La crisi non molla la presa sul settore creditizio e così il credith crunch continua a strozzare l'attività di imprese e famiglie. Secondo i dati di Bankitalia, i prestiti al settore privato hanno infatti registrato una contrazione su base annua del 4,3% (-3,7% a ottobre).  I prestiti alle famiglie sono scesi dell'1,5% sui dodici mesi mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 6,0%. Un andamento che ha spinto l'associazione dei consumatori Codacons a sottolineare come sia "incredibile che imprese e famiglie stiano fallendo mentre le banche continuano a tenersi i soldi".

"Se proprio quando gli italiani necessitano di prestiti e di liquidità, le banche smettono di fare il loro mestiere di far circolare la moneta e prestare soldi - continua l'associazione guidata da Carlo Rienzi - è evidente che il sistema economico si inceppa. Le banche, insomma, continuano imperterrite nel loro vecchio vizio di dare i soldi solo a chi ce li ha già o è troppo grande per fallire".

Quindi, conclude il Codacons, "ecco perché il Governo dovrebbe intervenire seriamente per riformarle, aumentando la concorrenza nel settore, eliminando, ad esempio, balzelli anacronistici come le commissioni di istruttoria veloce e riducendo privilegi assurdi, come i compensi d'oro ed i super bonus dei banchieri, che dovrebbero essere decisi dagli azionisti e non dai consigli di amministrazione. Inoltre vanno  vietati bonus in caso di acquisizioni e vendite, onde evitare conflitti di interessi".

Tornando ai dati di BankItalia, sempre a novembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è risultato pari al 6,1% (5,4% a ottobre) mentre la raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 7,3% sui dodici mesi (-7% a ottobre).

Nel bollettino mensile su moneta a banche via Nazionale segnala anche che il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è risultato pari al 22,8% (22,9% a ottobre). Per quanto riguarda, invece, i tassi d'interesse sui finanziamenti, quelli erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,86% (3,90% a ottobre).

I tassi d'interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 4,38% (4,47% nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,76% (2,84% a ottobre). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,99%, come nel mese precedente.

Secondo la Cgia di Mestre, tra il mese di ottobre del 2013 (ultimo dato disponibile) e lo stesso mese del 2012, la riduzione complessiva dei prestiti alle imprese è stata pari a 6,6 miliardi di euro. A subire la contrazione maggiore in termini percentuali le realtà imprenditoriali della provincia di Trieste (-8%) e quelle di Rovigo e di Trento (entrambe con - 6,4%).

Ma in generale, sempre secondo gli artigiani di Mestre, la provincia che ha registrato la “stretta” più pesante è stata Treviso: nel periodo considerato ha “perso” oltre 1,1 miliardi di euro. Meno toccate dal cosiddetto “credit crunch” del Veneto, sia in termini assoluti sia in quelli percentuali, le imprese di Venezia e di Belluno. Al 31 ottobre del 2013, il volume complessivo degli impieghi in capo alle imprese nordestine era di 144,1 miliardi di euro. Al contrario la provincia più “finanziata” è Verona (20,66 miliardi di euro), seguita da Treviso (20,27 miliardi di euro) e Vicenza (20,19 miliardi di euro) .

"Ormai – ha spiegato Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – siamo scivolati in un circolo vizioso. Da un lato, le banche hanno chiuso i rubinetti del credito anche perché è in calo la domanda, dall’altro, chi ha ricevuto gli impieghi non è in grado di restituirli secondo gli accordi presi, facendo lievitare a dismisura le insolvenze. In questo gioco perverso, a rimetterci sono soprattutto le piccole imprese che hanno un potere negoziale con il sistema creditizio molto contenuto".

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La crisi non molla la presa sul settore creditizio e così il credith crunch continua a strozzare l'attività di imprese e famiglie. Secondo i dati di Bankitalia, i prestiti al settore privato hanno infatti registrato una contrazione su base annua del 4,3% (-3,7% a ottobre).  I prestiti alle famiglie sono scesi dell'1,5% sui dodici mesi mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 6,0%. Un andamento che ha spinto l'associazione dei consumatori Codacons a sottolineare come sia "incredibile che imprese e famiglie stiano fallendo mentre le banche continuano a tenersi i soldi".

"Se proprio quando gli italiani necessitano di prestiti e di liquidità, le banche smettono di fare il loro mestiere di far circolare la moneta e prestare soldi - continua l'associazione guidata da Carlo Rienzi - è evidente che il sistema economico si inceppa. Le banche, insomma, continuano imperterrite nel loro vecchio vizio di dare i soldi solo a chi ce li ha già o è troppo grande per fallire".

Quindi, conclude il Codacons, "ecco perché il Governo dovrebbe intervenire seriamente per riformarle, aumentando la concorrenza nel settore, eliminando, ad esempio, balzelli anacronistici come le commissioni di istruttoria veloce e riducendo privilegi assurdi, come i compensi d'oro ed i super bonus dei banchieri, che dovrebbero essere decisi dagli azionisti e non dai consigli di amministrazione. Inoltre vanno  vietati bonus in caso di acquisizioni e vendite, onde evitare conflitti di interessi".

Tornando ai dati di BankItalia, sempre a novembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è risultato pari al 6,1% (5,4% a ottobre) mentre la raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 7,3% sui dodici mesi (-7% a ottobre).

Nel bollettino mensile su moneta a banche via Nazionale segnala anche che il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è risultato pari al 22,8% (22,9% a ottobre). Per quanto riguarda, invece, i tassi d'interesse sui finanziamenti, quelli erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,86% (3,90% a ottobre).

I tassi d'interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 4,38% (4,47% nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,76% (2,84% a ottobre). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,99%, come nel mese precedente.

Secondo la Cgia di Mestre, tra il mese di ottobre del 2013 (ultimo dato disponibile) e lo stesso mese del 2012, la riduzione complessiva dei prestiti alle imprese è stata pari a 6,6 miliardi di euro. A subire la contrazione maggiore in termini percentuali le realtà imprenditoriali della provincia di Trieste (-8%) e quelle di Rovigo e di Trento (entrambe con - 6,4%).

Ma in generale, sempre secondo gli artigiani di Mestre, la provincia che ha registrato la “stretta” più pesante è stata Treviso: nel periodo considerato ha “perso” oltre 1,1 miliardi di euro. Meno toccate dal cosiddetto “credit crunch” del Veneto, sia in termini assoluti sia in quelli percentuali, le imprese di Venezia e di Belluno. Al 31 ottobre del 2013, il volume complessivo degli impieghi in capo alle imprese nordestine era di 144,1 miliardi di euro. Al contrario la provincia più “finanziata” è Verona (20,66 miliardi di euro), seguita da Treviso (20,27 miliardi di euro) e Vicenza (20,19 miliardi di euro) .

"Ormai – ha spiegato Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – siamo scivolati in un circolo vizioso. Da un lato, le banche hanno chiuso i rubinetti del credito anche perché è in calo la domanda, dall’altro, chi ha ricevuto gli impieghi non è in grado di restituirli secondo gli accordi presi, facendo lievitare a dismisura le insolvenze. In questo gioco perverso, a rimetterci sono soprattutto le piccole imprese che hanno un potere negoziale con il sistema creditizio molto contenuto".

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