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Economia

 

barista lp 500

Nell'Italia dei senza lavoro accade anche questo. A Verona, nell'operoso Nordest, la Confesercenti si è messa alla ricerca di giovani da far lavorare nei bar, ma dopo mesi di tentativi di assunzione andati a vuoto, l'associazione ha dovuto alzare bandiera bianca.

A dire il vero, ogni tanto è capitato di sentire le storie di qualcuno che rifiuta un lavoro perché non vuole rinunciare all'assegno di disoccupazione. Ma spesso queste sono dinamiche che avvengono nel caso di disoccupati cronici, veri professionisti dell'assistenzialismo e non di giovani appena entrati nel mercato del lavoro.

E invece, stando ai racconti di Manuel Cugildi, responsabile Settore bar e locali di Confesercenti Verona, quello che in alcuni casi è una leggenda, per i giovani tra i 18 e 35 della città dell'Arena che mirano a diventare baristi è la regola.

Così c'è chi non vuole rinunciare alle vacanze e chi all'assegno di disoccupazione e poi chi deve chiedere alla mamma e chi preferisce invece lavorare qualche mese per poi andare a svernare al caldo. "Pensavo anch'io fosse una leggenda - racconta Cugildi - ma ho dovuto ricredermi. Oggi è impossibile trovare ragazzi che vogliano lavorare in un bar", conclude il dirigente della Confesercenti.

Al primo posto, racconta Cugildi, c'è chi non vuole rinunciare al sussidio di disoccupazione. "C'è una ragazza che ha un contratto a chiamata: lavora molto bene, perciò le propongo un contratto a tempo determinato, di sei mesi, e poi l'assunzione a tempo indeterminato". Ma la ragazza non sembra interessata: il problema vero è che se viene assunta perde, com'è ovvio la disoccupazione. "Ma io ti assumo a tempo indeterminato", si difende il gestore. "Ma tu lavoreresti, se ti dessero i soldi per stare a casa?", risponde diretta lei. C'è, poi chi vuole lavorare d'estate, ma tutta tutta è troppo. "Cercavo baristi per la stagione estiva - racconta ancora Cugildi - e una volta che finalmente trovo un ragazzo, al momento di assumerlo mi dice che, magari, due settimane ad agosto, andrebbe in ferie".

"Sono infiniti poi i casi - prosegue - di chi cerca di lavorare sei mesi e di utilizzare la disoccupazione negli altri: lo fanno gli stranieri, ma anche gli italiani. Una volta, una coppia aveva deciso di lavorare da me sei mesi e poi andare a Furteventura: il fatto è che me ne sono reso conto tardi". In teoria, la norma dice che per ricevere l'assegno di disoccupazione bisogna risiedere in Italia, ma la residenza mica si cambia in questi casi. Infine, c'è anche anche il caso di chi manda avanti, invece, la mamma. "È successo ad un collega - conclude Cugildi - che dopo lunga ricerca trova finalmente un ragazzo. Il colloquio va bene, è tutto a posto fino a quando il quasi-assunto dice: domani viene mia mamma, spieghi tutto a lei e se dice che va bene e che lo posso fare, io vengo". Insomma, se in Italia non si trova lavoro perché le imprese non assumono, c'è anche chi fa di tutto per non farsi assumere.

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