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Economia


Di Luca Spoldi

 

Mario Draghi prova a far arrivare un po’ di ossigeno alle imprese, allentando i requisiti richiesti dalla Bce per i “collaterali” (tecnicamente titoli offerti in garanzia da un ente debitore, in questo caso una banca europea, a un ente creditore, nello specifico la Bce, per assicurarsi un prestito). Il board di Eurotower ha infatti deciso ieri di “rafforzare ulteriormente il proprio sistema di controllo dei rischi” adeguando “le sue regole di ammissibilità dei collaterali gli haircut applicati nell’accettazione di garanzia nelle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema”, al fine di “mantenere un’adeguata protezione del rischio”.

Il linguaggio tecnico sembra fatto per tranquillizzare i mercati e quei paesi membri (Germania in testa) che sempre si sono dimostrati restii ad un eccessivo “rilassamento” della politica monetaria della Banca centrale europea, ma di fatto con la mossa di ieri Draghi ha: ridotto gli “haircut” (ossia le svalutazioni sul valore nominale) sugli “strumenti di mercato”, in pratica le Abs (asset backed Securities, ossia carta finanziaria legata a crediti sottostanti), aggiornare le misure di controllo del rischio sui covered bond detenuti, per tener conto dell’ulteriore rischio derivante dall’utilizzo di tali strumenti dall’emittente stesso, di sostituire gli attuali requisiti (almeno due rating “AAA” sui quattro utilizzati come benchmark, ossia quelli di Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch o Dbrs) con nuovi requisiti meno stringenti (almeno due rating “A”) per le sei classi di Abs che possono essere utilizzate, infine ridurre gli “haircut” anche sulle stesse Abs utilizzabili come collatareli nell’Eurosystem collateral frame work permanente e temporaneo (in pratica il sistema di norme che disciplina quali asset siano utilizzabili nei collaterali).

Si tratta dell’ennesimo tentativo di ridare vita a un mercato, quello delle Abs, che dopo la crisi del 2008 è rimasto congelato e non ha più consentito di far arrivare la linfa vitale del credito alle imprese, ma il rischio, sottolinea più di un operatore, è che anche questa volta le banche, specie in Spagna e in Italia (oltre che in Grecia e Portogallo) preferiscano non utilizzare questo strumento per accordare nuovo credito ma più probabilmente per scaricare parte dei crediti di difficile esigibilità sulle spalle della Bce. Per fortuna, come ben sanno gli operatori, Draghi non ha solo questa freccia al suo arco.

Accanto alla revisione delle norme sui collaterali delle Abs (cambiate alla prima occasione utile visto che la revisione avviene con cadenza biennale e che la prossima “finestra” si sarebbe aperta solo nel 2015), Draghi può sempre tentare di imprimere un’accelerazione alla discussione in corso da mesi circa l’eventualità di utilizzare tassi negativi sui depositi per indurre le banche a non mantenere nelle casse di Eurotower la liquidità fornita dalla stessa Bce con le due Ltro di dicembre 2011 e febbraio 2012.

Proprio quella poderosa iniezione di liquidità (in tutto furono circa 1.040 miliardi di euro a tre anni, prestati al tasso fisso dell’1% a oltre 800 banche europee) ha consentito una prima discesa dei rendimenti dei titoli di stato di emittenti “periferici” come Spagna e Italia (e più limitatamente Portogallo), discesa che è poi proseguita con l’ulteriore riduzione degli spread verso Bund tedeschi con l’annuncio dell’Omt (Outright monetary transaction), il programma di acquisto sul mercato da parte della Bce di titoli di stato di paesi “virtuosi” temporaneamente in difficoltà destinato ad avvenire solo in modo “condizionato”, ossia dietro richiesta esplicita e dopo che il paese che lo richieda abbia accettato ulteriori condizioni circa la ristrutturazione del proprio debito pubblico (cosa che non è ancora avvenuta).

Così in molti sottolineano come Draghi possa continuare ancora per molti mesi, o trimestri, con un attento mix di annunci circa la disponibilità a usare “bazooka” monetari come l’Omt, “moral suasion” nei confronti dei governi europei perché facciano le necessarie (ma finora rinviate) riforme per eliminare le discrepanze ancora esistenti tra le varie economie del vecchio continente e per far decollare finalmente l’unione bancaria, limatura dei tassi ufficiali sull’euro (sia sul repo sia sui depositi, in quest’ultimo caso accettando di avventurarsi in un territorio, quello dei tassi negativi, finora inesplorato) e “adeguamento” delle norme sui collaterali nel tentativo di far finalmente giungere un poco di credito alle Pmi europee che a differenza delle grandi corporation non hanno neppure quella preziosa fonte di approvvigionamento rappresentata dal mercato delle emissioni obbligazionarie corporate (già in sensibile aumento). Se basteranno le frecce nella faretra di Draghi per centrare il bersaglio e contribuire a far uscire l’eurozona dalla più lunga e pesante recessione dal dopoguerra ad oggi non è ancora chiaro, ma che “super Mario” farà di tutto per riuscirvi sembrano esserne certi pressoché tutti gli operatori e analisti.

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