“È fondamentalmente errato equiparare tutte le aziende digitali senza tenere in considerazione le differenze dei business in cui operiamo: l’imposta sulle società si basa sui profitti, non sui ricavi, e i nostri profitti sono rimasti bassi sia perché il retail è un business con margini ridotti sia per i continui, forti investimenti di Amazon in Italia che, dal 2010, ammontano a oltre 1,6 miliardi di euro. Nel caso di Amazon, la nostra aliquota fiscale effettiva dal 2010 al 2018 è stata mediamente del 24% e la nostra attività di international retail è in perdita. E questo rapporto ignora anche il record di investimenti e la continua creazione di posti di lavoro in Italia, che aggiungerà ulteriori 1.000 dipendenti a tempo indeterminato ai 6.500 entro la fine del 2019 – dipendenti che lavorano in oltre 20 sedi diverse con tutti i livelli di esperienza, istruzione e competenze, come, ad esempio, ingegneri, software developer, esperti di logistica o di marketing”.
Così Amazon replica al lavoro dell’ufficio studi di Mediobanca pubblicato ieri sui ‘giganti’ del WebSoft, 25 società con un fatturato superiore agli 8 miliardi ciascuna e una media di 15 milioni di utili al giorno. Si tratta di quei gruppi mondiali che operano nell’internet retailing, nello sviluppo di software e nei servizi per il web come i social, i motori di ricerca, i portali e i sistemi di pagamento. Secondo il rapporto, valgono, nel caso dei più grandi presi anche singolarmente, più dell’intera Piazza Affari, macinano ricavi per 850 miliardi di euro l’anno a livello mondiale, fanno 110 miliardi di utili, ma in Italia nel 2018 hanno versato solo 64 milioni di tasse.
“Il Rapporto dell’Area Studi Mediobanca ‘Multinationals: Financial Aggregates’ si basa quindi su una ricerca non corretta sulle società ‘Websoft’ e trae conclusioni errate almeno per quanto riguarda Amazon”, sottolinea ancora l’azienda nella replica. “Il rapporto non ha preso in considerazione l’impatto di tutte le entità italiane, ma solo 7 delle 11 società con cui Amazon opera in Italia che hanno ricadute in termini di gettito sia a livello locale sia a livello nazionale attraverso IVA, IRPEF, IRES, IRAP, TASI, TARI. Inoltre, Amazon paga tutte le tasse dovute in Italia e in tutti i Paesi in cui operiamo e le tasse pagate in Italia sono più alte rispetto a quelle dichiarate nel rapporto in quanto, da maggio 2015, abbiamo una succursale italiana di Amazon EU Sarl che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e paga le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio, non in Lussemburgo”.

