L’analisi
Per l’Agcom si prospetta un autunno caldo. Le decisioni dell’autorità garante per il mercato delle tlc saranno l’ago della bilancia tra le richieste di aumento delle tariffe degli operatori di rete come FiberCop, e le società di tlc al dettaglio. Le richieste sono contrapposte. FiberCop, dopo aver ottenuto la qualifica di wholesales only (da quando la rete fissa non è più integrata con i servizi di Tim), ha ritoccato all’insù i listini all’ingrosso per i servizi di accesso alla rete fissa, quelli che pagano operatori come Fastweb+Vodafone, Wind Tre. Le nuove tariffe sono state presentate il 15 aprile e dovevano entrare in vigore da settembre ma sono state, al momento, respinte da Agcom nella riunione del 22 luglio scorso.
Naturalmente saranno ripresentate e spetterà ad Agcom trovare una soluzione. Sul fronte della telefonia mobile anche Inwit spera in un intervento di Agcom per arginare il pericolo della disdetta dei contratti (Msa) con gli operatori Tim e Fastweb+Vodafone sul fronte della rete mobile. Inwit è la società delle torri (ne ha 25mila) e fornisce i punti di accesso alla rete mobile. Quando la settimana scorsa Agcom ha reso ufficiale la notizia del rinnovo a titolo gratuito per gli operatori delle frequenze necessarie al funzionamento della rete mobile, il direttore generale di Inwit, Diego Galli è subito intervenuto ritenendo che il rinnovo delle frequenze debba presupporre nuovi investimenti per migliorare la qualità della rete mobile e non per la duplicazione delle infrastrutture come paventato dai due gestori, ossia i grandi clienti della società della rete essendo responsabili dell’80% del suo fatturato. “Nell’attuale struttura del settore, in cui vi è separazione tra towerco e società di servizi- ha detto Galli- riteniamo che il quadro normativo per il rinnovo delle frequenze debba scoraggiare la duplicazione delle infrastrutture e promuovere stabilità e prevedibilità”.
La situazione comunque, anche sul fronte dei servizi di accesso alla rete fissa, è complessa. Le telco ritengono infatti che modificare di poco il listino presentato da FiberCop ad aprile, che prevede aumenti sostanziali per rame, fibra spenta e servizi di varia natura, non risolverebbe le criticità della proposta. E, ovviamente, gli aumenti dei prezzi wholesale previsti avrebbero un effetto diretto sugli utenti finali, con una conseguente impennata dei costi delle bollette per la telefonia fissa e, sostengono, senza alcuna assicurazione sul teorizzato sviluppo a livello infrastrutturale. Le nuove tariffe elaborate da FiberCop, secondo gli operatori, è basata su uno studio della società di consulenza Arthur D.Little che riguarda i mercati di Germania, Belgio e Inghilterra, dove, dicono gli operatori, le tariffe al dettaglio sono più alte e hanno regole diverse a livello normativo.
Il vero problema è un’altro. In Italia, infatti, il 77% delle abitazioni è raggiunto da una connessione in fibra Ftth (Fiber to the Home), ma il tasso di adozione (22%) è inferiore alla media Europea. Il problema, secondo diversi analisti, risiede nel fatto che utenti e aziende non percepiscono il valore aggiunto offerto dalla fibra rispetto a tecnologie comunque meno performanti come la Fttc (ossia rame e fibra) che è la tipologia di rete più diffusa in Italia. Gli operatori ritengono poi del tutto falsa la teoria che i margini attuali permetterebbero di assorbire gli aumenti senza pesare sulle tasche dei cittadini.
Anzi, la differenza tra i prezzi all’ingrosso e quelli commerciali sarebbe già molto ridotta in Italia rispetto alla media europea. Eventuali rincari, quindi, verrebbero scaricati direttamente in bolletta. L’alternativa sarebbe non un confronto dei prezzi con i mercati esteri ma adottare come parametro, verificabile e già in vigore, il contratto esistente tra FiberCop e Tim. L’obiettivo di Agcom è quello di evitare una crescita sproporzionata dei prezzi all’ingrosso per l’accesso alla rete, riducendo l’impatto economico per tutti gli operatori che usano la rete FiberCop.

