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ministero dell'economia

La Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione che dà il via libera allo sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese.

L'approvazione della risoluzione unitaria consentirà al Governo di emenare un decreto legge per sbloccare il pagamento dei debiti della P.A.

Anche il Movimento 5 Stelle ha aderito, insieme agli altri gruppi parlamentari.

Prima i rimborsi Iva (11 miliardi). Poi la cancellazione dei debiti nei confronti di Equitalia sotto i 2.000 euro e anteriori al 1999. Ora, il dossier pagamenti della Pubblica Amministrazione che è stato sbloccato.

L'obiettivo è quello di rilanciare la domanda interna per consentire al Paese di iniziare immediatamente a risalire la china, visto che, nella migliore delle ipotesi, il 2013 si chiuderà con un Pil in recessione con qualche punto sopra il -1% (-1,3% la stima del governo nel Def). Trend che, attraverso il gettito mancanterischia anche di mettere sotto pressione i saldi di finanza pubblica e di far iniziare in salita l'operato del prossimo governo. Allo stesso tempo, il governo Monti, rinvigorito dalla nuova mission affidatagli da Napolitano, il Quirinale stesso e la sua squadra di saggi vogliono far arrivare una massa non indifferente di liquidità (40 miliardi, lo 0,5% circa del Pil) all'universo delle imprese che, come ha recentemente tuonato il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi, sono ormai all'asfissia, in debito di ossigeno. Condizione che mette in moto pericolosi meccanismi: le piccole aziende finiscono per rimanere stritolate in un circolo vizioso della liquidità che non arriva. A monte, c'è la PA che non paga le grandi aziende, che a loro volta non saldano le fatture ai piccoli fornitori. A valle, ci sono le banche che hanno stretto i cordoni della borsa. Con BankItalia che non aiuta (vedi l'inasprimento dei criteri sulle garanzie immobiliari) ad allentarli.

Entro giugno, arriveranno 10 miliardi di pagamenti arretrati, una prima tranche dei 20 complessivi che saranno saldati poi nella seconda metà del 2013. Più altri 20 che verranno immessi nel sistema delle imprese per saldare il conto che Comuni, Province e Regioni hanno soprattutto con le aziende legate al comparto della Sanità. Un debito che, una volta onorato, porterà in dote, secondo le stime di Viale dell'Astronomia, circa 300 mila nuovi posti di lavoro entro il 2014.

Vittorio Grilli (1)

Secondo quanto riferisce una fonte governativa, domani il Consiglio dei ministri sfrutterà l'assist offertogli dal Consiglio europeo di metà marzo che, dopo un pressing forsennato in primis dell'Italia, ha concesso ai Paesi nel tunnel della recessione maggiori margini di flessibilità in termini di deficit/Pil, e varerà il decreto legge sui 40 miliardi promessi alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione. Il governo ha alzato al 2,9% l'obiettivo di indebitamento in rapporto al Pil del 2013 a fronte di un tendenziale del 2,4%.


Il margine di 0,5 punti servirà a liquidare 20 miliardi di crediti commerciali pregressi quest'anno. Altri 20 miliardi arriveranno nel 2014 ma l'impatto sui conti pubblici sarà limitato al debito pubblico, senza appesantire il deficit. Lo schema prevede che i Comuni paghino 12 miliardi nel 2013 e 7 nel 2014, il sistema sanitario nazionale 5 più 9 miliardi e lo Stato centrale sborsi 3,5 miliardi l'anno. Esiste però il rischio che le imprese debbano attendere ancora diverse settimane per vedersi saldare le prime fatture.

Euro

In base alle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo, infatti, l'Italia potrà aumentare l'indebitamento solo se uscirà dalla procedura per deficit eccessivo avviata dalla Commissione europea nel 2009 e il verdetto arriverà tra aprile e maggio.

La promozione dei conti pubblici italiani richiede che Bruxelles collochi il disavanzo sotto il 3% del Pil sia nel 2013 sia nel 2014. Condizioni che dovrebbero verificarsi, visto che a fine febbraio scorso Bruxelles vedeva il deficit italiano stabilizzarsi al 2,1% sia quest'anno che il prossimo, anche se da allora la congiuntura è peggiorata.

L'ultima fase è quella che vedrà la conversione del decreto in Parlamento entro 60 giorni, ma a quel punto sarà responsabilità delle forze politiche attualmente presenti nell'Emiciclo motivare le ragioni di eventuali niet e distinguo nei confronti di un'operazione ritenuta all'unanimità fondamentale per iniettare liquidità nel sistema economico a beneficio delle imprese e spegnere così quell'incendio sulla "casa Italia che ora  brucia".

 

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