La forza del Made in Italy, che prima di essere un modello economico è un fatto culturale. Il tema è stato al centro dell’evento “Made in Italy oltre la tradizione”, promosso a Milano da il Giornale eil settimanale Moneta. L’iniziativa ha permesso di approfondire i molteplici aspetti di un settore che continua a rappresentare un’eccellenza italiana nel mondo, un patrimonio che caratterizza il nostro Paese e contribuisce a ispirare imprese, territori e nuove generazioni.
Nel corso della mattinata è stato evidenziato come il Made in Italy nasca dalla capacità di modificare la tradizione senza distruggerla, di adattarsi senza perdere identità. Nei territori, nei laboratori e nelle aziende, il passato è sempre materia attiva e diventa innovazione, crescita, competitività. È questa attitudine che oggi porta molte imprese italiane a guardare oltre i confini nazionali: dall’industria all’energia, dalla moda alla tecnologia, i gruppi italiani investono, acquisiscono e conquistano nuovi mercati. L’Italia non esporta soltanto prodotti, ma competenze e visione industriale. La forza di un sistema non sta nel resistere al cambiamento, ma nel trasformarlo in opportunità.
Per il filosofo Stefano Zecchi: “Tutelare il Made in Italy significa proteggere un’identità, una storia e una qualità che rappresentano un patrimonio unico. Questa tutela, però, non deve trasformarsi in una gabbia: la vera forza del Made in Italy è la capacità di innovare, sperimentare e guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. L’eccellenza nasce proprio dall’equilibrio tra tradizione e creatività, dalla volontà di superare continuamente i propri limiti senza rinunciare ai valori che ci contraddistinguono. Anche il lusso acquista un valore autentico solo quando è espressione di cultura, bellezza e ricerca della qualità, e non di una semplice esclusività fine a sé stessa“.
Giammaria Giuliani, Azionista e membro del Consiglio di Amministrazione, Gruppo Giuliani, ha affermato: “La tradizione non si abbandona. Arrivati alla quarta generazione, fa ormai parte del nostro DNA. Anzi, sono proprio le sfide a renderci più forti. Lo stiamo dimostrando anche con le ultime acquisizioni e, in particolare, con quella più recente, che ci apre sempre di più all’internazionalizzazione. Non abbiamo paura di affrontare nuovi mercati: al contrario, rappresentano un grande stimolo. Negli ultimi anni abbiamo visto come le filiere globali possano interrompersi e quanto la geopolitica incida sulle imprese. In questo contesto, la capacità di reazione fa davvero la differenza. Gli italiani hanno una straordinaria attitudine ad adattarsi ai cambiamenti e a trovare soluzioni. Aziende come la nostra, realtà di medie dimensioni con una catena decisionale corta, hanno il vantaggio di poter reagire rapidamente e intervenire in tempi molto rapidi. Il futuro non sarà semplice, né per noi né per le altre eccellenze del Made in Italy. Tuttavia, affrontiamo questa fase con fiducia: abbiamo progetti chiari, una strategia ben definita e la volontà di continuare a crescere. Le difficoltà ci saranno sempre, in qualsiasi momento storico, ma fanno parte del percorso di ogni impresa”.
Fabio Quarato, Managing Director della Cattedra AIDAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari in memoria di Alberto Falck, Università Bocconi, ha sottolineato: “Per anni si è pensato che le imprese familiari italiane fossero troppo piccole per competere sui mercati globali. In realtà, hanno dimostrato che eccellenza, qualità e artigianalità del Made in Italy possono fare la differenza anche a livello internazionale. Per affrontare con successo la crescita oltre i confini nazionali, però, è fondamentale investire nella managerializzazione, aprendosi a competenze esterne, e in una governance più strutturata e orientata alla strategia”.
Secondo Eleonora D’Errico, scrittrice e autrice del romanzo La donna che odiava i corsetti, in cui racconta le origini dell’impresa italiana: “Non credo che alle nuove generazioni manchi la voglia di cambiare: oggi le sfide sono semplicemente diverse da quelle del passato. Le donne che racconto lottavano per conquistare diritti che allora non esistevano e proprio quella necessità alimentava una straordinaria forza di cambiamento. Oggi il contesto è diverso, ma resta fondamentale avere il coraggio di credere nelle proprie idee e di trasformarle in realtà. La leadership femminile può portare un contributo prezioso, fatto di visione, determinazione, capacità di ascolto e di dialogo, senza dover imitare modelli già esistenti. La vera sfida è valorizzare questa diversità, dimostrando che si può innovare, guidare il cambiamento e affermarsi rimanendo fedeli alla propria identità”.
All’evento, tra gli altri, hanno preso parte: Filippo Rodriguez, Head of Macro Area Nord – Institutional Affairs Italy Enel, Osvaldo De Paolini, Vittorio Macioce, Valeria Braghieri e Hoara Borselli.


