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Economia

Di Gian Maria Gros Pietro*

Signor Governatore, Signori Partecipanti,

il contesto macroeconomico europeo appare ancora disomogeneo e caratterizzato da una significativa fragilità, particolarmente evidente in Italia, dove l'incertezza del quadro politico e le debolezze strutturali condizionano le prospettive di crescita da cinque anni. La congiuntura reale continua a registrare difficoltà da parte delle piccole e medie imprese che, in una fase di forte calo della domanda aggregata, più delle altre necessitano di sostegno finanziario, anche attraverso strumenti innovativi. Un problema che sempre più sta assumendo una dimensione europea, come testimonia una recente indagine della BCE.

In questa fase recessiva le difficoltà delle aziende si trasferiscono alle banche italiane, che devono far fronte non solo alla forte compressione dei margini di interesse, ma anche ad un significativo aumento delle sofferenze per effetto della maggiore rischiosità delle imprese. La percentuale dei crediti deteriorati sul totale dei crediti alla clientela - a livello di sistema - ha superato il tredici percento a fine 2012. Nel triennio 2009-2011 l'impatto sul conto economico della svalutazione su crediti ha eroso circa il sessanta per cento del reddito operativo delle banche. La performance del sistema bancario appare, quindi, sempre più condizionata dalla difficoltà di fare buon credito.

L'attività creditizia è inoltre resa più complessa dalla lentezza delle procedure di recupero del credito, rispetto ai tempi necessari in altri Paesi, e dal tasso di estinzione delle sofferenze, ovvero dal tempo di permanenza delle stesse sui bilanci. La possibilità di dedurre in un solo anno le nuove svalutazioni su crediti, come suggerito dall'ABI, determinerebbe un beneficio per le banche, che si trasmetterebbe prontamente in una maggiore disponibilità di finanziamento. Un corretto recepimento contabile degli accantonamenti su crediti migliorerebbe la capacità di rappresentazione dei bilanci, la cui significatività potrebbe essere analogamente migliorata da un adeguamento del valore delle quote di capitale di Banca d'Italia.

Le banche sono accusate di aver interrotto il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, trattenendo presso di sé la liquidità per comprare titoli di Stato. Alla fine del 2012, secondo dati di Banca d'Italia, l'esposizione del sistema bancario italiano al debito del Settore pubblico corrispondeva a trecento novanta miliardi di euro, di cui trecento ventuno in titoli. Questi dati si debbono valutare in una prospettiva di lungo periodo. Nel 1996-1997, prima dell'introduzione dell'euro, la quota di titoli pubblici italiani nei portafogli delle banche era pari al settanta per cento, corrispondente al dieci per cento delle attività totali. A gennaio 2013 le medesime quote si collocano a livelli inferiori, rispettivamente pari al quarantaquattro e al nove per cento.

Lo sforzo fatto dalle banche italiane per adeguarsi alle regole di Basilea sui requisiti di capitale e liquidità non può essere ritenuto responsabile della contrazione nell'offerta di credito che, nonostante le difficoltà, continua superare la raccolta da clientela di oltre 150 miliardi di euro, anche in aprile. Un recente rapporto della Banca d'Italia evidenzia, inoltre, che, nel 2012, le banche con indici di capitalizzazione e funding gap migliori sono quelle che registrano variazioni positive dei prestiti alle imprese.  In Italia, le imprese hanno una leva finanziaria simile a quella rilevata in altri Paesi. Tuttavia, sia il mercato dei capitali, caratterizzato da un numero limitato di aziende di grandi dimensioni, sia il mercato obbligazionario e il ricorso ad operazioni di cartolarizzazione non appaiono avere un ruolo parimente rilevante nel finanziamento di medio e lungo termine. Sarebbe, quindi, opportuna una collaborazione tra sistema bancario e imprese per lo sviluppo di canali alternativi di finanziamento. Guardando al futuro, cosa possono fare le banche? 

Possiamo contribuire alla ripresa finanziando l'innovazione con strumenti innovativi e investendo, altresì, nella nostra innovazione, in termini di prodotto e procedure. Possiamo offrire alle imprese nuovi servizi volti a favorirne l'accesso ai mercati dei capitali e il loro posizionamento su nuovi mercati di sbocco. Possiamo usare gli strumenti a nostra disposizione per ridurre il costo del credito, per esempio, come recentemente ricordato dal Presidente della BCE, attraverso l'uso dei prestiti come collaterale e delle garanzie fornite dalla BEI. Inoltre, per ridurre il peso futuro delle sofferenze, come sistema bancario siamo chiamati a investire in analisi del merito di credito, in accesso e condivisione di informazioni accurate e tempestive, che consentano di valutare in modo appropriato il profilo di rischio dei clienti, attraverso il giusto mix di hard e soft information. 

Concludendo, in una fase di limitata redditività, siamo obbligati a rendere sempre più efficiente l'esistente ma dobbiamo guardare con maggiore attenzione allo sviluppo di nuovi canali di relazione tra banca ed impresa anche nell'offerta di finanziamento di lungo periodo. Un impegno oggi divenuto improrogabile, non sono solo in Italia ma in Europa, come testimonia il recente lancio del Libro Verde da parte della Commissione Europea.

Signor Governatore, Signori Partecipanti,

avuta presente la relazione del Governatore e quella del Collegio  sindacale sull'esercizio 2012, ho l'onore di sottoporre all'approvazione dell'Assemblea ordinaria annuale dei Partecipanti, ai sensi dell'art. 7 dello Statuto, il bilancio della Banca d'Italia - con il rendiconto del Fondo pensione complementare dei dipendenti della Banca - e l'assegnazione degli utili, a termini degli artt. 38 e 39 dello Statuto, nonché la proposta della ulteriore assegnazione a valere sui frutti degli investimenti delle riserve ai sensi dell'art. 40 dello Statuto medesimo.

*Presidente del consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo. Intervento all'assemblea annuale della Banca d'Italia

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