Di Simona Lovati
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Non solo ritocchini per spianare le zampe di gallina e contrastare il cedimento della pelle di viso e corpo. Nel Terzo Millennio, le donne al chirurgo plastico chiedono molto di più. Sì, perché il baluardo di bellezza e giovinezza si conquista senza esclusione di colpi, con una lotta serrata che prende in considerazione ogni minimo dettaglio. Ne sono la conferma i numeri degli interventi di labioplastica vaginale, un vero e proprio “lifting” delle parti intime esterne, che registra la ragguardevole cifra di 300 trattamenti l’anno, cui si sottopongono pazienti tra i 20 e i 49 anni, a seguito di problemi e inestetismi vissuti come fonte di disagio psicologico soprattutto nella sfera sessuale.
“Con l’avanzamento dell’età”, spiega ad Affaritaliani.it il dottor Paolo Mezzana, specialista e dottore di ricerca in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e responsabile servizio di dermatologia oncologica USI casa di cura Marco Polo Roma, “si verifica una sorta di atrofia genitale”. Ciò significa che la vulva (l’insieme degli organi genitali femminili esterni) perde elasticità, compaiono discromie cutanee, la vagina è poco lubrificata, le mucose diventano sottili e i muscoli della zona perdono tonicità e la loro capacità di contrarsi. Questo provoca prurito e secchezza, che si traducono con in una maggiore difficoltà a raggiungere il piacere. “Oltre a questi aspetti fisiologici”, continua lo specialista, “esistono anche cambiamenti estetici, sia dal punto di vista del vigore muscolare sia di quello del colore, influenzato da una minore vascolarizzazione”.
Sempre più soft
Il dottor Mezzana rivela ad Affaritaliani.it che recentemente sono state messe a punto nuove metodiche non invasive dedicate al labioringiovanimento, come la radiofrequenza monopolare, un dispositivo dotato di un manipolo specifico con un meccansimo di funzionamento simile a quello utilizzato per distendere le rughe del volto, i laser frazionati, che permettono di eseguire piccole incisioni e vantano una maggiore precisione rispetto al bisturi, e ancora, le infiltrazioni di acido ialuronico a basso peso molecolare, per mezzo di aghi sottilissimi che non comportano traumi.
Sul fronte lubifricazione, il testosterone propinato migliora il trofismo della pelle vulvare e permette di conservare una buona risposta sessuale, mentre le creme a base di estrogeni agiscono normalizzando il pH vaginale e limitando l’infiammazione. I fitocomplessi a base di Boswellia serrata (una pianta indiana), associati alla vitamina E, sono ideali per sostenere il corretto nutrimento di questa parte del corpo, grazie alle loro proprietà elasticizzanti, antimicrobiche e antiossidanti, in grado anche di stimolare la produzione di collagene. L’inokitiolo, invece, è una sostanza vegetale efficace nella riduzione delle iperpigmentazioni delle aree perineali.
I costi vanno dai 3mila ai 5mila euro, secondo la tipologia di intervento, rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale se si tratta di patologie molto gravi, mai in caso di medicina estetica.

