
I ricercatori australiani della Monash University sono riusciti a rendere dei topi maschi infertili bloccando la funzione di due proteine. Questo segna una nuova tappa nel percorso per la creazione di una pillola contraccettiva per gli uomini.
Da anni si fanno infatti test e ricerche per cercare di sviluppare una versione maschile della pillola contraccettiva. La sfida? Inibire la produzione di sperma in modo reversibile, pur mantenendo ormoni maschili e la funzione sessuale, aspetto quest’ultimo su cui si concentrano le domande degli uomini. A fare il punto sulla situazione, intervistata dal quotidiano Le Matin, di recente è stata Brenda Spencer, medico, responsabile del laboratorio di ricerca all’Istituto universitario di medicina sociale e preventiva presso l’Ospedale Universitario.
Negli ultimi anni sono stati approfonditi nuovi metodi, diversi dai preservativi o dalla vasectomia. Da un lato, si studia l’inibizione degli spermatozoi attraverso derivati ormonali, con iniezioni mensili di testosterone e il rischio, però, di effetti collaterali. Dall’altra parte, si pensa all’aumento della temperatura testicolare grazie a una speciale biancheria intima. Una tecnica che avrebbe meno conseguenze negative.
Altre strade sono in fase di studio. Nell’agosto 2012 la scoperta di una molecola che inibisce la produzione di sperma in modo reversibile apre la strada ad una “pillola maschile”. E nel 2011 l’Europa aveva puntato gli occhi sull’Indonesia dopo l’annuncio dello sviluppo di una pillola che contiene estratti di gendarusse, una pianta utilizzata come contraccettivo naturale dagli uomini di alcuni gruppi etnici nella provincia di Papua.
Se la ricerca progredisce, il finanziamento e la motivazione sociale non seguono allo stesso passo. Iniziato nel 1972, il programma dell’Organizzazione mondiale della sanità in materia di regolazione della fertilità maschile ha incontrato molti ostacoli al suo sviluppo. Quella della contraccezione maschile è percepita come un’area di ricerca antieconomica. “Mancano investimento da parte della comunità scientifica, dell’industria medica e di quella armaceutica”, dice Brenda Spencer. “Questo perché comunque si ritiene che il prodotto fallirebbe sul mercato. Vogliamo ancora vedere gli uomini come esseri sessuali semplicemente diretti dai loro impulsi biologici. Abbiamo una visione semplicistica della mascolinità”.
E poi c’è anche un’altra questione. Le donne sarebbero disposte a lasciare la responsabilità nelle mani maschili sapendo che le prime a pagarne le conseguenze, in caso di mancanza, sarebbero loro stesse? Brenda Spencer, autrice del libro “La conctraccezione maschile”, fa però notare che fino agli Anni Settanta, quando c’è stata la rivoluzione della pillola, erano i maschi i responsabili da questo punto di vista. L’ideale – conslude – è sviluppare la ricerca su più fronti proprio per dare a ognuno la possibilità di scegliere in base alle proprie esigenze.
