di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Trump torna ad attaccare Amazon con un tweet al vetriolo. Così il colosso americano dell’e-commerce, che ieri ha bruciato 53 miliardi di dollari di capitalizzazione a causa di voci secondo cui il presidente Usa era pronto a punire il gruppo, accusa un altro fonfo a Wall Street. “A differenza degli altri, non paga le tasse allo Stato o ai governi locali negli Usa o ne paga poche e utilizza il servizio postale del Paese come un ragazzo delle consegne, provocando perdite tremende agli Usa ed estromettendo migliaia di retailer dal business”, ha cinguettato Trump che ha precisato: “Ho parlato delle mie preoccupazioni relative ad Amazon molto prima delle elezioni” presidenziali Usa del novembre 2016.

Ieri, in seguito alle prime notizie sulle intenzioni della Casa Bianca di limitare il crescente potere del gigante dell‘e-commerce nel retail, il titolo di quest’ultimo ha chiuso a -4,4% e 1.431,42 dollari, dopo aver toccato nell’arco della stessa giornata il -7%.
Nella seduta odierna, anche a seguito dell’ondata di vendite che sta caratterizzando i titoli tech, vendite innescate dai problemi di Facebook e dehli investimenti nei sistemi di guida autonoma, le azioni Amazon perdono un altro 1,6%.
Il segretario della stampa della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha detto ieri che Trump “vuole un campo di gioco che sia uguale per tutte le aziende, ma che per ora non ci sono politiche specifiche sul tavolo in tal senso“. Alcuni amici immobiliaristi avrebbero spiegato a Trump, secondo quanto rivelato due giorni fa dal sito Axios, che Amazon “sta uccidendo” i grandi centri commerciali e i negozi tradizionali. La conseguenza è un calo del valore degli appartamenti e degli uffici, core business dell’impero Trump, nelle aree circostanti.

Amazon che ha rivoluzionato il mercato delle vendite, colpendo la grande distribuzione e i piccoli retailer, sta progressivamente acquistando un potere che, secondo alcuni analisti visionari, potrebbe regalargli una forza quasi monopolistica. Il mercato ne è consapevole e ha fatto incetta di titoli, permettendo a Jeff Bezos di spodestare Bill Gates dal gradino più alto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo: da inizio anno l’azione è salita di oltre il 22% e negli ultimi 12 mesi del 67%.
Un maggiore prelievo fiscale in quello che è il primo mercato del gruppo di Seattle può andare ad intaccare gli utili di Amazon pari a tre miliardi lo scorso anno (quasi 180 miliardi di dollari i ricavi).
Intanto, la Corte Suprema americana sta pensando di attribuire agli Stati maggiori poteri sulla tassazione degli acquisti via internet. Non va dimenticato che Jeff Bezos, fondatore e ceo di Amazon, è anche proprietario del giornale Washington Post, da sempre considerato ostile dal presidente Usa. Pochi giorni fa, il giornale ha pubblicato un’inchiesta bomba, rivelando che Steve Bannon, potente ex eminenza grigia di Donald Trump (poi finito in rotta di collisione con il presidente degli Usa) ha supervisionato l’iniziale raccolta di dati degli utenti di Facebook da parte di Cambridge Analytica nel 2014, con il fine di testare vari tipi di messaggi anti-establishment, che poi sono ricomparsi nel lessico della campagna elettorale del tycoon newyorkese.

Bannon, secondo il Washington Post, è stato in prima fila nel lancio di Cambridge nel 2013, con il supporto finanziario del conservatore Robert Mercer, ed è stato uno dei top manager della società fino all’agosto 2016, quando è sceso in campo per la campagna elettorale di Donald Trump.
In un’intervista rilasciata al Post, Chris Wylie, ex dipendente di Cambridge Analytica, ha detto che Bannon era profondamente coinvolto negli sforzi della societa’ per raccogliere i dati degli utenti di Facebook, descrivendolo come il vero boss. Durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali Usa, Cambridge Analytica avrebbe collezionato dati di 50 milioni di utenti di Facebook senza il loro consenso, vendendoli al miglior offerente, come partiti politici statunitensi, britannici e italiani compresi.
