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Casi e casini di borsa/ La galassia Benetton sbarca in Vietnam. Autogrill fa capolino negli aeroporti

 

tondato benetton

Autogrill sbarca in Vietnam: una nota del gruppo controllato dalla famiglia Benetton (soci al 59,28% tramite la holding Edizione Srl) ha annunciato oggi la sigla di un accordo tra la divisione HmsHost International e Vietnam Food and Beverage Services Company, controllata del gruppo Imex Pan Pacific (Ipp Group) e principale operatore di ristorazione del paese, per la costituzione di Autogrill Vfs F&B Company, una “Newco” attraverso la quale il gruppo italiano gestirà oltre 80 punti vendita nei principali aeroporti del paese asiatico.

La nuova società gestirà le attività food & beverage dei 28 locali che Ipp Group ha già in concessione negli scali di Ho Chi Minh, Da Nang (primo e terzo aeroporto vietnamita rispettivamente con 16 e 3 milioni di passeggeri registrati nel 2011) e Phu Quoc, cui si aggiungeranno entro la seconda metà del 2013 altri sei punti vendita in fase di realizzazione presso l’aerostazione di Hanoi (secondo scalo del paese). Secondo i programmi annunciati altri 48 negozi verranno poi aperti nei prossimi 18 mesi, consentendo al gruppo italiano di arrivare entro la fine del 2014, a regime, a registrare un giro d’affari, attraverso 82 punti vendita nei primi sei aeroporti del paese, di oltre 20 milioni di dollari all’anno, ossia in media circa 20 mila dollari al mese per negozio.

 

alessandro benetton

Numeri interessanti soprattutto in ottica prospettica, visto che il Vietnam è dopo Cina ed India il terzo paese asiatico in termini di tassi di crescita di traffico passeggeri (si stima un incremento medio annuo dell’8,6% fino al 2020), a fronte di 37 milioni di passeggeri già registrati nel 2011 (di cui il 90% concentrato nei soli primi tre scali aeroportuali). Al tempo stesso numeri ancora marginali rispetto alla realtà del gruppo Autogrill, attualmente presente in in 38 Paesi con circa 62.800 dipendenti, impegnati nella gestione di 5.300 punti vendita in oltre 1.200 aeroporti, porti, stazioni e aree di sosta autostradali.

Numeri destinati però a cambiare nei prossimi mesi, dopo la decisione di avviare lo scorporo delle attività food & beverage, che già ora rappresentano il 69% del giro d’affari e su cui il gruppo concentrerà gli sforzi per aumentare la propria presenza mondiale, specie in mercati emergenti (come conferma l’operazione appena annunciata) da quelle travel retail & duty-free (che pesano per il 31% del fatturato ma sono più redditizie), per le quali dovrebbe essere avviata la ricerca di un alleato (si è parlato negli ultimi mesi del gruppo svizzero Dufry), per diventare i numeri uno al mondo.

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Benetton

Una separazione consensuale annunciata da tempo, perché i due business pur condividendo le location e proponendo un’offerta complementare rispetto alle esigenze del pubblico di viaggiatori, sono sempre stati molto diversi sia come operatività (la ristorazione ha bisogno di un costante rigiro dei magazzini e produce forti flussi di cassa, profumi e abbigliamento restano per mesi sugli scaffali prima di essere venduti e necessitano di un robusto investimento in termini di magazzino) sia come redditività (più elevata per i prodotti duty free), un po’ sulla falsariga di quanto già avvenuto in casa Fiat tra le attività dell’auto (più capital intensive) rispetto a quelle industriali (più redditizie).

In particolare nel canale aeroportuale (il più importante), nel quale il gruppo ha fatto il suo sbarco nel 1996 con l’ingresso negli scali italiani di Linate, Malpensa e Fiumicino (prima del “salto di qualità” nel 1999 con l’acquisizione della statunitense HmsHost), Autogrill gestisce al momento attività di ristorazione in 140 aeroporti sparsi in 24 paesi, mentre le attività retail & duty free sono presenti in 64 aeroporti di 18 paesi. Un canale, quello aeroportuale, che ha visto il gruppo espandersi gradualmente dall’Italia e dagli Stati Uniti sia in Europa (con le acquisizioni di Alpha Group nel 2007, di Aldeasa, e World Duty Free nel 2008, sono state rafforzate in particolare le presenze in Spagna e nel Regno Unito) sia in Asia.

Un continente, quest’ultimo, che al momento pesa poco, tanto da essere inglobato sotto la sigla “resto del mondo”, a cui hanno fatto capo il 6% circa delle vendite nel 2012 (contro il 34% del Nord America, il 21% dell’Italia, il 16% del Regno Unito, l’11% della Spagna e il 12% del resto d’Europa), ma sulla cui crescita nei prossimi anni sono in molti a scommettere, non solo a Ponzano Veneto.

Luca Spoldi