
Ventuno miliardi. E’ la somma che serve alle banche italiane per mettersi al riparo dai crediti dubbi. Ventuno miliardi per allineare la copertura degli istituti tricolore (pari al 39%) a quella della media europea (al 53%). E’ il risultato di uno studio di Mediobanca Securities. Gli accantonamenti che garantirebbero la pulizia dei bilanci potrebbero arivare già nell’esercizio 2012, pesando dunque sui conti del quarto trimestre ma senza compromettere indici patrimoniali e dividendi. Per le due principali banche italiane, la cui soglia di copertura dei crediti dubbi è pari al 24%, lo sforzo sarebbe di 8 miliardi a testa.
Ma da Piazzetta Cuccia lanciano una proposta: la creazione di una bad bank, in cui convogliare sofferenze e incagli, finanziata dall’Esm. Basterebbe un capitale da 18 miliardi, che Mediobanca definisce “gestibile”, soprattuto se confrontato con un report dello scorso ottobre, che alzava l’asticella a 33 miliardi. “Pensiamo che il mercato accoglierebbe con favore” la bad bank, dicono gli analisti, “perché probabilmente stimolerebbe anche la disponibilità di credito per far ripartire l’economia”.
Depurare dalle tossine le casse delle banche sarebbe quindi un toccasana sia per gli istituti sia, potenzialmentem, per l’accesso al credito. E una soluzione di questo titpo non riceverebbe l’opposizione dall’Europa. Bruxelles ha già dato il via libera a Sareb, la bad bank spagnola che già da tempo ha avviato l’acquisto di asset a rischio. Stoppare l’avvio di un progetto equivalente in Italia non sarebbe “coerente”, anche alla luce della generosità di Roma, che contribuisce all’Esm con 125 miliardi.
Resta però una grande incognita. Per quanto irrifiutabile, la proposta di una bad bank all’italiana deve presupporre un governo forte, capace di negoziare con le istituzioni europee. “L’attuale incertezza politica italiana – si legge sul report Mediobanca – ostacola il progetto”.
