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Economia
Tutti pronti per il Draghi Day. Ma la delusione è dietro l'angolo

@BuddyFoxxx

“Se Grillo vince lo spread salirà ancora e la Germania non ci aiuterà. Per quale motivo Francoforte dovrebbe gettare una ciambella di salvataggio a chi considera la procedura di deficit eccessivo come una barzelletta?” questo in sintesi il messaggio allarmistico lanciato da Roubini alla vigilia elettorale. Fortunatamente Grillo non ha vinto si dirà, e l’allarme è rientrato. Sbagliato dunque giustificare con l’ “effetto Renzi” (espressione che commentatori come Barisoni non tollerano) il rialzo delle Borse post elettorale, meglio sarebbe un “Grillo, scampato pericolo, le borse festeggiano”.

Ripensando a quanto è successo nel Febbraio 2013, avrebbe un senso logico. Ma non è tutto vero, perché queste non sono state elezioni nazionali, ma Europee, e in altri paesi, la minaccia “anti Euro” ha assunto contorni minacciosi. Com’è possibile dunque questa diversità di trattamento, forse Grillo fa più paura della Le Pen? La risposta è racchiusa in una sola persona: Mario Draghi, innalzato  a “Mario Cesar Draghi” da Handelsblatt che gli dedica, alla vigilia delle elezioni, una copertina in cui il presidente della Bce viene immortalato in una cornice dorata  con tanto di corona d’alloro. “E’ lui il vero presidente d’Europa” scrive il giornale tedesco, in pratica è l’ufficiale consegna del torchio magico, con cui Draghi potrà pompare liberamente denaro per riaccendere sia l’inflazione che il motore economico europeo.

Sembra tanto di rivivere il periodo fiabesco della “Greenspan put”,  cioè quel senso di protezione che la Fed di Greenspan era capace di infondere alle attività finanziarie. Oggi quelle rassicurazioni sembra darle Draghi, che fino a ora ha sostenuto la claudicante Europa solo con un abile uso delle parole: se Greenspan era la “sfinge”, Draghi è “poker face”,  ed i rialzisti sono felici di stare al tavolo con lui, perché con Draghi, come era con Greenspan, si vince sempre.

Ma quali saranno le mosse di Draghi? Al tavolo da gioco le aspettative sono altissime, sarà molto facile scivolare in qualche delusione.
“Garzoncello scherzoso, cotesta età fiorita è come un giorno d’allegrezza pieno…” è il Sabato del villaggio di Leopardi, l’attesa per il dì della festa e poi la delusione. Non vorrei fosse così anche per il “Draghi Day”, grandi aspettative e grandi attese, e poi nel giorno della festa, invece di brindare si ritorni a pensare ai problemi dell’Euro e del debito, rovinando l’atmosfera.  Non basterà quindi  un semplice taglio dei tassi, un’arma ormai innocua, neanche i tassi sui depositi bancari negativi, anche questo è già in gioco, e nemmeno sarà sufficiente la promessa di un mercato per gli abs da permettere un credito più fluido verso le aziende. Conoscendo fin troppo bene i tempi biblici europei, i mercati  e la speculazione inizierebbero a vendere per impazienza. La soluzione si troverebbe nell’acquisto di obbligazioni in valuta estera, soprattutto dollari, un’azione che permetterebbe di prendere due piccioni con una fava, con l’acquisto di Dollari si darebbe un’ulteriore spinta al deprezzamento dell’Euro e nel contempo si creerebbe una base monetaria più allargata in Europa, una miccia per riaccendere l’inflazione rianimando prezzi sempre più moribondi.

“E’ come il dentifricio, una volta che schizza fuori dal tubetto, non puoi più farlo rientrare”, con questa metafora, economisti allarmati avvisavano dell’imminente pericolo sui prezzi al consumo. Ritorna la minaccia dell’inflazione, un mostro che fa molta paura, i veterani ricordano quanto impegno e fatica ci mise Paul Volcker per domare le fiammate dei prezzi. Nei primi anni 2000 il problema sembrava riproporsi, tassi ai minimi, credito facile e l’impennata delle materie prime  erano gli ingredienti perfetti per rivivere l’incubo. Fu un abbaglio, nemmeno un petrolio a 150$ riuscì a stimolare i prezzi. Fu un abbaglio per molti economisti, ma soprattutto lo fu per Trichet,  l’allora presidente della Bce che subito ricorse all’arma dei tassi togliendo l’ossigeno a una flebile ripresa sopprimendola. Fu un grande abbaglio perché oggi ci troviamo a combattere il male opposto: un tubetto di dentifricio chiuso e sigillato che rimane sugli scaffali di un supermercato, perché oggi nessuno lo comprerà, e forse nemmeno domani, finchè i prezzi scenderanno il consumatore continuerà a posticipare gli acquisti. Si chiama deflazione, un male difficile da sconfiggere perché psicologico: hai potere d’acquisto, ma ti senti ugualmente povero. Immane compito per Draghi che ora dovrà trasformarsi anche in psicanalista per  riportare fiducia nei consumatori. Il denaro come balsamo per lenire ogni ferita.

Per i sabotatori dell’Euro e per i catastrofisti fautori dell’ideologia: “denaro facile  = fine del mondo”, questa ulteriore mossa innescherà l’iperinflazione, cioè un aumento smodato e incontrollabile dei prezzi rilanciando l’Oro. Sì proprio l’Oro,  fino a qualche anno fa tanto luccicante da abbagliare e ingannare molti investitori, presto potrebbe tornare di gran moda. Secondo Martin Armstrong (leggendario investitore) potrebbe salvare molti risparmi dall’Armageddon del denaro, quando nel 2032 l’Oro arriverà a quota 24,000$. Agghiacciante!

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