Si apre un terreno di scontro anche in vista delle prossime elezioni…
Sale la tensione tra gli operatori del settore elettrico per via di alcune frange dentro l’Arera. Nell’autorità che regola il settore c’è qualcuno che lavora nell’ombra per promuovere nuove regole e nuove norme giudicate dirompenti e che, secondo gli addetti ai lavori, sarebbero capaci di condizionare e minare nel profondo il mercato italiano. In pochi, tra gli operatori, hanno intenzione di stare a guardare.
La prima spaccatura è proprio dentro l’autorità, dove i fronti sono divisi tra chi ha cuore il sistema Paese e il mandato di controllo e garanzia di funzionamento del mercato che, in tutti i questi anni, ha permesso di migliorare servizi e investimenti. E chi, invece, mostra di seguire una ideologia che rischia di uccidere un settore sano, primo comparto industriale per investimenti, che crea indotto, dà valore aggiunto. Cartina di tornasole di questo clima interno diviso era stata già a luglio anche la lamentela, sollevata dai sindacati interni, riguardo a “modalità” spesso “non ossequiose delle più elementari norme di rispetto professionale e personale” di rapportarsi con la struttura da parte di alcuni membri del collegio. Cosa che avrebbe influito anche sullo svolgimento delle riunioni del collegio.
Ora lo scontro rischia di esplodere dentro e fuori l’autorità. Dietro le quinte sale la tensione anche perché alcuni atteggiamenti riscontrati dentro l’Arera, stando a diverse fonti, sarebbero di ostilità alle migliaia di imprese del settore, che ora temono di perdere la stabilità regolatoria che serve per investire e mantenere il mercato efficiente.
All’orizzonte, insomma, si intravede un duello che potrebbe finire per coinvolgere la politica, e diventare così uno dei terreni di scontro anche delle prossime elezioni. Sbagliato infatti sottovalutare il peso del settore che impiega 570 mila addetti che non starebbero certo a guardare la distruzione di un settore che oggi pesa per circa il 4% del pil.


