Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Bce, Npl: piattaforma unica in Eurolandia. Banche, chi ride e chi piange

Bce, Npl: piattaforma unica in Eurolandia. Banche, chi ride e chi piange

Banche/ La Bce propone una piattaforma di trading per gli Npl di Eurolandia: Mustier e Messina possono sorridere, altri colleghi meno

Riuscire a standardizzare e rendere più trasparenti le transazioni sugli Npl delle banche dell’eurozona dovrebbe consentire un calo dei costi e un aumento dei volumi: per questo la Bce propone di creare una piattaforma unica promossa dalle stesse banche o da terze parti (i “service”). La proposta può aiutare gli istituti italiani a procedere allo smaltimento graduale dello stock di crediti deteriorati, che dal prossimo anno dovranno essere gestiti in base a nuove norme uniformi per tutta l’area euro. Chi è più avanti nella pulizia dei bilanci come Jean Pierre Mustier (Unicredit), Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Victor Massiah (Ubi Banca) o Nazzareno Gregori (Credem) può sorridere, anche se al comparto nel suo insieme resta il rammarico di aver perso tempo a invocare una “bad bank sistemica” e non aver saputo sfruttare l’occasione che si stava creando.

Una piattaforma privata per intermediare la montagna formata da oltre 900 miliardi di euro di crediti non performanti (Npl) che ancora grava sui bilanci degli istituti dell’eurozona e delle banche italiane in particolare. E’ la richiesta avanzata oggi dalla Bce in un rapporto pubblicato oggi nel quale l’istituto centrale europeo sottolinea come una singola piattaforma centralizzata potrebbe aumentare la trasparenza e ridurre i costi delle transazioni.

La piattaforma potrebbe sorgere su iniziativa della banche interessate a usarla per cedere gli Npl o di una terza parte che potrebbe essere un fornitore di dati, la funzione di una simile piattaforma sarebbe quella di raccogliere, convalidare e armonizzare i dati sugli Npl, offrendo agli investitori la capacità di effettuare transazioni, rivelandosi uno strumento in grado di far decollare un mercato europei degli Npl che al momento resta inefficiente, caratterizzato da una basso numero di grandi acquirenti e di conseguenza da bassi volumi di acquisti e di conseguenza bassi prezzi per i venditori.

Come stimato dall’Abi nei bilanci delle banche italiane a fine settembre si trovavano ancora 262 miliardi di euro di Npl lordi (132 miliardi di crediti deteriorati netti), di cui almeno 228 miliardi facevano capo, a inizio anno, alle prime dieci banche tricolori. A frenare l’acquisto di questi asset è stata finora, oltre al tentativo di non “scassare” troppo i bilanci delle banche, la generalizzata confusione nei dati dei singoli crediti che vengono forniti dalle banche, dovuta alla mancanza di documenti e di standardizzazione nella loro classificazione (crediti con o senza garanzie, verso privati o imprese, su diverse scadenze etc).

Archiviato il tentativo di “gonfiare” i prezzi attraverso la creazione di acquirenti come il fondo Atlante 2 disponibili a pagare un prezzo superiore a quello corrente di mercato, introdotti, da partire dal prossimo anno, criteri di valutazione e gestione degli Npl più rigorosi, che per gli analisti di Equita Sim potrebbero far salire di 3,5 miliardi di euro l’anno il costo dei rischi per le banche, Draghi con questa iniziativa sembra voler evitare di fare un favore ai vari service (gestori di piattaforme tecnologiche che si occupano dei compiti amministrativi necessari alla gestione degli Npl), in gran parte esteri, ed in particolare statunitensi.

Maggiore trasparenza e costi minori dovrebbe voler dire volumi in crescita e quindi possibilità di procedere non più con maxi-cessioni come quelle realizzate nei mesi scorsi da Unicredit (17,7 miliardi di Npl ceduti e Fortress e Pimco) o Mps (26,1 miliardi, per il 50% destinati ad essere gestiti da Sirio, la piattaforma ceduta a Quaestio e Cerved, per il 30% da doBank e per il restante 20% da vari operatori tra cui Fbs e Gruber), ma in modo strutturato, standardizzato e attraverso aste di piccole tranche tra loro omogenee.

In questo modo, nota ancora la Bce, “si possono abbassare le barriere all’ingresso e di conseguenza si potrebbe portare al mercato una platea più ampia e diversificata di investitori, aumentando la competizione sui prezzi e creando un mercato più profondo e più liquido”. Il riferimento, neppure troppo velato, pare essere ad assicurazioni e fondi pensione che finora hanno evitato di avventurarsi sul mercato non avendo le necessarie competenze.

Chi potrà trarre il maggiore vantaggio dal varo di una singola piattaforma di trading di Npl a livello di eurozona? In teoria sia gli investitori specializzati come Banca Ifis, sia le banche italiane, visto che quasi un terzo dei crediti più o meno deteriorati è ancora “made in Italy” per quel che riguarda l’eredità del passato e che per quanto attiene alle “nuove” sofferenze che vanno formandosi, visto che il 15%-20% delle inadempienze probabili ogni anni continua a trasformarsi in sofferenza conclamata (anche se parallelamente circa il 30%-33% tende a tornare “in bonis”).

Dato che il grado di copertura su inadempienze probabili e scaduti (i due “gradini” prima delle sofferenze) sono maggiori per i grandi gruppi come Unicredit o Intesa Sanpaolo che non per gli istituti di taglia media o piccola (con qualche eccezione tipo Ubi Banca piuttosto che Credem), Jean-Pierre Mustier e Carlo Messina potranno sorridere, insieme a Victor Massiah e Nazzareno Gregori, mentre non è detto che siano altrettanto contenti delle novità i vertici di istituti come Mps, Banco Bpm e Bper Banca.

A fine settembre, infatti, Unicredit presentava ancora 51,3 miliardi di Npl lordi, ovvero un Npe ratio lordo (rapporto tra Npl lordi e crediti totali) pari al 10,6%, mentre Intesa Sanpaolo contava 53,6 miliardi di Npl (Npe ratio lordo del 13,7%) e Mps 6,4 miliardi (Ne ratio al 19,4%) al netto della cartolarizzazione da 26 miliardi di euro, mentre Ubi Banca dichiarava 14 miliardi di Npl lordi (14%), Banco Bpm 19,6 miliardi (Npe ratio visto al 19,1% a fine anno) e Bper Banca 10,8 miliardi (20,8%). Come dire che solo queste sei banche avevano ancora da smaltire oltre 155 miliardi di euro di Npl nominali, con un’incidenza tra il 10% e il 20% circa dei crediti totali erogati dalle stesse.
 
A tutte le banche italiane, che se l’iniziativa della Bce porterà a risultati concreti potranno comunque tirare un sospiro di sollievo venendo meno l’ipotesi, decisamente più “minacciosa”, di dover applicare da gennaio le nuove norme anche allo stock pregresso di Npl, resta comunque il rimpianto di non aver saputo approfittare per tempo di un’occasione di business “secolare” come questa, avendo provato fino all’ultimo di ottenere un “salvifico” intervento pubblico tramite una bad bank “sistemica” che non è mai decollata, anziché di sviluppare una piattaforma di settore.