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Economia

 

 

I cavalieri del lavoro 2009Massimo Sarmi

Poste Italiane nell'operazione Alitalia non "utlizzerà alcuna risorsa proveniente nè da conti correnti postali nè da Buoni e Libretti Postali". Lo ha garantito l’amministratore delegato di Poste Massimo Sarmi, spiegando che "le risorse finanziarie per l’investimento saranno reperite esclusivamente dalla liquidità disponibile di Poste".

La società parteciperà al maxi aumento di capitale della compagnia di bandiera approvato dal cda: 300 milioni di euro che hanno ottenuto l'ok di tutti i soci, Air France compresa. Un intervento che scongiura, per il momento, il fallimento del vettore italiano. La cifra infatti servirà a ridare ossigeno alle casse quasi vuote della compagnia che altrimenti rischiava di rimanere con gli aerei a terra. All'investimento pare che le Poste abbiano già iniziato a lavorare con un piano industriale strutturato.

E intanto si è aperta la questione degli aiuti di Stato. Per Alitalia, Poste Italiane non e' "un aiuto da parte del pubblico" ma "un'azienda sana che puo' fare da partner industriale in un settore sempre piu' complementare", si è affrettato a chiarire il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi: "Ricordo - ha aggiunto - che Poste si occupa di tutto il tema dei cargo, di e-commerce e di sinergie". Al contempo Air France resta "il principale possibile partner internazionale di Alitalia. "In uno scenario che in questi cinque anni e' completamente cambiato - spiega il ministro - crediamo non ci possa piu' essere una sola compagnia di bandiera, ma ci debba essere una grande alleanza internazionale". L'Italia e' "un punto fondamentale per il trasporto aereo internazionale" e Air France "in questi anni e' stata individuata come il partner principale".

Ma l'Unione europea è vigile: il portavoce del commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ha detto che la Commissione esaminerà l'intervento delle Poste in Alitalia "se riceveremo una notifica". In "linea di principio", comunque, "Alitalia può ricevere aiuti a condizione che le regole sugli aiuti per il salvataggio e per la ristrutturazione delle imprese siano rispettati".

Fortemente dubitativo e' il giudizio del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: "Sono sempre molto perplesso di fronte agli interventi della mano pubblica in una societa' privata. Se e' un cerotto per tamponare una situazione di emergenza passi, ma servira' a fare una volta per tutte una rifllessione seria per avere un piano di medio-lungo termine". Squinzi ha aggiunto che "forse l'Italia e' diventata un paese troppo piccolo per permettersi una grande compagnia di bandiera, quindi bisogna fare qualcosa per questo".

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