Nella riunione del 10 settembre 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Il conflitto in Medio Oriente continua a esercitare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli sensibilmente superiori all’obiettivo per un periodo di tempo prolungato. La decisione di innalzare i tassi di interesse riflette l’impegno del Consiglio direttivo a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine.
Nello scenario di base delle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a settembre 2026 dagli esperti della BCE l’inflazione complessiva si collocherebbe, in media, al 3,0 per cento nel 2026, al 2,5 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. L’inflazione al netto delle componenti energetica e alimentare sarebbe pari al 2,5 per cento nel 2026, al 2,6 nel 2027 e al 2,3 nel 2028. Rispetto all’esercizio condotto per l’area dell’euro lo scorso giugno dagli esperti dell’Eurosistema, nello scenario di base le proiezioni di inflazione restano invariate per il 2026, ma sono state riviste al rialzo per il 2027 e il 2028. Nel medesimo scenario la crescita economica si attesterebbe allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,4 nel 2027 e all’1,5 nel 2028. La correzione al rialzo delle stime per il 2026 e il 2027 riflette principalmente la migliore capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro rispetto alle attese.
Le prospettive si confermano molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari elaborati dagli esperti illustrano l’ampia varietà degli andamenti che crescita e inflazione registrerebbero al variare delle ipotesi su intensità e durata dello shock, nonché sui suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Tali scenari sono stati pubblicati all’interno delle proiezioni di settembre 2026 sul sito Internet della BCE.
Con la decisione del 10 settembre il Consiglio direttivo mantiene una posizione favorevole, che consente di affrontare l’incertezza causata dal conflitto. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Attività economica
L’economia ha mostrato capacità di tenuta nel secondo trimestre del 2026, nonostante le circostanze sfavorevoli determinate dallo shock energetico. La crescita è stata generalizzata tra i diversi paesi e settori. Tale andamento sarebbe proseguito nel terzo trimestre. Il settore manifatturiero continua a registrare risultati solidi nel contesto della maggiore spesa pubblica per difesa e infrastrutture. La fiducia dei consumatori ha segnato un recupero dai bassi livelli raggiunti, contribuendo alla ripresa dei servizi dallo shock energetico iniziale. Nei servizi digitali, negli investimenti delle imprese e nelle esportazioni si riscontra un incremento delle attività legate all’intelligenza artificiale. Il mercato del lavoro si è confermato robusto, con un tasso di disoccupazione invariato al 6,4 per cento a luglio. La crescita dell’occupazione e delle forze di lavoro continua a rallentare, mentre la produttività ha registrato un graduale incremento. Su un orizzonte di breve termine, le prospettive per la crescita sono migliorate rispetto alle proiezioni di giugno 2026, di riflesso, in particolare, alla tenuta dei consumi privati e alla spesa pubblica.
Nel medio periodo i consumi dovrebbero essere sostenuti dalla graduale flessione dei prezzi dell’energia e dal vigore del mercato del lavoro. La crescita sarà sempre più alimentata dagli investimenti delle imprese e da quelli in edilizia residenziale. L’espansione delle esportazioni dovrebbe beneficiare dell’aumento della domanda esterna, ma è frenata dalle difficoltà connesse alla competitività e dall’incertezza sulle politiche commerciali a livello mondiale.
Una crescita potenziale più elevata richiede riforme strutturali e il sostegno di solide finanze pubbliche. A tal fine è essenziale semplificare e armonizzare le regole nel mercato unico dell’UE, accelerare la transizione energetica e completare l’Unione del risparmio e degli investimenti. A fronte dell’imminente conclusione del processo di definizione del quadro giuridico per l’euro digitale, il Consiglio direttivo ha ribadito l’importanza di raggiungere quanto prima un accordo in merito al pacchetto sulla moneta unica. Le manovre di bilancio in risposta allo shock energetico dovrebbero essere temporanee, mirate e modulate.
Inflazione
Ad agosto 2026 l’inflazione è salita al 3,3 per cento, dal 2,9 di luglio. La componente energetica è aumentata al 14,3 per cento, dal 10,3 di luglio. Tale incremento rifletterebbe, in particolare, l’ingente contributo proveniente dai margini di raffinazione dei carburanti liquidi, nonché i rincari delle materie prime energetiche. La componente alimentare è rimasta invariata all’1,2 per cento. L’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari è lievemente diminuita, portandosi al 2,4 per cento, dal 2,5 di luglio: quella dei beni è salita dallo 0,9 all’1,2 per cento e quella dei servizi è scesa dal 3,3 al 3,0 per cento. A luglio la maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile. In questa fase, le retribuzioni non evidenziano una reazione significativa allo shock energetico.
Nel secondo trimestre del 2026 il costo del lavoro per dipendente è aumentato a un tasso del 3,3 per cento sul periodo corrispondente, rallentando rispetto al 3,5 registrato nel primo trimestre. L’incremento della produttività del lavoro ha inoltre contribuito a contenere la crescita del costo del lavoro per unità di prodotto, ridottasi al 2,6 per cento, dal 3,5 del primo trimestre. Allo stesso tempo, la crescita dei profitti per unità di prodotto è salita dallo 0,3 al 2,2 per cento. In prospettiva, l’indice salariale della BCE segnala una modesta accelerazione, al 2,7 per cento, delle retribuzioni contrattuali nella prima metà del 2027.
