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Anelli di fidanzamento, oltre il 60% dei diamanti sono sintetici: Swarovski punta sui gioielli “pop luxury”

La conferma del nuovo trend arrivata da Alexis Nasard, amministratore delegato di Swarovski

Anelli di fidanzamento, oltre il 60% dei diamanti sono sintetici: Swarovski punta sui gioielli “pop luxury”

Gioielli, è boom dei diamanti sintetici: Swarovski punta sul “pop luxury”

Il diamante sintetico sta cambiando il mercato della gioielleria. A confermarlo è Alexis Nasard, amministratore delegato di Swarovski, che in un’intervista al Financial Times ha sottolineato come la diffusione delle pietre create in laboratorio stia modificando non soltanto le dinamiche dell’industria, ma anche le abitudini dei consumatori. Negli Stati Uniti, secondo Nasard, oltre il 60% dei diamanti utilizzati negli anelli di fidanzamento sarebbe oggi di sintesi. Una quota destinata, a suo giudizio, a crescere ulteriormente: “Posso facilmente immaginare che questa percentuale raggiunga l’80% nei prossimi due anni. Il treno è ormai partito”.

A spingere il fenomeno sono soprattutto i prezzi. L’aumento della produzione, concentrata principalmente nei laboratori di Cina e India, ha reso i diamanti sintetici sempre più accessibili. Secondo l’analista Paul Zimnisky, citato dal Financial Times, il prezzo delle pietre è diminuito costantemente seguendo una dinamica simile a quella di altri prodotti industriali, dai televisori a schermo piatto alle lampadine a LED. Il risultato è un divario sempre più marcato rispetto ai diamanti naturali. I prezzi all’ingrosso dei diamanti sintetici sono scesi fino a circa 100 dollari per carato, mentre per le pietre estratte dalle miniere si parla ancora di migliaia di dollari per carato.

Per Swarovski, questa trasformazione rappresenta anche un’opportunità commerciale. Nasard sostiene che la diminuzione del costo delle gemme abbia contribuito, almeno in parte, a migliorare la redditività dell’azienda. Il gruppo, fondato 131 anni fa, non ha mai acquistato né venduto diamanti estratti dalle miniere e ha scelto di entrare nel segmento dei diamanti sintetici nel 2018, nell’ambito di una più ampia strategia di espansione nel mercato della gioielleria. Inoltre, secondo il numero uno di Swarovski, la disponibilità di diamanti più economici sta contribuendo a modificare il tradizionale rapporto tra gioielli e consumatori. Sempre più donne, infatti, acquistano gioielli per sé stesse, senza aspettare che siano il partner o un’altra persona a regalarli.

La svolta

È un cambiamento particolarmente evidente proprio nel mercato dei diamanti, storicamente associato agli anelli di fidanzamento e quindi all’acquisto da parte dell’uomo. “Le opzioni sintetiche consentono alle donne di acquistare per sé stesse”, ha osservato Nasard, definendo questa tendenza “accattivante e incoraggiante”. Per Swarovski la sfida, tuttavia, è anche quella di trovare il giusto equilibrio tra lusso e accessibilità. Negli ultimi anni l’azienda aveva puntato sempre più sulla cosiddetta “luxurizzazione” del marchio, proponendo gioielli elaborati e costosi. Una strategia che, secondo Nasard, è andata troppo oltre e che ha coinciso con un rallentamento della crescita.

Nel 2025 il fatturato del gruppo è stato di circa 1,9 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente, ma ancora lontano dai livelli raggiunti in passato. Dieci anni fa Swarovski arrivava infatti a 3,37 miliardi di euro di ricavi annui, mentre nel 2020 il giro d’affari si era praticamente dimezzato. Dal 2022 Nasard ha quindi impresso una nuova direzione al gruppo, sintetizzata nell’espressione “pop luxury”: un lusso più accessibile, capace di raggiungere un pubblico più ampio senza rinunciare alla riconoscibilità del marchio. In questa strategia i diamanti sintetici possono giocare un ruolo centrale. Swarovski prevede infatti che la crescita più consistente arrivi dai prodotti di fascia media, con prezzi compresi tra 350 e 800 euro. Una fascia che potrebbe intercettare proprio quei consumatori che desiderano acquistare un gioiello prezioso, ma senza affrontare i costi tradizionalmente associati ai diamanti naturali.

Il successo delle pietre create in laboratorio rischia così di accelerare una trasformazione già in corso nell’intero settore. Per Swarovski, invece, il boom dei diamanti sintetici potrebbe rappresentare la possibilità di rendere il gioiello più accessibile e, allo stesso tempo, di avvicinare una nuova generazione di clienti. Il futuro del settore, almeno secondo Nasard, sembra dunque sempre più legato a una parola: accessibilità.

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