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Economia

 

Shinzo Abe 010

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L'Abenomics, la politica economica del primo ministro giapponese Shinzo Abe che mira a rilanciare la crescita del Pil nipponico debellando la deflazione, inizia a perdere colpi?

I critici del partito liberaldemocratico tirano in ballo il dato sul prodotto interno lordo del secondo trimestre di quest'anno per attaccare la strategia del premier giapponese. Un numero che è aumentato a un tasso annualizzato del 2,6% (+0,6% rispetto al primo trimestre 2013), in calo rispetto al +3,8% annualizzato registrato nei primi mesi dell'anno. Un rallentamento per la terza economia del mondo (dopo Stati Uniti e Cina), che è stato superiore alle aspettative e che complica la decisione più difficile che il Governo Abe dovrà prendere tra settembre e ottobre (come l'Italia) ovvero aumentare o meno l'Iva.

Consapevole dell'effetto depressivo che la misura di austerità avrebbe sui consumi, sulla domanda interna e, in ultima battuta, sull'offerta aggregata, secondo i rumors dell'ultima ora che arrivano dall'altra parte del globo, il premier nipponico sta correndo ai ripari, valutando il taglio delle tasse alle grandi aziende, per controbilanciare il programmato incremento dell'Iva e attirare così capitali esteri.

Abe ha ordinato uno studio per valutare l'effetto di un riduzione della corporate tax, che attualmente pesa per il 38,01% ed è una delle più alte al mondo. In base a un accordo politico, l'Iva dovrebbe salire in Giappone dal 5% all'8% entro il prossimo aprile e poi crescere ancora al 10% nell'ottobre 2015. Un inasprimento fiscale in funzione antideficit che serve a rassicurare i mercati sulla sostenibilità del debito pubblico nipponico, il più alto al mondo: più di 7.700 miliardi. Oltre tre volte quello italiano, al 245% del Pil (quello greco, il secondo più alto al mondo, è a un soffio dal 200% del Pil).

Abe è consapevole di avere le mani legate anche perché rinnegare le promesse sull'Iva, sostengono gli analisti, potrebbe minare la credibilità del Giappone e indurre le agenzie di rating ad abbassare la valutazione del debito sovrano, finendo col provocare tensioni sul mercato dei bond sovrani e, di riflesso, anche sul Nikkei, fino ad ora in rialzo di oltre il 30% dall'inizio dell'anno. Il capitolo corporate tax è ancora tutto da scrivere, ma la borsa di Tokyo ha già dato il suo assenso. Il listino azionario ha chiuso in forte rialzo, proseguendo il rally del primo semestre e portando a casa il 2,57%, a 13.867 punti.

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