
Nella notte tra il 30 e il 31 marzo è scattata l’ora legale, con gli orologi che sono stati messi avanti di un’ora, il comporta, per tutta la dura dell’ora legale, che dovremo alzarci dal letto un’ora prima del periodo invernale e andare a dormire alla sera un’ora prima del solito. Ma l’orologio interno che comanda l’addormentamento e il risveglio, l’aumento e la diminuzione della temperatura corporea e della pressione sanguigna, l’attività ritmica del cuore e degli altri organi, ignora tutti questi mutamenti artificiosi introdotti dall’uomo.
Infatti, secondo il Col. Mario Giuliacci, del Centro www.meteogiuliacci.it, esso si regola soprattutto sulla base dell’alternarsi dei periodi di luce e di buio scanditi, ritmi che sono scanditi dal giorno e dalla notte e non dall’ora segnata sul nostro orologio al polso. Ma, per quanto preciso, l’orologio biologico non è abbastanza veloce negli aggiustamenti. Così, se ci vuole un attimo per adeguarsi all’ora legale o ad un nuovo fuso orario, spostando semplicemente le lancette dei nostri orologi meccanici, all’organismo serve invece qualche giorno per “riprogrammare” tutte “le sveglie”: l’ora dei pasti, quella del sonno, quella della resa fisica e intellettuale. E’ normale quindi che i ritmi del sonno, dell’appetito e delle capacità psicofisiche vengano temporaneamente sconvolti.
Nella maggior parte delle persone i fastidi sono di breve durata e di lieve entità mentre altre, come gli ansiosi e i depressi, fanno più fatica a sincronizzare il proprio orologio interno. I guai iniziano già al mattino con una certa difficoltà a buttarsi giù dal letto, una sensazione continua di stanchezza per tutto il giorno, difficoltà di concentrazione e anche mal di testa.
Insomma una serie di malesseri scatenati tutti dal fatto che si è costretti a svegliarsi un’ora prima, mentre l’organismo avverte che avrebbe ancora bisogno di riposare. Chi è abituato ad andare al bagno ad orari precisi, può accusare anche qualche irregolarità intestinale e, se si mangia sempre alla solita ora, può capitare di aver poco appetito, perché non è scattato ancora il segnale di fame, e di far fatica a digerire.
Per lo stesso motivo può restare difficile il prendere sonno perché anche se la sveglia dice che è ora di dormire, corpo e mente in realtà sono ancora ben svegli. Un consiglio: per una settimana, ritardare di mezz’ora, rispetto al nuovo orario, l’ora dei pasti e del riposo notturno.
