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Banche, il costo della malafinanza. Dal 2008 un conto salato da 60 miliardi

 

WS

La banca d’affari americana Jp Morgan ha accettato di pagare una serie di multe per complessivi 920 milioni di dollari nell’ambito di una transazione per porre fine alla causa relativa alle perdite (inizialmente stimata pari a 2 miliardi di dollari, ma alla fine la cifra è lievitata a 5,8 miliardi) registrate dalle attività di trading poste in essere del suo Chief Investment Office londinese, noto come la “balena bianca” per le dimensioni del patrimonio gestito.

Alla cifra colossale si arriva sommando quanto Jp Morgan dovrà pagare alla Sec (200 milioni di dollari), all’Office of the Comptroller of the Currency (300 milioni), alla Federal Reserve (200 milioni) e alla Financial Conduct Authority britannica (circa 221 milioni di dollari, ovvero 137,6 milioni di sterline), per aver commesso una serie di violazioni alle norme che regolano il comportamento degli intermediari finanziari, in particolare per quanto riguarda la carenza di controlli del rischio. Potrebbe tuttavia non essere finita qui, perché a quanto è dato sapere la Cftc e il Dipartimento di Giustizia statunitense stanno ancora investigando in merito e potrebbero dunque comminare ulteriori multe alla banca americana.

E’ solo l‘ultimo caso di una serie di maxi multe che in questi anni i grandi colossi della finanza mondiale hanno dovuto pagare alle autorità di mercato americane ed europee per aver gestito in modo malaccorto o fraudolento i propri affari, causando spesso danni alla propria clientela. Il colosso svizzero Ubs, ad esempio, ha accettato a fine luglio di pagare 885 milioni di dollari (415 milioni a Fannie Mae e 470 milioni a Freddie Mac, le due agenzie di credito ipotecario statunitensi nazionalizzate nel 2008 dopo il crack di Lehman Brotehrs) per chiudere una causa legata a transazioni di mutui subprime.
 

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wall street


Dal canto loro cinque tra i maggiori colossi finanziari a stelle e strisce (Bank of America, Jp Morgan Chase, Citigroup, Wells Fargo e Ally Financial) hanno accettato di pagare 25 miliardi (di cui 10 da parte della sola Bank of America e 6 da Jp Morgan) tra multe e rimborsi alla clientela (almeno 17 miliardi per 300 mila famiglie) a causa di irregolarità sui mutui o nelle procedure di “foreclosure” (pignoramento e vendita all’asta degli immobili i cui mutuatari non sono riusciti a rispettare le scadenze previste per il rimborso del prestito), mentre altri cinque istituti, tra cui Goldman Sachs, hanno concluso a inizio anno un ulteriore patteggiamento in base al quale 8,5 miliardi di dollari sono stati versati come risarcimento ad altre 500 mila famiglie.

Se oltre Atlantico le banche piangono, in Inghilterra la situazione non è molto diversa, con i quattro giganti britannici (Hsbc, Barclays, Rbs, Lloyds Banking Group) che hanno dovuto accollarsi multe e rimborsi per 13 miliardi di sterline a causa dello scandalo Ppi (Payment protection insurance): in pratica obbligavano i titolari di mutui immobiliari a sottoscrivere polizze assicurative per ottenere il mutuo. Tornando agli Stati Uniti, multe record vennero pagate già nel 2009 da Bank of America: 33 miliardi  alla Sec pur di chiudere un contenzioso riguardante la distribuzione di 5,8 miliardi di bonus ai manager di Merrill Lynch, acquisita durante la crisi finanziaria 2008-2009 con la promessa di non distribuire bonus ai dirigenti in questione.

Altri 2,8 milioni (una cifra che a questo punto potrebbe sembrare “veniale”) li ha dovuti pagare, alla Financial Industry Regulatory Authority, la divisione di Merrill Lynch che si occupa di wealth management, per aver fatto pagare ai propri clienti costi eccessivi per 32,2 milioni tra il 2003 e il 2011, mentre a causa di pratiche discriminatorie, giudicate razziste, adottate da Countrywide (altra società acquisita da Bank of America nel pieno della crisi finanziaria post-crack Lehman) nel concedere mutui, la stessa Bank of America ha versato un assegno da 335 milioni di dollari al Dipartimento di Giustizia americano.
 

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jp morgan goldman sachs


Ancora prima (era il 2004) sempre Bank of America era rimasta coinvolta in uno scandalo legato a compravendite azionarie irregolari nel settore dei fondi di investimento costatole una multa da 375 milioni di dollari versata alla Sec, mentre Fleet Boston aveva dovuto pagare per la stessa indagine 140 milioni, Alliance Capital Management Holding aveva pagato 600 milioni e il fondo Mfs Investment Management aveva transato per circa 350 milioni. Il “vizietto” di caricare di troppi costi i clienti, duro a morire, non riguarda comunque solo la vendita di mutui o fondi d’investimento.

E’ di pochi mesi fa la doppia inchiesta sulle pratiche messe in atto da un cartello di banche per alterare il fixing dell’Euribor e del Libor, tassi monetari a cui sono collegati i tassi pagati sui mutui in tutta Europa. In questo caso con le mani nella marmellata sono state sorprese banche come la britannica Barclays, che ha patteggiato pagando 282 milioni di sterline per uscire dall’inchiesta, con l’obbligo di risarcire 300 mila clienti per un costo complessivo di altri 100 milioni di sterline, o Rbs, che ha accettato di pagare una multa complessiva di 612 milioni di dollari (453 milioni di euro) alle autorità britanniche e americane.

Ma non si sono tirate indietro neppure la svizzera Ubs, che ha già dovuto pagare 3,5 miliardi, o la tedesca Deutsche Bank, che ha alzato a fine 2012 le riserve di 2,4 miliardi di euro in previsione di future multe e costi legali. In tutto gli istituti coinvolti nell’inchiesta sono stati sedici (tra cui anche Hsbc, Credit Agricole e Societe Generale) del gruppo di 50 istituti (da cui si sono sfilate negli ultimi anni Citigroup e la tedesca DekaBank pare proprio per evitare ogni coinvolgimento con pratiche “sospette”) che partecipano alla fissazione dei tassi. Per ora gli istituti hanno sborsato per 6 miliardi di multe a fronte di danni per 22 miliardi ma non è detto sia finita qui.

Luca Spoldi