Per gli orizzonti più brevi le aspettative di inflazione permangono su livelli elevati, ma la maggior parte delle misure delle aspettative di inflazione a più lungo termine si colloca intorno al 2 per cento, sostenendo la stabilizzazione dell’inflazione in prossimità dell’obiettivo nel medio periodo. Il conflitto in Medio Oriente e i recenti sviluppi della guerra ingiustificata mossa dalla Russia contro l’Ucraina hanno determinato un ulteriore aumento del profilo dei prezzi dell’energia. È probabile che ciò mantenga l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027.
In seguito, la componente energetica dovrebbe segnare una diminuzione e mantenersi negativa fino alla metà del 2028, inducendo un calo dell’inflazione complessiva. Ci si attende che i rincari dell’energia si trasmettano gradualmente alla componente dei beni alimentari e a quella di fondo. Anche il miglioramento delle prospettive economiche dovrebbe contribuire a un lieve aumento dell’inflazione di fondo, che continuerebbe a crescere fino agli inizi del 2027 e si manterrebbe elevata per il resto dell’anno, riducendosi poi nel 2028. In generale, ci si attende che l’inflazione complessiva si riporti intorno all’obiettivo verso la fine del 2027, favorita dagli effetti dei più elevati tassi di interesse. Il Consiglio direttivo continuerà a seguire con attenzione l’entità e la persistenza dei rincari dell’energia, nonché il modo in cui questi si trasmettono alla formazione di prezzi e salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva.
Valutazione dei rischi
Le prospettive di crescita sono soggette a rischi al ribasso, riconducibili in particolare al conflitto in Medio Oriente e agli sviluppi della guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina. Nuove interruzioni nelle forniture di beni energetici potrebbero determinare un ulteriore aumento delle quotazioni dell’energia per un periodo più lungo rispetto alle attese. Ciò graverebbe sui redditi reali, sulla spesa e sugli investimenti. Un peggioramento del clima di fiducia sui mercati finanziari globali o effetti di propagazione nei mercati obbligazionari mondiali potrebbero inasprire le condizioni per la concessione del credito e quindi frenare la domanda. L’acuirsi delle tensioni commerciali tra le maggiori economie potrebbe inoltre causare ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti.
Per contro, la crescita potrebbe risultare superiore se l’economia e i mercati dell’energia si adattassero più rapidamente di quanto atteso alle turbative causate dai conflitti in corso o se questi si risolvessero in modo duraturo. Inoltre, l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro, la spesa per la difesa e le infrastrutture, nonché le riforme volte ad accrescere la produttività e a completare il mercato unico dell’UE, potrebbero sospingere la crescita oltre le aspettative.
I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto a causa del conflitto in Medio Oriente e degli sviluppi della guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina. Lo choc energetico potrebbe intensificarsi ancora e gli effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero risultare più pronunciati rispetto alle attese correnti. In particolare, i prezzi del gas potrebbero aumentare nel caso di ulteriori interruzioni degli approvvigionamenti o di un inverno insolitamente rigido in concomitanza con ridotti livelli delle scorte.
Il protrarsi di prezzi elevati dell’energia renderebbe più probabile un aumento generalizzato dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo impatto. Nuove tensioni commerciali potrebbero determinare una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali, ridurre l’offerta delle materie prime critiche e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro. Eventi meteorologici estremi, potenzialmente accentuati dall’intensificarsi delle condizioni associate a “El Niño”, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica e ambientale, potrebbero determinare aumenti dei prezzi dei beni alimentari superiori alle attese. Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore se gli attuali conflitti geopolitici si risolvessero in modo duraturo, oppure se gli effetti indiretti o di secondo impatto derivanti dal recente shock ai prezzi dell’energia si dimostrassero meno pronunciati di quanto anticipato. Mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e, quindi, ridurre a loro volta l’inflazione.
Condizioni finanziarie e monetarie
Dalla riunione del Consiglio direttivo del 23 luglio 2026 i tassi di interesse di mercato sono aumentati, riflettendo analoghi andamenti osservati sui mercati mondiali. A seguito del rialzo dei tassi di interesse deciso a giugno 2026, i tassi sul credito bancario alle imprese hanno segnato un incremento, attestandosi al 3,8 per cento a giugno e luglio, dal 3,6 di maggio. Il costo del debito societario emesso sul mercato si è collocato al 4,0 per cento a luglio, in linea con i mesi precedenti e ben al di sopra del livello registrato prima del conflitto in Medio Oriente. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari alle imprese, che solitamente reagisce con un maggiore scarto temporale alle variazioni della politica monetaria, è salito ulteriormente, portandosi al 4,4 per cento a luglio, dal 4,0 di maggio e giugno. Il tasso di incremento sui dodici mesi dell’emissione di obbligazioni societarie è stato pari al 3,4 per cento, dopo il 3,6 di giugno e il 3,3 di maggio. I tassi sui mutui ipotecari sono rimasti invariati al 3,5 per cento a giugno e luglio, mentre la crescita di tali mutui ha segnato una lieve riduzione al 3,0 per cento, dal 3,1 di maggio e giugno.
Decisioni di politica monetaria
Nella riunione del 10 settembre 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Pertanto, i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale sono stati portati, rispettivamente, al 2,50, al 2,65 e al 2,90 per cento, con effetto dal 16 settembre 2026. I portafogli del programma di acquisto di attività e del programma di acquisto per l’emergenza pandemica si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
Conclusioni
Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. Le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi. In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo di medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.


