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Economia

Affaritaliani.it ha lanciato il caso degli imprenditori in crisi con l'e-mail ricevuta dall'imprenditore pugliese Giuseppe Iudici. Sono arrivate centinaia di email in risposta al suo appello, tra manifestazioni di solidarietà e concrete offerte di collaborazione. A due anni di distanza Iudici ripercorre la sua storia con articolo pubblicato su L'Huffington Post e Il sole 24Ore.

 

 

LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT

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Affaritaliani.it ha lanciato il caso degli imprenditori in crisi con l'e-mail ricevuta dall'imprenditore pugliese Giuseppe Iudici. Sono arrivate centinaia di email in risposta al suo appello, tra manifestazioni di solidarietà e concrete offerte di collaborazione.

Giuseppe Iudici racconta la crisi. "Serve una politica di volontari". GUARDA LA VIDEOINTERVISTA NELLA REDAZIONE DI AFFARIA

LA PROPOSTA/ "Fare il politico? Meglio della lotteria. Diamo stipendi massimi di 3mila €"

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LEGGI TUTTE LE MAIL ARRIVATE AD AFFARI

Crisi che uccide - Le lettere dei lettori di Affaritaliani.it

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IL CASO DI AFFARI FINISCE IN TV/ Lucia Annunziata, conduttrice della trasmissione "In mezz'ora" in onda su Rai Tre, ha intervistato e raccontato la storia di Giuseppe Iudici, imprenditore pugliese e padre di famiglia, che ci ha scritto, denunciando la sua situazione disperata. (Leggi a lato....)

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO DELLA TRASMISSIONE

Sono un imprenditore che ha chiuso la sua azienda quattro anni fa e da allora la mia vita ha conosciuto il mondo reale fatto di indifferenza, di porte chiuse, di tanti no e poca speranza.

Due anni fa Affaritaliani.it nella persona del direttore Angelo Perrino pubblica un mio sfogo e da allora una piccola luce, dapprima la Rai3 che mi invita come ospite e a ruota decine di trasmissioni che mi portano a conoscere migliaia di persone sui social con cui condividere la nostra crisi, una unione di persone dignitose che non cercano carità nonostante le necessita' familiari, ma un lavoro.

Decido, non avendo trovato lavoro, di aiutare le famiglie, padri e madri che mi contattavano dopo avermi visto in tv , aprendo una associazione Giuseppe Iudici, angeli contro la crisi, con la speranza di coinvolgere chi ancora ha un lavoro e di aiutare chi lo avesse perso, non potendo fare molto per la mia famiglia ho cercato di reagire aiutando gli altri sfruttando quella minima popolarità che giornali e media mi davano, e dalla mia storia di crisi sono passato a messaggi di fiducia, invitavo la gente a reagire e comunicavo l'apertura della associazione.

Purtroppo ricevevo molte richieste di aiuto e poche donazioni e quindi il conto aperto alla Banca Prossima, banca per le associazioni e, secondo il loro presidente vicino al volontariato, non movimentava cifre interessanti e qui la mia denuncia:

arrivate le spese di poco più di 20 euro mi comunicavano per sms di versare, altrimenti mi chiudevano il conto e, privando i miei figli di quella cifra, decido di versare e saldare le spese perché non svanisse una speranza, ma la banca per pochi euro chiude il conto per ufficio.

Una sola domanda: è questo il paese in cui viviamo, cosa ci è successo ?

Perché chiudere un conto a chi doveva suicidarsi e invece cerca giornalmente di reagire, quello non era un conto, non era un numero ma il risultato di chi cerca di essere ancora utile e in questo caso per altri, di chi si sveglia la mattina pensando che c'è qualcosa da fare oggi, è una speranza che arrivi un angelo e dica "ho donato", è voi Gruppo san paolo lo avete chiuso di ufficio come se siate gestiti da computer invece delle persone.

Il sito lo hanno chiuso per mancanza di fondi, il conto idem, ma una cosa la voglio dire. Io, Giuseppe Iudici, domani mi sveglierò per cercare un lavoro, per trovare il modo di aprire il sito e il conto, io domani mi sveglierò perché credo ancora che il nostro sistema possa cambiare e diventare persone migliori, io domani non mi suiciderò perché ho tre figli, e per loro lotterò perché possano diventare migliori di me, ma una cosa è certa, non starò in silenzio altrimenti diventerò complice, e non starò fermo guardando la rovina del mio paese.

Questa non è solo una lettera denuncia verso una banca, ma è anche un invito a riflettere su cosa vogliamo essere e cosa lasceremo ai nostri figli comprendendo anche la gestione politica del nostro paese. In sintesi chiedo solo più "umanità" nel gestire e fare.

crisi secondo Einstein

Leggete bene le belle parole di Einstein e tutti , compreso le banche, uniamo le forze perché la crisi faccia uscire il meglio di noi.

