destinati ai laboratori per la sperimentazione animale. Con l’intervento decisivo di Michela Vittoria Brambilla la vicenda si è risolta a favore degli animali e il problema dell’ allevamento e della sperimentazione sugli animali da sottoporre poi a vivisezione è stato portato a conoscenza di un vasto pubblico che ne ha potuto così conoscere la drammaticità e possiede oggi i mezzi culturali per poter distinguere i prodotti ottenuti con metodi cruenti da quelli ecosostenibili.
Molte aziende in Italia e all’estero dimostrano tutti i giorni che è possibile fare impresa rispettando l’ambiente e gli animali. Se prima le imprese del settore chimico e cosmetico che decidevano di non avvalersi dei test clinici sfruttando cavie animali si potevano contare sulle dita di una mano oggi si assiste a una inversione di tendenza e sono sempre di più i marchi che si vanno a iscrivere nella lista delle aziende che decidono di non avvalersi di animali per i propri test. Molti tra i maggiori produttori mondiali di cosmetici e prodotti per la casa che attualmente utilizzano la sperimentazione scientifica sugli animali stanno investendo grandi quantità di denaro nella ricerca di metodi alternativi, ma ci sono anche aziende che, sin dal primo giorno, hanno concepito i propri prodotti nel rispetto della natura.
In Italia, a Lodi, è nata nel 1978 e si è poi affermata a livello internazionale, L’Erbolario. E’ nata come Premiata erboristeria artigiana, nel retro del piccolo negozio di corso Archinti. Qui Franco Bergamaschi e la moglie Daniela Villa, fondatori dell’Erbolario, diedero vita ai loro primi cosmetici, attingendo a vecchi e collaudati ricettari di famiglia. Si trattava di acque aromatiche, oli da bagno e lozioni contraddistinti tutti dalla derivazione esclusivamente naturale dei loro ingredienti, da profumazioni delicate, per nulla artefatte, e da confezioni dalla grafica pulita e accattivante. Il successo fu immediato. Alla fine del 1983 L’Erbolario trasferisce così la produzione in un sito più spazioso, nella storica sede di via Nazario Sauro, sulle rive dell’Adda. L’Erbolario muove i suo passi sotto l’egida di personaggi del calibro di Vera Lodi, Paolo Rovesti, iniziatore dell’arte fitocosmetica italiana, Gianfranco Patri e del professor Gianni Proserpio, che ha orchestrato per anni i lavori del laboratorio di ricerca e sviluppo dell’Erbolario. Da piccola impresa a conduzione familiare si trasforma in un’azienda rinomata a livello internazionale.
Lungo il suo felice cammino di crescita, L’Erbolario non ha perso nulla della sua peculiare e originaria filosofia: la natura, prima di tutto, rispettata al massimo e coniugata alla tecnica e al sapere più aggiornati. Cosmetici che danno ampie garanzie di sicurezza, ipoallergenicità e funzionalità, come viene certificato dai severi test clinici che l’università di Pavia conduce – solo su volontari sani, mai su animali- per conto dell’ Erbolario. I trattamenti di bellezza sono sottoposti a test clinico-strumentali, in vitro o di autovalutazione, sempre sotto il controllo dell’università di Pavia. Il laboratorio di ricerca e sviluppo dell’Erbolario, il cui avanzato livello di abilità nella formulazione cosmetica e le cui rigorose metodiche di ricerca sono stati riconosciuti dal ministero dell’Università e della Ricerca (Murst), lavora in modo costante sull’identificazione di sempre nuove applicazioni per gli attivi vegetali e sulla creazione di cosmetici sempre più efficaci e sicuri. L’innovativo laboratorio estrattivo si concentra invece sulla messa a punto di tecniche estrattive sempre più raffinate. La filosofia che guida l’ attività dell’Erbolario si fonda sulla ricerca dell’equilibrio tra scienza e tradizione: i più avanzati sistemi di produzione e una costante ricerca cosmetologica procedono in parallelo con il rispetto della tradizione erboristica. Il presidente dell’Erbolario è il vulcanico Franco Bergamaschi.
La sua azienda è dotata di un sistema di gestione ambientale, utilizza energia rinnovabile, aderisce allo Standard internazionale contro i test sugli animali e può esibire molti altri attestati di etica ambientale. Allora si possono avere prodotti di qualità rispettando ambiente e animali?
Verissimo, scelta etica ed economia possono andare d’accordo. I cosmetici naturali che noi produciamo a Lodi sono entrati negli ultimi dieci mesi in ben dieci milioni di famiglie italiane. Quindi la massima cura che noi poniamo nel profilo etico nella nostra azienda non ci ostacola assolutamente nel raggiungimento dei nostri obiettivi economici, anzi il consenso che tantissime e tantissimi italiani ci riservano è sempre maggiore anche perché la sensibilità all’ambiente, la sensibilità alle grandi tematiche dell’ animalismo e del rispetto della dignità del lavoro di tutti è sempre più spiccata.
Quest’anno ha festeggiato i 35 anni della sua azienda. Quali difficoltà e quali incoraggiamenti nel corso della sua attività?
Queste prime 35 candeline hanno segnato 35 anni bellissimi, tutti passati all’insegna dell’entusiasmo, della passione, forse perché ho avuto il grandissimo privilegio di trasformare quella che era una mia passione personalissima in una attività professionale, in un lavoro. La maggiore sensibilità anche verso le tematiche etiche che caratterizzano la nostra produzione c’è stata costantemente di sostegno in 35 anni. Certo, nel lontano 1978, la sensibilità ambientale e il rispetto per gli animali erano un po’ meno sentiti e un po’ meno sviluppati, ma le manifestazioni d’affetto dei nostri clienti sono sempre state copiose.
La legislazione italiana aiuta chi, come lei, opera seguendo un profilo etico di salvaguardia ambientale?
In effetti le iniziative sono numerose, noi godiamo di una di queste, avendo messo a punto un parco con fotovoltaico che ci fornisce energia pulita mediante pannelli solari. Abbiamo un piccolo incentivo in base alla quantità di energia elettrica che produciamo. Per scelta, però, noi non abbiamo mai cercato sussidi dallo Stato, dalla Regione o dalla provincia: pensiamo che un’azienda matura debba fare un passo indietro e lasciare che se dei sussidi sono anche sul piano ambientale debbano essere tutti destinati ai giovani, alle nuove imprese, a chi vuole costruire nuove realtà che generino magari nuovi posti di lavoro. In un momento drammatico per l’occupazione come quello attuale, la green economy in Italia negli ultimi anni è riuscita a generare più di tre milioni di posti di lavoro.





