Sulla relazione finale della Commissione bancaria d’inchiesta risorge il Patto del Nazareno. Grazie alle sei assenze dei deputati di Forza Italia, la commissione presieduta da Pierferdinando Casini ha approvato la relazione di maggioranza messa a punto dal vice presidente Mauro Maria Marino (Pd). Il documento ha registrato 19 sì, approvato da Pd, +Europa, Civici popolari e Autonomie, respinto con 15 no da M5S, Lega, Fdi e Leu che hanno presentato a Casini la propria relazione.
Per rafforzare la collaborazione tra Consob e Banca d’Italia risultata “carente” la relazione di maggioranza propone di rivedere due articolo del Testo unico della Finanza (4 e 5) “prevedendo l’obbligo per ciascuna Autorita’ di trasmettere tempestivamente non tutto ma i verbali integrali delle ispezioni all’altra Autorita’ interessata” con una sintesi “delle prescrizioni comunicate alla banca ispezionata che dovrebbe comparire nel prospetto e segnalando altresi’ se per motivi di tutela della stabilita’ vi siano profili che non debbano essere pubblicizzati”.
La relazione di Marino aggiunge che in tal modo le Autorita’ “disporrebbero entrambe di un archivio comune” sulle ispezioni e un altro vantaggio sarebbe quello di “ridurre il potere discrezionale delle banche di eludere”, nei prospetti, le prescrizioni rese dalla Banca d’Italia sperando che la Consob non ne sia a conoscenza. La commissione chiede anche di rafforzare la governance delle banche che come e’ emerso dalle crisi esaminate.
Per farlo la relazione di maggioranza indica “l’obiettivo di un ulteriore innalzamento delle competenze dei cda, e che un contributo a riguardo possa pervenire da una raccomandazione dell’autorita’ di vigilanza volta a rendere i processi di raccolta delle candidature per i consigli, da parte delle singole banche, aperti e trasparenti”.
Si propone anche un rafforzamento del ruolo degli amministratori indipendenti “attraverso il maggior riconoscimento del loro ruolo da parte delle autorita’ di vigilanza nella pratica prevedendo specifici incontri con tale categoria di amministratori, flussi periodici di comunicazione con le autorita’ di vigilanza, un loro maggiore coinvolgimento nelle scelte relative al personale destinato alle funzioni di controllo e alle modalita’ di remunerazione degli stessi”.
La relazione di maggioranza riprende poi tutte le proposte di riforma del diritto penale dell’economia gia’ presente nella bozza di relazione unitaria poi abortita. C’e’ quindi la proposta di creare procure distrettuali per i reati finanziari e una procura nazionale di coordinamento, una nuova fattispecie penale per i ‘finanziamenti baciati’ e “nuove fattispecie penali che sanzionino le condotte di gestione fraudolenta e di truffa di mercato, anche in assenza di declaratoria di insolvenza”.
C’e’ poi una proposta per procedere d’ufficio per i reati di infedelta’ patrimoniale e corruzione privata, oggi perseguibili dai magistrati solo dietro presentazione di querela. La relazione di maggioranza della Commissione bicamerale d’inchiesta, anche per tenere conto di eventuali danni d’immagine nei confronti della banca, suggerisce infine “una riserva di indagine all’interno della societa’ in capo all’autorita’ di vigilanza, alla quale il pubblico ministero dovra’ affidare gli accertamenti del caso, ed una soglia di rilevanza penale o una soglia di rilevanza cui far dipendere il passaggio dalla procedibilita’ a querela alla procedibilita’ d’ufficio”.

