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Economia
Alibaba parte con il botto. E' la maggiore Ipo della storia

 

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Debutto con il botto per la più grande Ipo della storia. La Cina dei record sbanca l'amico-nemico a stelle e strisce con lo sbarco a Wall Street di Alibaba, il colosso cinese del commercio elettronico che ha fissato a 68 dollari il prezzo delle sue azioni, una cifra con la quale è stata valutata 167,7 miliardi di dollari, ma che alla campanella del NYSE ha subito guadagnato oltre il 36% a 92,7 dollari per schizzare poi in maniera spedita verso i 100 dollari (massimo di 99,7 dollari),  e chiudere le contrattazioni con un guadagno del 38,1% a 93,89 dollari. Il titolo è stato scambiato sotto il simbolo BABA e, come di consueto per un'Ipo, alla cerimonia di apertura della seduta odierna del Nyse è stato presente il fondatore e amministratore delegato del gruppo, Jack Ma, che ha suonato la campanella di apertura delle contrattazioni.

Nel pre-Borsa, Barclays ha organizzato l'asta per raccogliere le richieste di acquisto e vendita ed è stata la banca inglese a fissare il primo prezzo. Alibaba ha fissato il prezzo definitivo di collocamento del titolo ieri sera al massimo della forchetta indicata, 68 dollari, rastrellando almeno 21,8 miliardi di dollari. Cifra che, includendo il possibile esercizio delle opzioni, farebbe salire la raccolta sale a 25 miliardi di dollari, con i quali Alibaba è la maggiore Ipo della storia mondiale. Una cifra con la quale offusca infatti il precedente primato di 22,1 miliardi di dollari detenuto dall’altra quotazione record cinese: la Agricultural Bank of China (22 miliardi nel 2010).

L’Amazon o l’eBay della Grande Muraglia, così come viene definita Alibaba, è un "bazaar" gigante che ha numeri che vanno al di là dei due colossi americani. Nel 2013 ha realizzato vendite per 248 miliardi di dollari, più di Amazon e eBay insieme. Il "bazaar" cinese si descrive come un gruppo che "combatte per i più piccoli", in riferimento alle piccole e medie imprese che punta ad aiutare. E la sua quotazione al New York Stock Exchange si presenta come una sfida anche per il sistema normativo americano.

Alibaba, infatti, ha una struttura societaria complessa, basata sulla "partnership", e in base alla normativa cinese gli investitori stranieri non possono controllare direttamente asset strategici del Paese. Da qui il ricorso a una struttura conosciuta come "entità a interesse variabile". Chi acquisterà azioni Alibaba non acquisterà di fatto una piccola quota della società, ma le azioni di un’entità registrata alle Cayman che per contratto riceve profitti da Alibaba e dai suoi asset ma che non li controlla.

Alibaba ha rivisto negli ultimi giorni al rialzo il prezzo dell’Ipo, inizialmente fissato fra 60 e 66 dollari per poi essere ritoccato a 66-68 dollari. Una revisione che si è resa necessaria a fronte di una forte domanda. E la scelta del numero 68 potrebbe non essere casuale, dato che 68 è un numero fortunato nel Dragone cinese. Per le banche Alibaba è un test per l’appetito del mercato verso le società tecnologiche e sembra proprio che l’Ipo di Alibaba sembra in grado di far tornare l’euforia della bolla dotcom anche se, secondo gli osservatori, le società hi tech di ora sono più solide rispetto a quelle degli anni 2000.

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