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La grande corsa all'est Europa è aperta, ma c'è una banca italiana che non parteciperà. Il Banco Popolare ha ceduto la controllata Banco Popolary Hungary a Magnet Hungarian Community. "Il gruppo intende concentrarsi sul core business italiano", si legge in una nota. Un'operazione chiusa per soli 500 mila euro. Una somma modesta per una banca, acquisita appena cinque anni fa, con 10 sportelli, 145 dipendenti e un totale attivo di 133 milioni di euro.

Da tempo si parlava di un addio all'Ungheria da parte del gruppo guidato da Francesco Saviotti. La cessione arriva dopo la perdita da quasi un miliardo registrata nel 2012 e segna una mossa in controtendenta rispetto alla strategia delle altre big italiane. La controllata ungherese del Banco Popolare ha pesato sul bilancio del gruppo con 22,4 milioni di svalutazioni e perdite per 10,8 milioni. E' solo una piccola parte del passivo monstre accumulato nel 2012. La cessione, anche per l'esiguità dell'operazione, "non comporta impatti significativi sul conto economico e stato patrimoniale", ma è un modo per alleggerire le casse dell'istituto, gravato da un rosso che sfiora il miliardo (anche se in gran parte dovuto alle svalutazioni sui crediti di Agos Ducato).

Più che la portata economica, colpisce il fatto che il Banco Popolare vende dove gli altri investono. Il mercato ungherese è in salute, anche se non al pari dei suoi vicini. Le Generali di Mario Greco hanno puntato sulla Repubblica Ceca, con Gph, e la Russia, con Ingosstrakh. Rimanendo al settore bancario, è soprattutto Unicredit ad aver scelto l'Europa orientale. Con la Russia (dove il gruppo opera tramite Zao UniCredit) i rapporti sono sempre più intensi. A testimoniarlo c'è anche l’ingresso del fondo di private equity Pamplona Capital Management, presieduto da Alex Knaster (ex oligarca nato a Mosca diventato cittadino americano e considerato vicino al presidente russo Vladimir Putin), nel capitale di Piazza Cordusio col 5,011%. In Repubblica Ceca è attiva UniCredit Bank Czech Republic, reduce da un 2012 positivo. Senza dimenticare la cassa polacca assicurata da Bank Pekao. Non è un caso che proprio in uno dei Paesi dell'ex orbita sovietica (in Bulgaria con UniCredit Bulbank) Piazza Cordusio abbia voluto lanciare il progetto-pilota chiamato "la banca del futuro".
 

twitter@paolofiore

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