Giuseppe Iudici onlusgiuseppeiudici@libero.it

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Le mail di altri imprenditori e lettori di Affaritaliani.it dopo l'articolo di Iudici

 

Gentile direttore, è da tempo che seguo Affaritaliani.it, leggo con molta attenzione le lettere e gli sfoghi degli imprenditori italiani che si scontrano quotidianamente con i sopprusi, la burocrazia incessante e lo strapotere delle banche.
 
Purtoppo ancora oggi non ci si riesce a rendere conto quale grande contributo a questa incessante crisi economica sia inferto dal mondo bancario nella sua totalità.
 
L'accentuarsi del Credit Crunch bancario è arrivato a dei limiti insopportabili se consideriamo che solo 1 Pmi su 5 oggi riesce ad ottenere credito.
Da un lato posso comprendere le motivazioni per cui le banche sono spinte a ridurre se non negare il credito alle PMI, i dati sulle insolvenze e sulle sofferenze bancarie sono in aumento, e le banche si trovano esposte per importanti cifre.
 
Cio non di meno la mancanza di territorialità e la mancanza di contatti diretti con la clientela, demandano la valutazione sul merito creditizio e affidabilità del cliente a sistemi automatizzati di valutazione che oltre a verificare l'affidabilità del soggetto richiedente, si soffermano su dati macroeconomici derivanti dal settore di appartenenza.
 
Qui stra il grave errore per la quale si accentua il Credit crunch, nello specifico trovandosi in una nazione che vive un periodo di forte recessione, tutti i settori merceologici di appartenenza sono in sofferenza e sono in crisi, quindi valutare l'affidabilità di un'azienda sull'esclusiva base dei dati generalizzati in loro possesso fa si che tutte le richieste di affidamento nel 90% dei casi vengano respinte.
Se si vuole dare maggior qualità sul credito concesso, bisogna puntere molto sull'analisi individuale del soggetto richiedente, e dalla bontà dell'iniziative proposte.
 
A tal proposito il nostro stato seppur con le sue mille difficoltà ha proposto degli strumenti operativi per incentivare le banche alla concessione del credito per mezzo di leggi che consentono di attivare delle garanzie reali fino all'80%, parliamo del fondo centrale di garanzia che opera per mezzo dei confidi, e parliamo di diversi strumenti anche a livello regionale che per mezzo di specifiche convenzioni consentono di usufruire di fondi non bancari.
 
Purtroppo il mercato del credito è monopolizzato dagli intermediari finaziari e per o più dal mondo bancario in essere, quindi le banche a loro insindacabile giudizio per altro unilaterale, possono decidere se concedere o meno credito ad un soggetto indipendentemente dalle garanzia prestatee/o dalla sua affidabilità, fino a quando non sarà istituito un soggetto intermediario creditizio pubblico il potere decisionale sarà esclusivamente delegato alle banche.
 
Ho vissuto è sto vivendo sulla mia pelle una situazione dai tratti paradossali per la quale le affermazioni precedentemente descritte trovano assoluto fondamento.
 
Io ho poco più di trentanni, e da quando ho terminato gli studi dell'obbligo che lavoro, oramai sono quasi 20 anni che mi occupo di edilizia, nonostante non ho potuto proseguire gli studi per motivi familiari considerando che sono orfano fin da piccolo, la sete di istruzione e conoscenza a fatto si che ho sempre studiato da autodidatta acquisendo capacità e competenze molto elevate.
 
Essendo arrivato alla gestione di commesse pubbliche, rapporti con la P:A, e amministrazione aziendale, ho deciso di voler intraprendere autonomamente il lavoro da imprenditore.
Dopo attente valutazioni sulla realtà imprenditoriale da voler realizzare, ho contattato un importante istituto di credito per mezzo di un loro sviluppatore nuovi clienti ed ho sottoposto la mia iniziativa.
 
Ho ottenuto considerazione circa la mia idea imprenditoriale  in quanto non disponendo della somma necessaria per gli investimenti da effettuare dovevo accedere al credito bancario.
 
Ho espletato tutte le formalità sia procedurali che burocratiche e nel maggio 2011 ho costituito la mia società a responsabilità limitata, ho depositato un capitale sociale di ben 50.000,00 euro proveniente daimiei risparmi e ho creato un articolato business plan da sottoporre alla banca che nel mentre mi aveva aperto già due conti correnti.
 
Ho richiesto alla banca un finanziamento per mezzo della legge regionale Piemonte L.R. 01/09 per la costituzione di nuove aziende da parte di giovani sotto i 35 anni, il finanziamento era articolato nel seguente modo: 200.000,00 di cui il 70% "140.000,00" con fondi messi a disposizione della regione piemonte a tasso agevolato, il restante 30% "60.000,00" con fondi della banca a sua volta garantiti all'80% con la garanzia statale fondo centrale di garanzia per un importo di 48.000,00, e il 20% del 30% a carico della banca ovvero 12.000,00 euro di rischio puro in caso di defolt immediato, a sua volta garantiti con un deposito vincolato in titoli a pegno.
 
