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Rottura. Le banche hanno disdetto il contratto nazionale di lavoro dei bancari con 10 mesi d'anticipo. E i sindacati sono pronti allo sciopero. Come nel più classico gioco delle parti, le versioni sono opposte. Per l'Abi l'obiettivo è "anticipare le necessarie fasi di consultazione". Per i sindacati, al contrario, è una forma di pressione sul governo per ottenere gli sgravi fiscali richiesti dall'associazione e mai ottenuti. Ma ci sarebbe anche l'obiettivo di mettere in difficoltà i sindacati nella trattativa in corso per l'adeguamento del Fondo di solidarietà.

Dura la risposta di Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi: "La disdetta del contratto nazionale rappresenta un attacco inaudito ai diritti dei lavoratori, a cui risponderemo per le rime, anche con lo sciopero. In questa vicenda senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali di settore, ci troviamo di fronte a dei banchieri che sono dei perfetti Giano Bifronte, la cui doppiezza è sotto gli occhi di tutti".

I sindacati reclamano infatti sulla doppiezza delle banche. "Da una parte - prosegue Sileoni - di fronte alle istituzioni monetarie internazionali e nei loro road show gli istituti danno ottimistiche comunicazioni ai mercati, dichiarando grande  solidità patrimoniale. Dall’altra , a casa loro, ai sindacati denunciano una redditività ai minimi storici, senza prospettive di ripresa". Come si legge nella lettera consegnata ai sindacati, sono infatti "la caduta della redditività" e "la necessità di rafforzamento patrimoniale" a spingere verso "sull'innovazione tecnologica". In sostanza, le banche hanno l'esigenza di tagliare i costi e per farlo intendono ridurre il numero degli sportelli, a vantaggio delle reti telematiche. Gli effetti? Come scrive il direttore generale Abi Giovanni Sabatini, ci sono "addetti in eccedenza, le cui competenze non risultano più coerenti con l'attuale modo di fare banca". Tradotto: chi ha già passato decenni in banca (e lì dovrebbe rimanere a causa della riforma Fornero) sarà "invitato" a lasciare l'isituto.

E se per il segretario generale della Fisac Cgil Agostino Megale è "un gravissimo errore", per il vicesegretario generale di Unità Sindacale Falcri Silcea (Unisin), Sergio Mattiacci, la disdetta unilaterale "è un segnale devastante per l'intero Paese". Le sigle sindacali spingono per la riduzione dei compensi dei manager, che spesso guadagnano 100 volte di più dei dipendenti. Ma l'Abi non ci sta e parla di "posizione politica" da parte dei sindacati.

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