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Economia


 

barclays bank

Una semestrale non particolarmente brillante, timori sulla reale qualità degli attivi e congruità degli accantonamenti rispetto agli obiettivi fissati dalle autorità ed un aumento superiore alle attese e a forte sconto: per far scattare prese di beneficio su un titolo basterebbe anche solo uno di questi motivi ma oggi Barclays li ha offerti tutti in una sola volta. Così il titolo del secondo maggior istituti britannico cede poco meno del 7% senza peraltro che nessuno possa dirsi sorpreso della reazione.

Una nota della banca ha infatti annunciato stamane un aumento di capitale da 5,8 miliardi di sterline attraverso l'emissione di nuove azione al prezzo di 185 pence l'una (con un sconto del 40% circa rispetto ai 309,5 pence della chiusura ufficiale di ieri) e un rapporto di concambio di  un nuovo titolo ogni 4 già posseduti. Nel complesso un'operazione di dimensioni maggiori di quelle finora ipotizzate (attorno o poco oltre i 4 miliardi di sterline) il cui annuncio ha fatto subito scattare arbitraggi in borsa sul titolo.

Barclays ha anche annunciato che intende ridurre l'attivo di bilancio di circa 80 miliardi di sterline a 1.500 miliardi di sterline in totale e di preparare un'emissione da 2 miliardi di sterline di Co.Co bond ("contingent capital bond"), obbligazioni che prevedono la conversione automatica in azioni in caso di particolare stress finanziario dell'emittente. Ulteriori misure supplementari saranno poi varate per ristrutturare le attività in portafoglio, con la previsione di effettuare ulteriori accantonamenti di utili e arrivare a cedere fino a 2-2,5 miliardi di asset.
 

Barclays

Il tutto per cercare di alzare il rapporto tra patrimonio e attività di bilancio sopra il livello minimo del 3%, che la Prudential Regulation Authority britannica ha deciso di rendere obbligatorio a partire dal giugno del prossimo anno, mentre a fine semestre Barclays presentava rapporto pari solo al 2,5% (ovvero del 2,2% applicando le norme, ancora più severe, di Basilea III), con un "buco" di 12,8 miliardi di sterline rispetto alla soglia prescritta. E poiché il management di Barclays aveva sperato fino all'ultimo che le autorità concedessero all'istituto fino al 2015 per centrare l'obiettivo, il sospetto di alcuni analisti è che ora possa essere difficile rispettare i tempi.

Quanto poi agli utili di periodo, l'utile ante imposte è calato a 3,59 miliardi di sterline (-17% su base annua) a causa sia degli accantonamenti decisi per risarcire i clienti nell'ambito della causa relativa alla vendita di prodotti finanziari (ulteriori 2 miliardi di sterline che fanno salire il totale di tali accantonamenti a 5,4 miliardi, una cifra superata solo dai 7,2 miliardi sinora accantonati da Lloyds Banking Group) sia dei costi di ristrutturazione per adeguare la struttura al nuovo contesto normativo (altri 640 milioni di sterline).

Così i numeri hanno finito col deludere le attese, visto che le stime di consensus parlavano di 3,7 miliardi di utile netto ed ora la banca tenterà di tagliare altri 1,7 miliardi di sterline di costi all'anno da qui al 2015, anche eliminando ulteriori 3.700 posti di lavoro e facendo calare il rapporto costi/ricavi dal 71% attuale al 55%. Guardando ai conti nel dettaglio, i costi di ristrutturazione hanno pesato sulle attività di banca retail, che hanno chiuso il trimestre ancora in perdita (28 milioni di sterline), sebbene in deciso calo rispetto a un anno prima (292 milioni di perdita), nonché sugli utili della divisione carte di credito, calati dell'89% a 85 milioni di sterline.

Qualche delusione è venuta dall'andamento della divisione di investment banking, che pure ha visto l'utile salire a 2,39 miliardi di sterline dai 2,24 miliardi di un anno fa, meno però delle attese di mercato (2,48 miliardi in media), nonché sugli utili da intermediazione di strumenti a reddito fisso, materie prime e cambi (in calo del 13% a 3,57 miliardi di sterline), parzialmente compensati dall'incremento degli utili su intermediazione azionaria (1,53 miliardi di sterline, +27% annuo).

Luca Spoldi

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