In parole povere rischio banca pari a 0.  Avendo già delle commesse acquisite dopo aver costituito la mia società, la direttrice di filiale mi dice se potevo attende a formalizzare il finanziamento almeno 180 gg. in quanto per supportare la mia richiesta volevano che movimentassi il conto corrente appena acceso per poter attribuire il cosiddetto Rating.
Fiducioso così ho fatto e nell'arco di 90 gg. ho fatto transitare fondi per ben 160.000,00 euro "ricavi dei primi lavori" e di fatti alla richiesta ufficiale del finanziamento disponevo del più elevato rating concesso ad un'impresa considerata star-up.
 
Ma qui nascono i primi problemi: nel settembre del 2011 mi sospendono la pratica in quanto con le dimissioni dell'ex premier lo spred era schizzato ad oltre 500 e pertanto il costo del denaro era superiore al tasso agevolato che dovevo riconoscere sul prestito e pertanto la convenzione con la finpiemonte, concessionaria dei fondi era sospesa.
A gennaio risolto il problema di convenzione anche a seguito dell'accettazione di un tasso di interesse maggiore di quello convenzionato per sopperire alla differenza dello spred, arriva un secondo blocco in quanto per una riorganizzazione interna alla banca e il conseguente tur over la direttrice di filiale doveva essere sostituita, a sostituzione avvenuta e più precisamente verso la fine di gennaio 2012 e ben 10 mesi dopo la mia richiesta finalmente si avvia l'iter procedurale per la concessione del suddeetto finanziamento. Dopo che la mia pratica è stata impostata e al primo livello elaborata positivamemnte dal mio gestore, la inviano alla direzione credito che dopo un ulteriore mese e mezzo a metà maggio del 2012 rifiutano la concessione del finanziamento senza alcuna motivazione in merito.
 
Solo dopo aver ufficializzato e formalizzato un reclamo alla banca la stessa mi risponde che avrebbe attentamente analizzato la pratica presentata e nuovamente dopo altri mesi e più precisamente nell' agosto del 2012 mi risponde che la stessa esaminando attentamente la documentazione prodotta doveva confermare il diniego alla concessione del finanziameno richiesto in quanto a causa della crisi attinente il mio settore lavorativo di appartenenza sul nostro territorio avevavo riscontrato problabili criticità sulla corretta esdebitazione del finanziamento richiesto..

MA CHE GIUSTIFICAZIONE E QUESTA???
 
Fatto sta che nel mentre essendo molto fiducioso sulla mia serietà e trasparenza, e delle garanzia prestate al 100% ho anticipato ben 150.000,00 euro per mezzo dei miei risparmi, degli utili, e di altri due piccoli finanziamenti personali che ho contratto.
 
In conclusione nel momento in cui la banca ha ufficialmente negato la concessione del prestito erano decorsi i temini per cui potevo accedere ai fondi regionali richiesti, ho consultato altre opzioni ma vane in quanto le banche non concedono nulla, il 06/06/2013 sconfortato e deluso dalle prese in giro ho tentato il suicidio e sono stato salvato in tempo, solo dopo si è rifatta viva la banca che probabilmente onde evitare pubblicità negative per mezzo degli organi stampa mi ha ricontattato cercando di trovare una soluzione che ad oggi dopo mille belle parole non è arrivata.
 
Questo è il sitema italia, se un imprenditore vuole usufruire di fondi e agevolazioni messe in campo da parte dello stato, la decisione finale e sempre delegata alle banche, che spesso non esaminano l'individuo ma esaminanao i dati economici generalizzati.
Avrei molto da aggiungere ancora, come la richiesta di denaro da parte di alcuni funzionari stessi della banca al fine di dare un'aiuto ed altro ancora che io ho prontamente filmato con una microcamera, mi sono rivolto a chiunque senza aiuto da parte di nessuno, per cosa? per voler fare impresa in italia e creare posti di lavoro...
 
Ecco miocaro direttore, questa sarà un'altra stroria dai tratti che possono sembrare surreali, questo testimonia come le banche "unici intermediari finanziari incidono sulla vita delle persone, e questo è lo stato che fa si delle leggi per sostenere gli imprenditori, ma come si dice fatta la legge trovato l'inganno.
 
In conclusione porto la mia solidarietà a tutti gli imprenditori che subiscono vessazioni e sopprusi, ingiustizie e abusi, dicendo che era meglio se non mi avessero fermato.
 
Salut.  P. un imprenditore torinese

 

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