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Economia
Alitalia, Etihad vuole 3.000 esuberi, un taglio del costo del lavoro e niente scioperi

di Piero Righetti

L'accordo Alitalia-Etihad, assolutamente necessario per la compagnia italiana ma solo utile e vantaggioso a certe condizioni per quella araba, sembrerebbe ormai avviato ad una favorevole conclusione. Secondo Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio "entro giugno ci sarà il preaccordo". Le condizioni poste da Etihad sull'aumento di rotte e frequenze di volo, collegamenti aeroporti/treno, potenziamento di Fiumicino, Linate e Malpensa e riduzione di debiti e contenzioso con le banche azioniste Alitalia possono dirsi ormai assicurate, almeno sulla carta. Restano - e non è certo poca cosa - il problema del costo del personale e quello degli esuberi.

Su questi aspetti della trattativa si sta continuando a lavorare, sia a livello governativo sia a livello sindacale. Allo studio rimangono ancora più soluzioni. Da quanto Affaritaliani.it ha potuto apprendere, in via assolutamente riservata, i problemi ancora da risolvere non sono semplici ma vi è un interesse comune a pervenire al più presto ad una soluzione il più possibile condivisa. Vediamo in concreto queste soluzioni.

Riduzione dell'organico
Etihad chiede almeno 3.000 esuberi, Alitalia ne vorrebbe non più di 2.600, i sindacati molto di meno. Attenzione però: il Fondo di Solidarietà del settore Volo è stato rifinanziato recentemente fino al 2017/2018. La possibilità per i dipendenti Alitalia ed ex Airone di poter beneficiare, in alternativa o prima del licenziamento, di 4 anni di cassa integrazione e di 3 di mobilità, con indennità mensili fino all'80% della retribuzione e senza massimali, dovrebbe rendere la trattativa su questo punto molto più semplice e percorribile.

Costo del lavoro
Etihad chiede una riduzione dei costi sia sotto l'aspetto economico sia sotto quello giuridico-contrattuale. Appare ipotizzabile una riduzione della retribuzione mensile - con esclusione delle fasce retributive fino a 40mila euro lordi l'anno - compresa tra il 5 e il 20 per cento, avvalendosi delle norme sui contratti di solidarietà e, da ultimo, di quelle sulla decontribuzione rafforzata, recentemente applicata per l'Electrolux.

Altrettanto praticabile risulterebbe la possibilità di abolire o ridurre alcune specifiche indennità mensili concesse a titolo provvisorio e collegate alle ristrutturazioni aziendali degli ultimi 8/10 anni, come anche quella di una "stretta" su orari di lavoro, turnazione, utilizzo delle ferie e dei riposi compensativi. Etihad chiede, infine, una stabilità contrattuale di 3/4 anni e un periodo di tregua sul fronte degli scioperi.

Su questi ultimi aspetti il fronte sindacale appare diviso. Le sigle sindacali firmatarie dell'attuale contratto collettivo aziendale - ed aventi quindi diritto a partecipare alle trattative - sono 8: Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, Usb, Anpac, Anpav e Avia. Una realtà, questa, molto lontana dalla mentalità propria del mondo arabo in cui molti diritti individuali e sindacali di fatto ancora non sono stati riconosciuti.

Ecco perché, a mio avviso, quello della tregua sindacale e della stabilità contrattuale è un aspetto molto importante per la conclusione dell'accordo finale ed ecco perché il Governo Renzi ha già dichiarato che si farà garante del rispetto degli accordi che saranno sottoscritti tra le due compagnie ed ecco perché Ministero del Lavoro e Ministero dei Trasporti stanno lavorando ormai da mesi per ridurre le distanze ancora oggi esistenti tra le varie parti sociali.

In un settore come questo in cui i sindacati, sia confederali sia di base, continuano ad avere un peso veramente determinante spetterebbe proprio ai sindacati stessi, a mio avviso, di rendersi conto di quanto hanno finora ottenuto in più rispetto a tanti altri settori produttivi, adoperandosi quindi con tutto il loro potere di convinzione nei confronti dei propri iscritti per facilitare al massimo il proseguio della trattativa e la sottoscrizione di un accordo definitivo.

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