Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Banche venete, il premio da 1,5 miliardi della Borsa per Intesa. I nodi

Banche venete, il premio da 1,5 miliardi della Borsa per Intesa. I nodi

Esuberi, filiali, sofferenze e Unione bancaria: tutti i dettagli ancora poco chiari del salvataggio veneto orchestrato da Intesa Sanpaolo

Banche venete, il premio da 1,5 miliardi della Borsa per Intesa. I nodi

di Luca Spoldi
Andrea Deugeni

Mentre Gian Maria Gros Pietro tesse le lodi dell’intervento di Intesa sulle banche venete che scongiura l’effetto domino sul sistema, mercato e analisti fanno fare la ola al titolo Intesa Sanpaolo, che a Piazza Affari in una sola seduta incrementa la sua market cap di un miliardo e mezzo in una sola seduta, grazie a un rialzo di oltre il 3,5% sopra i 2,7 euro per azione. Valori che non si vedevano dal gennaio 2016, dopo la conclusione (per ora) della vicenda Bpvi-Veneto Banca.

Anche l’agenzia di rating Moody’s parla di “operazione positiva” per il primo istituto di credito italiano che “aumenterà così dell’1-2% la sua quota di mercato sui prestiti (ora al 16%) e sui depositi (17%), grazie a una “migliore qualità degli asset” a fronte di inalterati ratio patrimoniali.

Il motivo del rally in Borsa da un miliardo e mezzo in solo nove ore di negoziazione è evidente: si è rimossa una mina innescata nel settore bancario italiano, pronta ad esplodere. Ma a ben guardare la vicenda potrebbe essere tutt’altro che chiusa e con costi ancora tutti da definire, anche per l’istituto guidato da Carlo Messina.

g7 padoan2
 

Perché se è vero che lo Stato versa da subito oltre 5 miliardi per “ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito” (come chiesto da Intesa Sanpaolo), non è escluso, almeno in teoria, che al termine di quella che dovrà essere una “procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente” (ossia un’asta, che peraltro dovrebbe svolgersi dopo che si sono ceduti gli asset “sani” a Intesa Sanpaolo) possa emergere un altro soggetto.

Se comunque Intesa Sanpaolo fosse, come tutti si attendono, il solo soggetto interessato, alle sue condizioni, a rilevare “certi asset” di Bpvi e Veneto Banca, non è ancora stato messo nero su bianco quali saranno alla fine della procedura nel dettaglio questi asset. O meglio: Intesa Sanpaolo al momento prevede la chiusura di circa 600 filiali (su 900 sportelli in Italia di cui disponevano ad oggi Bpvi e Veneto Banca cui si sommano 60 sportelli all’estero, in particolare in Romania) e l’uscita “su base volontaria” di 3.900 persone (su 9.960 dipendenti italiani e 880 all’estero delle due ex popolari) a seguito dell’acquisizione.

Ma non è chiaro se tali chiusure e uscite si sommeranno a quelle che Messina stava iniziando a stimare in vista della definizione del nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa per gli inizi del prossimo anno, e che secondo alcune indiscrezioni avrebbe potuto vedere circa 400 chiusure nel Nord Est rispetto ad un migliaio di chiusure complessive, destinate a snellire di un terzo la rete fisica di Intesa Sanpaolo, in parallelo allo sviluppo della banca diretta di Questio.

(Segue…)
*BRPAGE*
 

Quanto ai crediti, Intesa è intenzionata ad acquisire crediti “in bonis” non ad alto rischio per 26,1 miliardi (oltre ad attività finanziarie per 8,9 miliardi, e crediti fiscali per 1,9 miliardi), ma anche crediti sempre “in bonis” ma “ad alto rischio”per 4 miliardi, e tuttavia Messina avrà tempo fino a 3 anni dall’acquisizione per girarli alla Sga (che si prenderà sin d’ora in carico 18 miliardi lordi di sofferenze odierne delle due banche assieme, valutati 10 miliardi netti, a 2 miliardi di partecipazioni, asset per i quali stime preliminari della Commissione Ue prevedono una perdita attorno ai 3 miliardi) se essi dovessero essere classificati come sofferenze o inadempienze probabili.

banca popolare vicenza
 

E ancora: vengono rilevati 23 miliardi di raccolta indiretta di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito, ma non è chiaro che destino avrà il 40% di Arca Sgr che in queste settimane era stato fatto oggetto di trattative con Bper e Banca popolare di Sondrio per una cessione. Mentre una nota di Veneto Banca ha precisato che Banca intermobiliare di investimenti e gestioni (9,2 miliardi di patrimoni amministrati e gestiti, controllata dall’istituto all’80,46%) “continua la sua operatività in maniera ordinata, assicurando la continuità dei rapporti in essere con la clientela” e non è stata acquisita da Intesa Sanpaolo. Tutta da valutare, infine, le conseguenze, anche per Intesa Sanpaolo (oltre che in generale per le banche italiane ed europee) degli eventuali contraccolpi che l’operazione comporterà per il futuro dell’unione bancaria e fiscale europea.

Perché, nonostante tutti i dinieghi, è evidente che difficilmente la Germania vorrà proseguire in un processo in cui, come prossimo step, i Paesi membri della Ue dovrebbero essere pronti a contro garantire i depositi delle banche degli altri paesi come fossero propri. A pensar male si potrebbe anzi pensare che Berlino abbia acconsentito oggi ad uno “strappo” alle regole per poter domani chiamarsi fuori e cassare definitivamente un processo che ha finora accolto con grande freddezza. In quel caso per le banche tricolori, Intesa Sanpaolo compreso, potrebbe tornare a salire il rischio percepito dai mercati e pertanto il costo del funding.

Insomma, sarà vero come dicono gli analisti del Credit Suisse che la soluzione trovata è “positiva per Intesa Sanpaolo e un lieto fine per il sistema bancario italiano”, ma non è detto che il conto finale del “bailout” veneto si possa quantificare tout court nei 5 miliardi “anticipati” dallo stato italiano, nei 3 miliardi di perdite potenziali sugli Npl rilevati che stima la Ue o in un tutto sommato trascurabile (a livello di sistema) impatto sulla forza lavoro e di questo anche Intesa Sanpaolo, oltre ai contribuenti italiani, dovrà tenere conto.