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Economia


 

Sabatini

"Esiste un'attenzione al problema dei crediti deteriorati, ma non ci sono aspetti patologici tali da richiedere cure sistematiche come fatto in Spagna. Siamo in una situazione diversa dalla Spagna". Dopo la proposta avanzata da Mediobanca Securities, l'Abi, per bocca del direttore generale Giovanni Sabatini (nella foto), boccia l'ipotesi di una bad bank per l'Italia, ovvero un veicolo societario in cui far confluire le attività tossiche degli istituti di credito.

Infatti, il nostro Paese non ha avuto, ha continuato Sabatini, una bolla immobiliare. C'è attenzione al problema dei crediti deteriorati, ma non ci sono aspetti patologici tali da richiedere cure sistemiche come in Spagna. Il problema è sempre quello di fare confronti sulla base di dati disomogenei. Ancora oggi il Financial Times, commentando lo studio di Mediobanca, fa riferimento a percentuali di copertura che per le banche spagnole sono più alte di quelle delle banche italiane. I dati non sono comparabili e mentre in Italia i crediti deteriorati sono rilevati in maniera rigorosa, in altri Paesi ci sono prassi assolutamente disomogenee. "I confronti quindi sono assolutamente inattendibili", ha precisato Sabatini.

Mediobanca è invece convinta che 18 miliardi di euro di capitale per una bad bank per l'Italia, finanziata dall'Esm, siano gestibili. Inoltre ritiene che il mercato la accoglierà bene anche perché stimolerà la disponibilità di credito per far ripartire l'economia vista la disciplina di bilancio di Monti. Al contempo difficilmente le istituzioni europee potranno negare all'Italia questa operazione, visto il precedente spagnolo e i 125 miliardi il contributo italiano all'Esm.

La Bad Bank spagnola, il Sareb, come ha confermato oggi il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos in un discorso al parlamento spagnolo, detiene attualmente asset per un valore di 50 miliardi di euro incluse 76.000 case sfitte. Fino a questo momento ha ricevuto asset per un valore di 36 miliardi di euro dalle banche iberiche nazionalizzate, mentre i rimanenti 14  miliardi provengono dagli altri istituti di credito in difficoltà, nel quadro di assistenza finanziaria al sistema finanziario del Paese dell'Unione europea. L'intenzione ora è di cedere attività entro l'anno per 1,5 miliardi di euro,

Le banche italiane non avranno bisogno di richiedere cure sistemiche come quelle spagnole ma, come ha ammesso lo stesso Sabatini, la situazione del credito in Italia resta complessa, con le banche frenate dalle difficoltà nella raccolta e dal forte aumento delle sofferenze. "La situazione del credito", ha detto, "è sicuramente in una fase complessa e a fronte della crescita delle sofferenze è chiaro che le politiche creditizie devono essere più attente".

Le banche italiane continuano infatti a fare più impieghi di quanto raccolgono sul territorio. Prima il differenziale era coperto dai mercati internazionali, ma oggi si sono richiusi anche per il quadro istituzionale italiano. È quindi necessario per Sabatini trovare strumenti per far tornare le banche italiane a raccogliere.

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