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Economia
Aspi, Cdp ritocca ancora l'offerta. Ma il via libera di Atlantia è in forse
(fonte Lapresse)

La nuova offerta di Cdp per rilevare, insieme a Blackstone e Macquarie, fino al 100% (a seconda dell’adesione) di Autostrade per l’Italia, è stata recapitata nella notte ad Atlantia. Secondo quanto scritto da Milano Finanza – e che Affaritaliani.it ha potuto verificare con fonti accreditate - non è cambiato il quantitativo di denaro garantito (che rimane di 9,1 miliardi di euro), ma c'è stato un “affinamento” delle clausole accessorie. Probabile inoltre, a quanto risulta, che il discorso si sia anche concentrato soprattutto su eventuali penali e manleve relative ai lavori di manutenzione pregressi. 

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L’orario per la riunione del consiglio di amministrazione della holding controllata dai Benetton è stato fissato per le 16, ma già pochi minuti prima delle 14 sarebbero trapelate voci provenienti dai fondi che avrebbero ritenuto l’offerta troppo bassa. Si è parlato in particolare di Tci, un fondo attivista britannico che ha già da tempo dichiarato che la valutazione corretta di Autostrade per l’Italia è intorno agli 11-12 miliardi.

Il fondo era stato tra i più attivi nel promuovere lo spinoff di Aspi da Atlantia per verificare la possibilità di trovare altri compratori. Ma la recente assemblea, dopo la dichiarazione d’intenti dei Benetton e della Fondazione Crt, aveva bocciato questa possibilità definendo come unici interlocutori Cdp, Macquarie e Blackstone, ovvero la cordata che da mesi sta cercando di rilevare almeno l’88% detenuto dalla holding. 

Il tema della valutazione di Aspi è annoso: in molti, in effetti, hanno ritenuto che quanto garantito dalla cordata fosse inferiore al reale valore di Autostrade. Ma è anche vero che nessuno, al di là di qualche intemerata – non ultima quella di Florentino Perez – si è presentato con un’offerta concreta nelle mani.

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Stupisce, oltretutto, il tempismo: le voci fatte trapelare di una possibile bocciatura dell’offerta, a borse aperte, su un dossier così importante che coinvolge asset strategici del Paese, rappresentano una palese violazione. La Consob per il momento non è intervenuta, ma è certo che ci sia da tenere altissima l’attenzione.

Naturale che si tratti di un’operazione che vorrebbe artatamente portare pressione sul consiglio di amministrazione, provando a intavolare un ulteriore rinvio nella speranza di spuntare condizioni migliori. Ma a quanto risulta ad Affaritaliani.it Cdp, che per mesi è andata avanti con due diligence e analisi puntuali di tutti i conti, non sarebbe interessata a lanciarsi in gare al rialzo. Il termine ultimo per l’offerta è stato portato al 31 maggio. Ma la storia sembra ancora lontana dall’essere conclusa.

Nella giornata di ieri, inoltre, Cdp ha anche dato il via libera all’acquisizione di una quota del 10% di Open Fiber, in modo da detenere la maggioranza assoluta dell’azienda in vista della creazione di AccessCo, la società della rete unica.

Alcuni analisti hanno sollevato la perplessità che l’Antitrust europeo potrebbe non avallare un ipotetico conflitto d’interesse per Cdp, che sarebbe al tempo stesso azionista di maggioranza di Open Fiber e detentrice di quote di Tim (il 9,9%). Ma secondo fonti accreditate, da Via Goito non si pongono nemmeno il problema: il progetto va avanti e nessuno teme un altolà da Bruxelles.

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