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Scoprire le nostre vite passate con l’ipnosi regressiva

mariottini

Di Fabio Frabetti

Il sogno. La morte. Il tempo. Da sempre l’essere umano si interroga su che cosa siano queste dimensioni, sul senso del nostro essere qui proprio in questo momento. Ci conosciamo forse troppo poco presi da mille frenetiche attività quotidiane che ci hanno fatto perdere il contatto con la nostra più profonda essenza. A risvegliarci da questo torpore certamente contribuirà il libro di Lanfranco Mariottini (edizioni Macro). Per moltissimi anni medico anestesista e neurologo presso l’ospedale di Cesena oggi è specialista in psicoterapia e ipnosi.

 

FUORI DAL CORPO – Nel suo “L’Ipnosi regressiva” spiega cosa succede quando sogniamo o siamo sotto anestesia fino ad addentrarsi in che cosa accade dopo la morte del corpo fisico. Mariottini quando era giovanissimo ha scoperto che si potevano vivere delle vere e proprie avventure fuori dal corpo. Poi ha sperimentato che attraverso l’ipnosi regressiva si poteva accedere a quelle informazioni inconsce attraverso le quali si possono superare traumi passati, conflitti irrisolti e via dicendo. E scoprire addirittura chi eravamo in altre vite passate. O quello che saremo. «La mente – spiega Mariottini – quando non è cosciente si stacca dalla nostra vera essenza, o da una parte di essa. Attraverso l’ipnosi regressiva si può ricordare dove si va quando ci si trova in uno stato di coma o sotto anestesia. È quello che succede durante il sonno profondo, quando si vive un cosiddetto sogno. In genere ci si ricorda solo di qualche frammento e lo si vive come un qualcosa che subiamo. Invece si può imparare a vivere dei sogni coscienti, a svegliarci da questo sonno e scoprirsi fuori dal corpo in un’altra dimensione. Sono delle vere e proprie avventure fuori dal corpo, in un’altra dimensione».

 

ipnosi

DI VITA IN VITA – Quello che il dottor Mariottini ha scoperto quando aveva 18 anni, una condizione che si avvicinerebbe di parecchio a quello che accade con la morte fisica del corpo, da intendersi come una sorta di mero contenitore: «La morte è in sostanza quello che succede nel sogno lucido con la differenza che nel sogno noi rimaniamo collegati con il corpo, mentre la nostra parte “astrale” fluttua al di fuori. Noi ci identifichiamo con il corpo, siamo abituati a stare con il corpo e con la mente ma siamo molto di più, non siamo né l’uno né l’altra. La nostra vera essenza è quella che trasmigra di vita in vita, siamo un fotogramma di un enorme film che include passato e futuro, anche inteso come vite precedenti: dimensioni  che si possono vedere e ricordare. Una parte di noi, che potremmo definire personalità, rimane immortale e prosegue dopo la morte del corpo il suo percorso di conoscenza incontrando le guide e le persone che poi ritroverà in altre vite da iniziare su questa terra.  La nostra visione della realtà  è  molto relativa, interpetriamo tutto in base a segnali elettrici  e biochimici che provengono dai nostri organi. Noi miriamo a raggiungere la coscienza cosmica, è come se fossimo una cellula del nostro organismo che non si rende conto di appartenere ad un organismo più vasto».

 

PENSIERO E REALTA’ – Tutto questo si scontra con quello che sostiene la scienza e con l’impossibilità di dimostrazione empirica. «C’era un detto che diceva: Dio ha inventato il tempo affinché le cose non succedano tutte in una volta. Viviamo di pregiudizi, la scienza si è tanto distaccata dalla religione ma in realtà commette lo stesso errore, quello di credere nella personalità, nei dogmi di qualcuno senza farsi troppe domande. Invece non funziona così. Bisogna mettere in dubbio tutto e ridere di se stessi. Dire so di non sapere. E imparare a diventare consapevoli di quello che siamo davvero. E scoprire che nel sogno ogni nostro pensiero diventa subito realtà. Nella vita “reale” invece si è preda di una sorta di catena che ci frena e impedisce questa immediatezza tra pensiero e trasformazione in realtà. Se non sappiamo usare bene la mente, saremo sballottati da una parte all’altra. La maggior parte delle persone non si stima e questo modifica in negativo gli eventi a cui si va incontro. Bisogna considerarsi esseri in apprendimento, viviamo per sbagliare. Là realtà vissuta è solo l’idea che ci facciamo della stessa realtà. Un depresso grave è vittima dei suoi pensieri vede tutto nero. Gli eventi si modificano in base al tipo di pensiero della persona. Spesso pensieri che originano da conflitti del passato. Il sogno rappresenta in primis la rielaborazione della realtà vissuta ma può anche essere qualcosa di molto più interessante».